Stefano Tonut “pigliatutto”: Mvp assoluto per un successo che parte da lontano (di Raffaele Baldini)

Fonte: Superbasket

Stefano Tonut, il cannibale. La stagione 2020/21 sembra incoronare (manca l’ufficialità) senza mezzi termini il più forte giocatore del campionato, Mvp sia fra gli italiani che fra tutti i giocatori della massima serie. Premio meritato? No, strameritato. Ve lo dice uno che non conta ma che l’ha visto da pochi metri crescere, che l’ha visto mangiare silenziosamente la polvere, che l’ha visto “sporcarsi” per risalire la china, sempre con un fardello pesante sulle spalle del “figlio di Alberto”.

Stefano Tonut è un prodotto del fertile vivaio Azzurra Trieste, scuola di pallacanestro di alto livello, ma la realtà è che la sua esplosione è un processo lento, come tutti quelli che accompagnano talenti fisico/atletici dal carattere introverso. Michele Ruzzier era il “Pozzecco” sui 28 metri di parquet, Stefano Tonut il complemento che però riempie taccuini dei procuratori. Il triestino nato a Cantù costruisce le fondamenta della sua ascesa andando a giocare a Monfalcone in serie B (anno 2010/11), cittadina vicino a Trieste di grandissima tradizione cestistica; ebbene si, come fu per Pozzecco, Attruia, Pecilela sua città non ha avuto la lungimiranza di leggere fra le pieghe, di rispettare i tempi di un clamoroso talento, ancora grezzo. O meglio, la Pallacanestro Trieste si è accorta di lui quando dovette organizzare un “matrimonio con i fichi secchi”; fare di necessità virtù voleva dire riportare a casa i giovani virgulti sperando che qualcuno battesse un colpo.

Anche qui Stefano Tonut costruisce un piccolo capolavoro di maturità: aspetta il proprio momento partendo dall’ultimo scomodo posto della panchina (il “pino” ora trasformato in comode poltroncine) e dallo scetticismo generale (Trieste puntava su Mirco Turel ndr.), quando coach Eugenio Dalmasson lo chiama in causa, per poi non avvicendarlo più. E’ un crescendo inarrestabile, quello che lo porterà a diventare Doge di Venezia sotto l’egida della ReyerCi crede il sindaco Brugnaro, ci crede Federico Casarin, ma soprattutto Walter De Raffaele che lo promuove in quintetto al posto di uno straniero. Anche qui il canovaccio è conosciuto, la virtù di attendere il proprio momento, così come i grandi giocatori aspettano che le partite vengano a sé. Un moto perpetuo fatto di primi passi fulminei e potenti, di atletismo e di sensibili miglioramenti tecnici, a partire dal tiro da tre punti.

Solo l’infortunio alla schiena arresta un percorso virtuoso, ma è anche questa una straordinaria occasione per leggersi dentro, per conoscere il proprio fisico e soprattutto fare un bilancio di sportivo. Torna più forte di prima, con uno step mentale definitivo che sposta l’asticella da Tonut giocatore incidente a Tonut leader. Neanche la mancata convocazione in Nazionale di Meo Sacchetti lo turba, perché la struttura del giocatore è quella di un uomo con pochissime debolezze.

Si avvia a chiudere un ciclo importante con la Reyer Venezia, le porte che si schiudevano dinnanzi sino a ieri, stanno diventando portoni di accesso all’Europa, con società di Eurolega pronte a fare ponti d’oro per il triestino. Ma non c’è solo questo, anche oltreoceano si sono accorti del clamoroso impatto di Tonut sul campionato italiano e soprattutto dell’atletismo adeguato ad un campionato clamoroso, da questo punto di vista, come l’NBAIn estate c’è una Summer League che aspetta…

Intanto, un doppio premio da tenere stretto, in una bacheca sempre più piccola per un ragazzo che ha meritato ogni secondo sul parquet e che ha trasformato l’etichetta “tu sei il figlio di Alberto” in “tu sei il papà di Stefano” rivolta a Tonut senior… e scusate se è poco.

Raffaele Baldini