Analisi post Reggio: confusione gestionale, il sacrificio Konate e sfumature che fanno la differenza

La confusione gestionale

Un quintetto di inizio ultima frazione sbagliato. Non è lesa maestà, può capitare, forse il problema è acuito dal fatto che in campo vi era la presenza contemporanea di due giocatori evidentemente in difficoltà come Juan Fernandez e Sagaba Konate. In serie A regalare due giocatori in una frazione chiave è sanguinoso, figuriamoci se questi sono l’asse portante (play-pivot) della pallacanestro. Non solo, l’inizio del quarto-quarto era la condizione ideale per affondare il colpo su una Reggio Emilia che, per la prima volta, stava perdendo certezze nel modo di stare in campo. Nella massima serie, se vai in vantaggio di 11 punti devi avere l’istinto-killer per “uccidere” la partita, altrimenti non puoi pensare che Cinciarini e soci non ne approfittino (vedi parziale di 0-12). Poi ci sono letture/indicazioni difensive che non convincono: Olisevicius, che sta ancora segnando tiri dal pullman di rientro, Hopkins (54.4% da tre punti!) e Cianciarini hanno avuto troppe conclusioni comode dall’arco. Ci sta concedere qualche tiro a Thompson o Crawford, anche a costo di subire tre punti, non dei sopra citati. Peccato mortale.

Sagaba Konate, sostituirlo prima che faccia danni?

La pazienza c’è stata, tantissima se la consideriamo in un’ottica di gestione professionale a tutto tondo. Konate non è più un giocatore in calo, bensì è un giocatore deleterio. Salta metà di quello che faceva ad inizio stagione, ha perso completamente la sensibilità tattile, la sua testa è in una spiaggia sperduta con capello di paglia e corona di fiori. Il modo di stare in campo palesa una inconsistenza pericolosissima, a maggior ragione ora che Trieste si trova senza Alessandro Lever. Nel mercato bisogna essere competenti ma soprattutto cinici; probabilmente alle lusinghe varesine, meritava far seguito un’operazione repentina, magari avendo in cassetto già il possibile sostituto. Ashley ed Egbunu se ne sono andati per altri lidi, ci saranno sul mercato atleti (ideale trovare un “4” verticale) in grado di dare qualcosa a fronte del niente; anche perché, onestamente, ha senso in una squadra terza in classifica investire qualcosina per migliorarla…

E’ sempre questione di rilassamento post vittoria

Non occorre essere Nostradamus per leggere fra le righe di un approccio di partita; un po’ come il proprio figlio di ritorno da scuola, per cui non c’è bisogno di una sua parola, in quanto tutto è ben intuibile dallo sguardo e dal linguaggio del corpo. Con Reggio Emilia un film già visto, con superficialità difensive nelle prime battute, una gara al gatto con il topo, senza mai imporre il proprio gioco o la propria intensità. L’attacco è stato prevedibile e statico all’inverosimile sulla “zona” proposta da Caja, scosso solamente da alcune giocate preziose di Delia per i compagni. In difesa, vedi sopra, si è concesso ai terminali principali una serata da leoni, sperando poi nel supplementare di recuperare il terreno perduto con giocate di talento di Davis e Banks (peraltro attesi da tutta Reggio e provincia).

Alcuni fischi…

Orrendo, ingiusto e debole ricondurre un risultato a qualche fischio arbitrale, anche perché c’è una storia lunga 40 minuti che determina poi anche il successo o la sconfitta per pochissimi punti. Solo ad onor di cronaca, la terna arbitrale al Dome ha fatto qualche errorino piuttosto evidente: sul 82-84 a 36” dal termine dell’overtime Marcos Delia forse inizia il contatto con Johnson con un piccolo fallo, sull’anticipo però arriva prima con le braccia lunghe propiziando il recupero del pallone. Poco prima, lo stesso Johnson aveva commesso un’infrazione di passi sesquipedale in area giuliana. Non cambia nulla e non deve essere elemento giurisprudenziale, è solo per il dibattito al bar dello sport del lunedì.

Clima

Poco pubblico in palazzo, Curva Nord non presente… troppi anni sotto le volte del Dome per non considerare un fattore il calore quale elemento incidente in una partita di basket. Il clima ovattato di domenica sera si allinea con l’animus pugnandi (debolissimo) dei giocatori in canotta Allianz, non generando quella scossa che tante volte ha significato vittoria al fotofinish. Attenzione quindi, l’effetto pandemia, il relativo coinvolgimento societario (anche se questa volta l’opzione c’era) e l’assuefazione, possono portare a pericolose considerazioni sul futuro del basket a Trieste, nonché possono togliere un elemento di spinta agli uomini di Franco Ciani.

Raffaele Baldini