Coach Paolo Ravalico, allenatore U17 Azzurra Team Trieste, nonche’ responsabile settore giovanile dagli U14 agli U17, ci omaggia del clinic svolto a Trieste a gennaio del 2012 sull’interessante costruzione del playmaker, partendo da un precedente percorso didattico eseguito da coach Alessio Scala (che vedremo nel prossimo appuntamento).

Carriera coach Paolo Ravalico:

Lunga a dir poco la carrira di coach Ravalico che inizia alla Ginnastica Triestina dove dal ’92 al 97 è assistente della prima squadra femminile tra la B1 e l’A2 e allenando nel settore giovanile, ricopre in oltre il ruolo di assistente al settore squadre nazionali, 3 volte partecipa all’alta specializzazione dello stesso SSN.Nel 1997 lascia il sodalizio triestino per passare a Concordia Saggitaria dove oltre a essere head coach della prima squadra sempre tra la B1 e l’A2 femminile è anche responsabile del settore giovanile che pilota ad uno storico settimo posto nelle finali nazionali Juniores del 1999 (le prime per il team veneto).Come se ciò non bastasse negli stessi anni il vulcanico coach è responsabile del settore minibasket e dei progetti scuola ed istruttore del team under 14 maschile nella vicina Caorle.Il nuovo millennio lo vede tornare al primo amore biancoceleste iniziando un progetto che lo vede responsabile del settore giovanile che sotto la sua guida centra 13 finali nazionali femminili in 7 anni delle quali 5 vedono Paolo in prima persona come coach, che si laurea vicecampione d’Italia Under 18 nel 2004 bissato dal terzo gradino del podio di un’anno dopo.E’ naturale l’evoluzione che porta le sue ragazze nella prima squadra SGT e Paolo a pilotarle a 2 salvezze consecutive nel difficile campionato di A2 (2004 e 2005).I buoni risultati non passano inosservati alla FIP che lo vuole assistent coach della nazionale under 20 femminile nel 2004 e addirittura, 12 mesi dopo, capoallenatore di quella under 16 agli europei di Polonia.Esaurita nel 2007 l’esperienza alla SGT entra nell’ organizzazione di Azzurra dove col gruppo ’93 partecipa a 2 interzone e una finale nazionale under 17 nell’anno passato.Dal 2008 è responsabile del settore giovanile per la fascia Under 14-Under 17. E’ inifine responsabile tecnico e direttore sportivo di Futurosa.

CLINIC

Costruzione di un playmaker

Prefazione: in Italia siamo in un momento che non costruiamo playmaker. Nel regno dei “piccoli” abbiamo perso l’arte del play…. nel regno di Caglieris, Marzorati e Brunamonti abbiamo avuto un periodo dove copiando la moda delle due guardie (abbiamo vinto un oro con Basile e Meneghin) anche nei settori giovanili abbiamo interpretato il ruolo di playmaker come un realizzatore dal palleggio. Con un eccezione di Pozzecco non abbiamo più avuto un playmaker degno di questo nome e siamo arrivati all’eccesso di far giocare in nazionale un naturalizzato….. per giunta scarso.


Detto ciò lo stimolo è provare a tornare ad essere una scuola di basket che costruisce giocatori e in questo caso che costruisce playmaker.

Per prima cosa definiamo playmaker come un giocatore che imposta il gioco ed è responsabile della sua costruzione. Quindi Meneghin, grande costruttore di gioco non lo definiamo playmaker perchè non era responsabile dell’impostazione (fase di transizione dalla difesa all’attacco, scelta dell’attacco e avvio….)

In Azzurra pensiamo che la prima cosa sia individuare un playmaker e non pensiamo che per farlo sia un fattore il lato fisico / atletico: Bodiroga e Pozzecco erano due playmaker eccezionali ma uno completamente diverso dall’altro fisicamente.

Pensiamo invece che le caratteristiche da ricercare (e quindi da allenare) siano:

1. PERSONALITA’

2. ALTRUISMO

3. LEADERSHIP

Se un giocatore ha queste caratteristiche di suo, cioè già facenti parte del suo carattere egli sarà un playmaker naturale. Se dovesse essere lacunoso in una di queste caratteristiche sarà nostro compito allenarlo a svilupparle (anche se purtroppo una persona nasce con queste qualità).

Una volta individuato il playmaker della squadra (e pensiamo che esista un solo playmaker della squadra, mentre eventualmente c’è qualcuno che gli da una mano) noi gli diamo la RESPONSABILITA’ della squadra, è nel vero senso della parola l’allenatore in campo.

1. Imposta il gioco, va in apertura e conduce il contropiede, avvia la transizione. E’ lui responsabile di decidere se c’è o si può creare una superiorità numerica altrimenti deve tenere la palla e avviare il gioco a metà campo. LUI lo avvia.

2. Avvia il gioco facendo attenzione al ritmo del gioco al mettere in condizione i compagni di iniziare a giocare con i giusti tempi.

3. Se il gioco non porta a una finalizzazione (della quale può essere anche lui responsabile) è lui che è responsabile della gestione degli ultimi secondi giocando dal palleggio o dal passaggio.

Fondamentali.

Posto che lavoriamo con un playmaker su tutti i fondamentali di un esterno: 1 c 1 dal palleggio, 1 c 1 dal passaggio, capacità di passare la palla dal palleggio, capacità di passare la palla senza usare il palleggio, tiro dal palleggio e tiro dal passaggio…….

Ci sono alcune situazioni che alleniamo in prevalenza con i nostri playmaker:

Uso del palleggio per costruire una superiorità numerica sia in transizione che negli ultimi secondi di un’azione. I nostri playmaker devono avere la capacità tecnica di battere il loro avversario in spazi brevi con al massimo un cambio di mano. Battuto l’avversario devono saper scaricare perfettamente internamente ed esternamente. Vogliamo che queste letture (se scarico interno o esterno) vengano effettuate entro la linea del tiro libero prima che arrivi l’aiuto dal fondo. Se non ci sono possibilità di scarico i nostri playmaker devono possedere un pall. arresto e tiro IMPORTANTE e devono usare il palleggio arresto e tiro a due tempi per accorciare gli spazi.

ESERCIZI.

1 C 0 fondamentali dal palleggio (cambio velocità, cambio ritmo….) e palleggio arresto e tiro.

1 c 1 difesa con handicap : batto l’avversario che parte sulla linea dei tre punti e inizia a difendere quando l’ ho superato in palleggio (obbligatori pall e arresto e tiro.

2 c 2 come sopra ma con compagno dentro all’area: parte l’aiuto scarico interno non arrivo l’aiuto (o in ritardo) arresto e tiro

2 c 2 senza handicap: 1 c 1 centrale letture di prima, se la difesa contiene l’attacco passaggio interno al compagno che prende posizione

Questo ultimo esercizio per noi è molto importante perché vogliamo che il nostro giocatore sappia penetrare l’area dal palleggio ma anche dal passaggio: il passare la palla dentro è un’arte perduta, noi in Azzurra la consideriamo invece una priorità in special modo per i nostri playmaker.

Collaborazioni: presupponendo che alcune collaborazioni base (collaborazioni a due: penetra e scarica, dai e vai, back door, …) vengano insegnate a tutti i nostri atleti sin dall’under 13 fino all’under 17, consideriamo alcune collaborazioni propedeutiche per il nostro playmaker:

Blocco verticale: immaginiamo che i nostri play a livello seniores si troveranno spessissimo a sfruttare un blocco verticale per questo motivo lo inseriamo nella nostra transizione e lavoriamo sulla sua esecuzione perfezionando letture e fondamentali:

Fondamentali:

Autopassaggio in guardia, simuliamo una difesa che passa in mezzo al blocco e che arriva in ritardo: semplice partenza incrociata e pall arresto e tiro a due tempi. Aggiungiamo la difesa che va a vuoto e poi recupera sul palleggio arresto e tiro per stoppare.

Autopassaggio in guardia, simuliamo una difesa che insegue sul blocco: partenza omologa verso il centro e pall arresto e tiro a due tempi. Aggiungiamo la difesa che insegue sulla spalla esterna dell’attaccante e poi recupera sul palleggio arresto e tiro per stoppare

Poi inseriamo un esercizio di 1 c 1 con l’appoggio. Giocatore con palla parte sotto canestro passa la palla all’appoggio in posizione di playmaker e sfrutta il blocco verticale in post medio (fatto dall’assistente o da un compagno). La difesa :

insegue o rimane sul blocco (noi come detto prima eliminiamo in questa situazione specifica la lettura di ricciolo anche se la spieghiamo e alleniamo in altre collaborazioni). Ora l’attaccante esce e sceglie la partenza incrociata o la partenza omologa a seconda da dove recupera il difensore (ovviamente se il difensore non recupera e rimane sul blocco si tira)

passa in terza l’attaccante si appoggia sul blocco e fa un movimento di allontanamento verso l’angolo per ricevere un passaggio skip e tirare o attaccare (leggendo il recupero della difesa)

ovviamente l’evoluzione prevede un 2 c 2 con appoggio aggiungendo la difesa del bloccante e le letture del bloccante.

Pick and roll: a seconda del tipo di playmaker che stiamo allenando (giocatore più atto ad attaccare dal palleggio o dal passaggio) e a seconda dell’esigenza della squadra (abbiamo dei talenti nello spot di ala la palla deve muoversi dentro e fuori, abbiamo tanti piccoli la palla deve muoversi di più con il palleggio cercando dei vantaggi immediati) scegliamo se il playmaker dopo aver ricevuto la palla sul ribaltamento può giocare un passaggio ed eventualmente un dai e segui oppure può chiamare un pick and roll.

La lezione tenuta si ferma qui per motivi di forza maggiore (temperatura della palestra) ma risulta “orfana ” della parte relativa ai giochi a due.

Autopassaggio simuliamo che il giocatore in difesa insegua sul blocco: partenza omologa verso il centro dell’area e pall arresto e tiro (possibilmente a due tempi con due palleggi corti). 

Una risposta a “Coach Paolo Ravalico: “costruzione di un playmaker””

  1. Avatar martinelli roberto
    martinelli roberto

    sei stto il mio gioatore preferito da sempre sono nato il310548 giocavo in serie minori ma non tanto difendevo come te ti copiavo in tutto e oggi scopro che dopo 52 anni di basket continuo ad allenare spaccandomi la schiena sui fondamentali la penso come te sono all naz dal 1981 ma se provi ad jnserire i giovani ti tagliano un saluto al mio modello di sempre

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