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Alessandro De Pol: “Trieste meritatamente ai playoff. Che stagione di Alviti”

Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Alessandro De Pol è l’altro ospite illustre della 9° puntata di Aperitivo sotto Canestro, un all-around in quanto ex campione di basket, allenatore e oggi commentatore di RaiSport. Ovviamente non perde occasione per seguire le sorti dell’Allianz Trieste, nuovamente ai playoff grazie ad un colpo di reni importante con le vittorie con Pesaro e a Varese: “la stagione è stata complessa per tutti, l’emergenza sanitaria ha spostato gli equilibri e ogni squadra ha avuto difficoltà. Trieste è stata brava a rialzarsi, ha costruito la possibilità di giocarsi la post-season, anche grazie ad un allenatore come Eugenio Dalmasson, in grado di destreggiarsi sia facendo nozze con i fichi secchi, sia quando ha avuto ampio respiro come nell’anno di Dragic. C’è stato un momento di rottura post Trento? In questi casi non c’è un vademecum per venirne fuori, i confronti fra i giocatori possono essere aspri come anche silenziosi; l’importante è che ci sia alla base la volontà di venirne fuori, e mi sembra che nell’Allianz ci sia questa volontà”. Fra i giocatori più impattanti in questa stagione sicuramente Davide Alviti e Marcos Delia: “Davide Alviti sicuramente è il mio personale Mvp stagionale. L’ho visto giocare con grande personalità, essendo decisivo diverse volte. Marco Delia invece rappresenta comunque una certezza, un giocatore tecnicamente ineccepibile, ma soprattutto funzionale alla causa.” C’è anche una curiosa anomalia nei numeri di questa stagione, quella scarsa media ai tiri liberi che relega Trieste al penultimo posto in serie A. Soprattutto gli americani sembrano considerare la gita in lunetta come un male necessario: “i tiri a gioco fermo sono perlopiù una questione meccanica, ho visto delle esecuzioni che farebbero rabbrividire i ragazzini dei minibasket. E allora la domanda viene spontanea: quanto professionisti sono disposti a consumare ore extra per lavorare in palestra sul fondamentale? Basterebbe aggrapparsi al “metodo Bodiroga” e tutto sarebbe diverso. Ricordo che Dean non andava a casa prima di aver segnato 94,95,97 liberi. La prima volta non tornerai proprio a casa, la seconda forse alle 5 di mattina, poi diventi una macchina. E quest’anno non hanno neanche avuto la pressione del pubblico…”. Alessandro De Pol non dimentica il “nuovo che avanza”, cioè i giovani virgulti che Trieste stanno emergendo nel triangolo Trieste-Monfalcone-Udine: “purtroppo non abbiamo sfruttato l’occasione derivante dall’emergenza sanitaria, investendo sui giovani italiani e risparmiando economie; l’onda lunga del CoVid non sarà incidente solo su questa stagione sportiva, bensì anche su quelle a venire. Per fortuna Trieste, quale città con tradizione e fertile dal punto di vista della produzione di giocatori, sta portando alla luce buoni prospetti quali Andrea Arnaldo, Lodovico Deangeli e Matteo Schina.”