Il futuro del basket passa per United (Trie)States

Interessantissima e complessa digressione di Francesco Freni su sportinthecity, una sorta di qexcursus sulle proprietà foresti che hanno investito nel basket a Trieste, in vista di quello che sarà il futuro prossimo a stelle e strisce.

Operazioni di questo tipo sprigionano tutta la volubilità del triestino medio, che passa da uno sfrenato entusiasmo in salsa yankee, prefigurando scenari sonanti, sino alla più ruvida diffidenza, figlia anche di situazioni pregresse. L’idiosincrasia del tifoso giuliano per un forestiero in realtà non è nient’altro che “filtro” necessario per chi non si conosce, una “difesa immunitaria” per ferite ancora aperte vissute illo tempore. Passato al setaccio con risposte positive, allora c’è amore incondizionato fino a che morte (o aule giudiziarie) non li separi.

L’arrivo degli americani è un’occasione da prendere al volo per più ragioni: la prima, fondamentale, è che senza di loro la stagione non viene conclusa. La seconda è che si può aprire un progetto pluriennale senza stringere la cinghia al limite dell’asfissia; avere il danaro per investire sulle competenze è porre una possibile base per fondamenta solide e quindi per scenari ambiziosi. La terza, molto virtuosa, è che proprio a Trieste, pioniera della pallacanestro moderna, potrebbe nascere un qualcosa di totalmente nuovo, di avanguardista.

Il triennio Allianz però pone un monito grande come la palla persa di Spencer contro Brescia: chi ci pensa al post USA? In cinque anni, direte voi, uno può morire due o tre volte… ma la realtà è che si diceva così anche nei tre anni del colosso assicurativo. C’è quindi l’esigenza di avere una radice locale, collaborativa al massimo ma garantista, che lavori per il futuro. Ribadisco, non deve essere un lavoro d’intralcio, nemmeno una “costola” critica al sistema… c’è bisogno di un gruppo di lavoro che abbia a cuore la realtà locale di basket.

Secondo punto complesso: chi fa da garante deve avere quote, quindi cacciare l’”argent”. L’imprenditore triestino medio, consorziato o meno, ha caratteristiche peculiari: appassionato sicuro (perché sa che elargirà e non investirà), non mette economie importanti ma è propenso a far valere le proprie ragioni alzando la voce oltre l’incidenza in seno al CDA. Serve un cambio di passo, cioè consolidare economicamente una base triestina, trovare un portavoce con chiara inclinazione diplomatica e soprattutto rendere l’entità creata un soggetto che pianifica con gli americani, che progetta con gli americani, che si proietta nel futuro con o senza gli americani. Deve essere cassato il concetto di esaurire economie, di consumarle passivamente in attesa del domani; piuttosto venga esaltato il concetto di creare nuove vie possibili alla sostenibilità di un prodotto che oggi è lontanissimo dall’essere sostenibile.

Insomma, guarda caso in uno sport di squadra serve… gioco di squadra. Attenzione, come sempre sostengo, non deve mancare lo spirito critico, ma deve essere declinato nel più propositivo spirito costruttivo.

Perché ci si potrebbe divertire per davvero…

Raffaele Baldini