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Prandin e Laezza ad Aperitivo: “Playoff campionato a parte, Trieste può dire la sua”

Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Un modo per festeggiare un neo-papà, un altro per festeggiare i playoff dell’Allianz Trieste: “Bobo” Prandin e Nello Laezza ospiti 11° puntata di Aperitivo sotto Canestro (dalle ore 18.00 sui canali social de “Il Piccolo”). Il papà del piccolo Edoardo esterna tutta la gioia dell’evento: “siamo stanchissimi ma felici, Paola sta bene e il piccolo pure. Poi Edoardo è nato nel giorno di una vittoria della Pallacanestro Trieste, più di così…”. Diventa anche più facile capire la dedica di coach Dalmasson, di Daniele Cavaliero e altri a fine partita a Sergio Dalla Costa, diventato nonno: “ringraziamo tutti per le dediche e gli attestati di stima verso Sergio, uomo fondamentale in famiglia ma anche per la storia della società di basket”. E qui incalza Nello Laezza: “con Sergio c’è un rapporto unico, dai miei tempi, quando sul pullman della squadra spartivamo mozzarelle di bufala…”. Trieste quindi pronta ad affrontare i playoff, materia conosciuta da entrambi, in modo differente: “la post-season è un campionato a parte – incalza Laezza – cerchi di concentrarti al massimo perché sai benissimo che una partita della serie vinta può decidere il passaggio del turno. Avendo vissuto i playoff da outsider, dico che Trieste ha buone possibilità di giocarsela, ha un roster lungo rispetto a Brindisi e giocatori abituati a questi momenti, specie nella vecchia guardia.” Anche “Bobo” ha vissuto i playoff da protagonista, ma soprattutto da favorito. Interessante punto di vista vestendo i panni dei brindisini, cioè di chi non può sbagliare: “i pugliesi devono stare attenti alla pressione, perché il secondo posto porta appresso responsabilità maggiori.” L’appendice stagionale da consumarsi in sette giorni, potrebbe rappresentare l’ultima rappresentazione di un uomo, Eugenio Dalmasson, da 11 anni alla guida della squadra, personaggio controverso che non smetterà di far parlare gli appassionati. Un profilo da chi lo conosce bene: “io sarò sempre riconoscente ad Eugenio – dice Prandin – perché mi voluto alla Reyer ad inizio carriera e mi ha rilanciato a Trieste in seconda battuta. Ma a prescindere dal personale riconoscimento, è un allenatore che può piacere e non piacere, che ha i suoi metodi, ma a cui bisogna riconoscere due doti fondamentali: il saper scegliere le persone e il saper compattare un ambiente, senza far niente di particolare. Gli 11 anni alla guida di Trieste sostanziano la bontà del percorso.” Ed è un futuro che Laezza vede fatto da gente che faccia appassionare i tifosi: “io sono ricordato in città per quello che davo; ero un giocatore medio ma gettavo il cuore sul parquet. In piazze calde come quella triestina, è fondamentale avere uomini a cui immedesimarsi, per cui c’è uno scambio di energia che genera adrenalina. Oggi vedo veramente pochi giocatori con queste caratteristiche, Bobo è stato sicuramente uno di questi.”