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Appunti del giorno dopo: il Diavolo e l’Acqua Santa, il “giallo” Doyle e la poca qualità

Il diavoletto e l’angioletto sulla spalla

Avete presente in tutti i cartoni animati in cui si materializzano sulla spalla del protagonista le coscienze sotto forma di diavolo (quelle negative) e di angelo (quelle positive)? Anche nel mio caso, in riferimento all’Allianz Trieste, convivono sputtanandosi, queste opposte filosofie. La parte buona mi ricorda che siamo a tre giorni al rientro al basket giocato dopo un mese e mezzo, che siamo in risalita nella condizione fisica e che mancano diversi recuperi per delineare la classifica reale. Per gli angioletti “carmelitani” l’aggiunta di un Ike Udanoh in gran spolvero e il rientro (con canestro) di Daniele Cavaliero. Il diavolo sorride, rimarcando che siamo in fondo alla classifica, perdendo contro una mediocre Cantù senza Jaime Smith e il nuovo lungo Bigby-Williams, che non abbiamo punti di riferimento certi al momento e soprattutto che l’aria diventa molto più rarefatta guardando le avversarie dal basso verso l’alto. Non è solo la condizione fisica a far mancare il fiato, anche l’ansia da vittoria.

Il “giallo” (Conan) Doyle

Arthur Ignatius Conan Doyle è definito da tutti il padre fondatore del genere letterario “giallo”. E proprio il suo omonimo in maglia Allianz sta diventando un mistero cestistico. La mia personale entusiastica visione di inizio anno sul talento ex Nets si sta stemperando di settimana in settimana, trasformando quello che poteva essere una promessa … in un’intenzione e basta. Regia inconsistente, senza cambi di ritmo e con un ball-handling (controllo di palla ndr.) rivedibile; idee confuse e iniziative leggibili, leadership latente che lascia una debole scia solo nelle situazioni ormai disperate (il famoso “babbo morto”). Chissà perché ogni volta che il vecchio assunto che un solido asse play-pivot è venuto meno, Trieste ha espresso una pallacanestro evanescente. Ultima versione credibile? Wright-Knox-Mosley…una certa differenza.

Non cambio idea…

Giusto per coerenza, e che non si interpreti come volubile il mio pensiero a seconda dei risultati: ritengo che questo campionato è e rimarrà falsato. La Pallacanestro Trieste sta pagando troppo il CoVid-19, la leggerezza con cui si è accettato un calendario “criminale” costringe Coronica e soci a rincorrere in tutti i sensi. Nel professionismo di alto livello non esiste approssimazione, in Italia non è come l’NBA per cui 82 partite servono per prepararsi ai playoff. Qua si si gioca ogni santa domenica per “vincere o morire”, non è contemplata la via di mezzo per cui perdi punti per strada in nome della ricerca della condizione. La partita con Cantù due mesi fa sarebbe stata tutta un’altra cosa (e non sto dicendo che l’avrebbe vinta per forza Trieste).

QUALITA’

Sembrerò crudo, forse troppo, ma la storia del mercato di questi ultimi anni ha raccontato che la qualità non si prende al chilo. Stiamo completando l’album di figurine, nel senso di mezze figure, che hanno indossato la casacca biancorossa della Pallacanestro Trieste e che, per un motivo o per l’altro, non rimarranno nella memoria del club. Quando i denari sono limitati, per arrivare alla qualità è necessario veicolare importanti investimenti in 3/4 giocatori, non di più. Lo hanno fatto tutte, da Brindisi (in maniera brillante) a Reggio Emilia, permettendosi diversi “gregarioni” a servizio di certezze. Nel roster Allianz sembra che fragilità tecniche cerchino supporto ad altre fragilità tecniche, col risultato di avere un pallone che scotta e pesa sempre più nei momenti difficili. In proiezione futura un consiglio spassionato ai dirigenti (prendendo uno competente): tornate negli States a guardare dal vivo gli americani, non credete a filmati dove anche il sottoscritto può essere Pete Maravich…

Raffaele Baldini