Analisi: flessibilità tattica, la difesa di Moss su Fernandez, convincetemi riguardo Upson!

Una grande occasione persa

Se dicessimo che non abbiamo perso una grande occasione, saremmo poco onesti intellettualmente. La Germani veniva da uno sforzo di coppa emotivamente e fisicamente importante, perde un giocatore fondamentale come T.J. Cline e all’ultimo minuto Kalinoski. La partita ha dimostrato che se Trieste avesse perlomeno giocato a basket nel primo tempo, limitando entro i dieci punti lo svantaggio, probabilmente l’avrebbe portata a casa alla distanza. Purtroppo un incomprensibile approccio alla gara ha vanificato tutto, rendendo improba la rimonta completa. Dispiace anche perché le stilettate decisive sono arrivate dai due giocatori prevedibilmente più pericolosi, Crawford e Burns.

Va bene il gioco di sistema, ma la flessibilità tattica…

Diamo ormai per scontato che il passaggio al post basso da un attacco senza ritmo è più telefonato degli alberi a Natale del sindaco Dipiazza ad ottobre; di facile lettura, non sempre impeccabile tecnicamente, è l’unico modo dell’Allianz Trieste di attaccare il ferro da vicino, eccetto qualche pick and roll dinamico ben riuscito. La partita con Brescia doveva avere due connotati tattici: corsa sui 28 metri e monotematico gioco in profondità ai lunghi. I più attenti di voi diranno: “va bene, gioco sui lunghi…ma chi? Su chi tenta 0 conclusioni verso il canestro in 21 minuti?”. Acuta ed arguta considerazione. Si doveva fotocopiare l’inizio di terzo quarto di Grazulis, quei 6 punti che hanno propiziato la rimonta triestina, magari abbinandoli a servizi profondi per Delìa. Alle volte, una semplice intuizione tattica può girare una partita.

Quel capolavoro di Moss su Fernandez

Voto a David Moss? 9. A 37 anni l’americano treccioluto domina una partita eliminando il leader avversario. Bravo coach Esposito ad individuare in Fernandez la fonte del gioco Allianz, da manuale la difesa del numero 34 in maglia Germani sul palleggiatore biancorosso. Fisico addosso, disturbo sulle linee di passaggio e innata capacità di far passare il palleggiatore lontano dai blocchi. Quanto vale una prestazione del genere? L’80% della posta in palio.

DeVonte Upson: adesso dovete convincermi

Passare per insensibile carnefice ci può stare, anche per un cieco cronista di pallacanestro. Però, proprio per la mia limitatezza ora ho bisogno di chi mi spieghi le cose. DeVonte Upson è stato preso quale verticale intimidatore d’area, abile nelle chiusure difensive vicino al ferro, dotato di una buona mano dalla media distanza. Se c’è un aspetto confermato, allo sono il primo a fare pubblica ammenda. Mi sta bene che un lungo possa tirare poco, ma allora per giocare in Europa devi essere una saracinesca difensiva. Se non sei all’altezza della fase difensiva, devi dimostrarmi di “occupare” l’avversario attaccando l’area, colpendo dalla media, prendendoti falli e andando in lunetta. Questa versione da 4,5 punti a partita e 5 rimbalzi, con il 33% ai liberi (solo 6 tentati!) fa rimpiangere Derek Cooke.

L’adrenalina non è un freno, è una marcia in più

Mi collego ad un modus operandi del coach, ormai reiterato negli anni, quello di togliere un giocatore “in striscia”, cioè autore di 2/3 canestri consecutivi (Laquintana e Alviti docet). Chiunque avesse giocato sa che i canestri generano adrenalina, l’adrenalina genera forze supplementari che azzerano la stanchezza e allargano il diametro del canestro. Non c’è NESSUN motivo, dico nessuno, per togliere un giocatore, se non quello di farlo respirare dopo 150 minuti consecutivi di parquet!

Raffaele Baldini