Analisi post partita: la discriminante, Delia-Alviti e occhio al futuro prossimo

La discriminante

Abbiamo ribadito mille volte che non è una vittoria o una sconfitta che deve far giurisprudenza. E’ come si vince e come si perde, cioè il percorso con cui un giocatore, una squadra e il proprio staff tecnico affrontano una sfida sportiva e professionale. L’Allianz Trieste contro Pesaro ha dimostrato di aver voglia di reagire (Henry a parte), di mettere sul parquet tutto, anche se non potrebbe non essere abbastanza. In una città come Trieste non ci sono mai stati problemi di interpretazione, la sconfitta, se avvenuta lottando, è sempre stata metabolizzata come una semplice conseguenza di una squadra superiore all’altra. Poi, la volubilità del tifoso a seconda del risultato fa parte del contorno, dell’anima latina che sconfina verso gli estremi, ma sempre con il comun denominatore della passione verso la propria creatura.

L’arma tattica Delia-Alviti, imprescindibile per l’attacco triestino

Ci sono gli schemi, c’è la velocità d’esecuzione e la precisione con cui si eseguono. Poi c’è la caratteristica intrinseca dei giocatori, quella che può creare un valore aggiunto. Marcos Delia nelle partite senza esagerata fisicità ed atletismo è un docente nel ruolo di lungo: ha profondità, posizione, ottima visione di gioco e quella base tecnica per eludere il diretto avversario. Ora sta anche aggiustando leggermente le medie dalla linea del tiro libero. La sua presenza crea bilanciamento fra esterni e lunghi, il pallone fatto arrivare nelle sue mani, magari con movimento dinamico, è tramutato in canestri o “scarichi” per tiri piedi per terra degli esterni. Ecco, appunto, Davide Alviti è il terminale principale preposto per “aprire la scatola”. Quando viene servito con i giusti presupposti, e non costringendolo a forzare conclusioni con l’uomo addosso, il ragazzo di Alatri è una sentenza (o quasi); questo fa si che le difese debbano essere molto impegnate sull’arco dei tre punti, aumentando le distanze (e quindi creando spazi) con l’area pitturata. Delia e Alviti se coinvolti, possono essere un’arma letale a disposizione di Trieste.

Una rondine non fa primavera

Vittoria importante in chiave playoff, vittoria figlia anche della cinica speculazione sull’assenza di Tyler Cain. Tutto bene, ma ci sono ancora degli aspetti da limare, e non pochi. Prima di tutto Myke Henry, definitivamente ormai perso sulla strada di Chicago, un giocatore che palesa indifferenza rispetto al contesto. Recuperarlo? Difficile, anche perché coach Dalmasson e staff tecnico hanno tentato di coinvolgerlo in diversi momenti della partita (pre-partita compreso) senza ottenere risposte. Sanguinoso anche il contro parziale subito da Pesaro nel secondo quarto; se l’Allianz non avesse portato in dote quella prima vigorosa spallata nella prima frazione, probabilmente il match sarebbe stato molto più complicato, soprattutto a livello mentale. C’è da lavorare molto ancora sull’aspetto dinamico offensivo, brillante nelle prime battute, stagnante con punte di prevedibilità elevate, nel resto della partita.

Bravo Tommy!

E’ esattamente quello che doveva fare. Non rendere la sua prestazione istericamente protesa a dover dimostrare qualcosa. Ha sfruttato la leva delle…palle, nel senso degli attributi, andando a ringhiare su Justin Robinson, fino a quel momento devastante. L’energia nell’arginare il folletto americano ha creato fiducia, e quando c’è fiducia il canestro è più largo. Bum-bum due triple scaccia-crisi ed ecco che Trieste ritrova il suo vice-play di rottura che tanto aveva fatto bene a Brescia. Ora, vietato fermarsi.

Varese cartina tornasole

Paradossalmente le vittorie inaspettate di Cremona e Varese servono a capire se l’Allianz Trieste ha veramente cambiato rotta oppure ha “sfogato” l’ultima cartuccia stagionale. I playoff da conquistare passano anche per la sfida a Masnago, contro una formazione equipollente, desiderosa di stupire ancora. Varese ha tutto quello che a Trieste da fastidio: una regia sempre ad attaccare la prima linea, una fisicità e verticalità clamorosa con Egbunu, esterni da “striscia” come Douglas e Beane. Servirà tutta la concentrazione e l’abnegazione per strappare un successo che diventi matematica qualificazione alla post-season.

Raffaele Baldini