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Analisi del giorno dopo: partita “facile” o “facilitata”, presbiopia e caro biglietti

La sottile linea di confine fra una partita facile e una partita che è stata resa facile

Banalizzando, si potrebbe dire che la sfida con Cremona è stata una salutare passeggiata di salute perché la Vanoli al Dome è apparsa “poca cosa”. Analisi non sbagliata se non fosse che c’è una discriminante, quella di un paio di situazioni che in ogni partita di basket possono cambiare il corso degli eventi. La squadra di coach Galbiati non ha approcciato male al match, ha trovato anche ottime soluzioni con tiratori messi nelle condizioni di sparare dall’arco con chilometri di spazio; ecco la chiave di volta, Mian e Cournooh non mettono una tripla neanche per scommessa. E’ da quel momento che la partita diventa “facile”… non prima.

Un attacco “presbite”

La presbiopia non può essere evitata, ma corretta si. L’attacco Allianz ha dimostrato di avere una vista 10/10 su tutto il reparto esterni (adesso anche Alviti si è messo in carreggiata), ma “ciecato” vicino al ferro. Purtroppo alcuni attori (Udanoh e Da Ros ndr.) proprio dribblano il problema rinunciando al tiro, scaricano palloni improbabili a pochi centimetri dal ferro, rendono un reparto totalmente spuntato. Se poi aggiungiamo l’impatto di DeVonte Upson l’affare si complica. In sostanza i nostri avversari possono creare una cortina di ferro sopra la linea sopra la linea del tiro libero per essere a metà dell’opera. Per fortuna ci pensa Andrejs Grazulis abile a usare il corpaccione spalle a canestro, così come Myke Henry nel penetrare arrivando al ferro. A proposito, il gioco bilanciato esterno/interno è stata una delle chiavi per l’allungo, non scordarlo.

Il cambio di marcia in regia

Juan Fernandez è il leader assoluto del gruppo. Ha una sola controindicazione, quando non è spumeggiante fisicamente tende a rendere compassato (e quindi leggibile) l’attacco della squadra. Con l’ingresso di Tommy Laquintana il ritmo si è alzato, si son materializzate le transizioni rapide e di conseguenza la fluidità offensiva ne ha giovato di conseguenza. Poi, c’è sempre tempo per rimettere lo stoccatore, quando serve.

Polemica biglietti, ingenuità evidente

Apro e chiudo rapidamente la questione rincaro biglietti, spiacevole parentesi collaterale (mica tanto) della prima di campionato. A Trieste siamo abituati bene, cioè a vedere il Dome pieno. Quindi, al di là delle restrizioni dettate dal CoVid, le 700 persone “lordissime” di domenica pomeriggio rappresentano un “flop” a tutti gli effetti. A me non piacciono i concetti di “economia” e “appartenenza” usati a seconda della propria convenienza. Quando si rincara il prezzo del biglietto (peraltro senza spiegarlo) si cavalca il principio economico in cui per minor disponibilità di posti (minor offerta) è necessario aumentare i prezzi per venire incontro alla maggior domanda, anche nell’ottica del mancato ricavo. Poi però, nessuno della società entra nelle pieghe economiche di una famiglia, magari di più componenti e che in passato ha speso per magliette, abbonamenti per vedere metà stagione, ecc.; in quel caso la società sventola il vessillo dell’“appartenenza”, al motto de “la piazza spero capisca…”.  Sarebbe bastato veramente poco per accontentare tutti: un prezzo moderato per la prima di campionato, un gesto simbolico verso la piazza, per poi gestire da Milano in poi il botteghino a seconda dell’attrattività della contendente e dei risultati dell’Allianz Trieste. E in ultima battuta, rimarchevole (e doverosa!) la solerzia nel far rispettare le regole CoVid-19 e l’apparecchiatura installata, anche a costo di far aspettare mezz’ora di più fuori dal palazzo; sarebbe utile riproporla anche per sanificare gli ambienti interni al Dome, avendo trovato in “piccionaia” gli scout della partita con Treviso di Supercoppa…

Raffaele Baldini