Asciugate le lacrime, ora il Poz deve creare un’identità in vista dell’Europeo (di Raffaele Baldini)

Fonte: Superbasket.it

Per ora la Nazionale italiana di coach Pozzecco è… una valle di lacrime. Lacrime di emozione, non fraintendetemi, l’Allianz Dome ha racchiuso tanti aspetti che esulano dal mero aspetto sportivo e che sconfinano nella sfera sentimentale, “confort zone” del neo-allenatore.

Un’amichevole che ha detto poco, se non per un buon contributo del varesino Tomas Woldentensae, dinamico e verticale ma soprattutto eclettico nel poter essere sfruttato in più ruoli, e del giovane Leonardo Okeke, inserito tardi ma con sprazzi di personalità. Ma non è una questione dei singoli, la nuova nazionale del Poz deve uscire dal vissuto con la speranza del domani, perché chi visse sperando morì non si può dire…ma è anche vero, citando un detto veneto, che “chi visse sperando, more cagando”.

Gallinari, Melli, Datome, Fontecchio, Pajola, Mannion, sono mezzi per arrivare ad un fine nobile, quello di creare un’identità di squadraLa Slovenia ha messo in vetrina Luka Doncic, ma poi ha declinato il verbo cestistico con due quarti di rara intensità difensiva, con “fighter” capaci di gettarsi sul parquet a pesce a 1 minuto e 30” dal termine sul +20 (vedi Nikolic). Una nazionale forte è quella, proprio come ha mostrato la Slovenia, che può prescindere dalla sua stella. Doncic ha giocato in pantofole, come per buona parte della stagione NBA, ha accentrato la fase offensiva (rallentandola anche) ma creando spazi per i compagni. Ben più “calibrati” i compagni, Goran Dragic su tutti.

Al campionato europeo di basket 2022 manca un po’ di tempo, ma non tantissimo. Sarebbe importante che Gianmarco Pozzecco crei le condizioni per avere idee chiare sul roster definitivo, evitando troppi esperimenti che rischiano di confondere le idee dei giocatori e dello stesso allenatore. Veicolare l’entusiasmo e la passione sulle ali di quella leggerezza eredità del suo predecessore (Meo Sacchetti ndr.), quella che fa tirar fuori il meglio da ognuno.

Non ci nascondiamo, sicuramente un elemento chiave, parlando di singoli, sarà Paolo Banchero. Con il massimo rispetto per il suo enorme talento, i 208 centimetri sono manna dal cielo per un’area pitturata sempre più orfana di dinamici rimbalzisti e sempre più carica di taglie piccole per il livello europeo.

Sicuramente c’è un aspetto psicologico positivo: nessuno si aspetta niente dopo decadi di risultati asfittici. Si può quindi giocare la carta del viaggio silenzioso a fari spenti, acquisendo quella consapevolezza che poi genera solidità su un campo da basket.

Ad maiora.

Raffaele Baldini