Guardare al campionato prossimo sotto un’altra luce, si può?

microscopio-grandiTornato ai posti di combattimento, zigzagando fra preparazioni varie delle squadre, movimenti o ipotesi di mercato, con un pensiero abbastanza forte: le estati cestistiche in Italia sono fotocopie di pallida intensità cromatica. Americani “debolucci” al curriculum ad implementare i roster, tante scommesse esotiche per sottoscrivere qualche tessera in più d’abbonamento, italiani costosi a cambiare di poco la geopolitica del nostro basket. Milano comanderà ancora, Sassari e Reggio Emilia seguiranno, Avellino farà da “guastatrice”. Quindi?

Quindi dobbiamo spostare il focus per non annoiarci prima del tempo. Dobbiamo restare “incazzati” dallo sfregio del preolimpico, dobbiamo dare un senso alla costruzione futura del movimento. Se gli italiani sono “colpevoli” di una rumorosa assenza a Rio (staff compreso), allora i media dovrebbero porre l’attenzione sulla nuova stagione…tricolore.

Costruiamo un pensiero forte, scevro da risultati del campo o da graduatorie; andiamo avivisezionare il campionato italiano di basket per quello che potrà portare in dote alla Nazionale; poniamo l’accento sulle società che sfrutteranno meglio i prodotti indigeni, vediamo quanti allenatori avranno il coraggio di “rischiare” nei minuti che contano le competenze italiche. Solo così si potrà capire quanto la struttura e la personalità di ogni singolo atleta produrrà lo scatto decisivo per tornare nell’elitè europea/mondiale.

Meno titoli a nove colonne su vittorie o imprese europee, più attenzione alla crescita (o decrescita) dei prospetti italiani, evidenziando sia il lavoro svolto dalla società (in termini di investimento, economico e tecnico), sia dagli allenatori; c’è bisogno di ritrovare il coraggio dalle radici del movimento, dove tutti invece si sono trincerati (incrociando le dita) dietro una esterofilia declassante. Parliamo dei serbi, dei croati o in generale dell’estrazione balcanica? Bene, guardate come interpretano il gioco e il rapporto con i propri cestisti. Guardate come li responsabilizzano a prescindere delle età, guardate come considerano gli “stranieri” rispetto ai locali, e come son disposti (mal volentieri) ad accettare ingenuità tecnico-tattiche pur di vederli maturare.

Io, nel mio infinitesimale, farò un percorso di questo tipo durante tutta la stagione, perché insisto nel dire che “eroi patinati” non sono per forza giocatori di basket vincenti… guerrieri di personalità, possono diventarlo.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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