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Il nuovo talento triestino sulla rampa di lancio: Matteo Visintin

IMG-20170712-WA0013Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Possiamo solo ammirarlo da spettatori: Matteo Visintin, classe 2004, proveniente dall’Azzurra Trieste, è ora l’astro nascente del basket italiano. Veste la maglia della Stella Azzurra Roma, raccoglie il testimone di un altro Matteo, Spagnolo, ora nelle fila del Real Madrid. Il suo esordio nel campionato di serie B è folgorante a dir poco: 56 punti in tre partite (con 35 minuti di utilizzo medio), il 53% da due punti, 18 rimbalzi (per un ragazzo di 188 centimetri è notevole), e 18, dico 18 palle recuperate.

Dall’Azzurra alla Stella Azzurra, non c’è solo una “Stella” di mezzo ma sicuramente un ponderato ragionamento…

“In primis c’è stata la ferma volontà di una società come la Stella Azzurra Roma, importante in Italia e in Europa, di investire sul mio conto, vedendo un futuribile giocatore di basket. Per quel mi riguarda invece penso di aver fatto la scelta più giusta: sono nel club che cura meglio la crescita di un ragazzo, dal punto di vista fisico, tecnico, ma anche scolastico e umano. Inoltre faccio una marea di allenamenti, mi misuro costantemente con giocatori di A2 (Roseto ndr.), disputo il campionato di serie B. Mi sembra un ventaglio di soluzioni ideale per strutturarmi.”

Tanti occhi addosso, il modo per non distrarsi?

“Raccolgo consensi e li chiudo in un cassetto, conscio di non aver fatto ancora nulla. Poi, le distrazioni vengono meno quando si lavora duro, a testa bassa.”

L’impatto con i senior sembra non ti crei grossi imbarazzi. Anche se è solo l’inizio di una possibile scalata…

“Devo dire che l’impatto con i senior non è stato traumatico. Certo, sono stato agevolato dal militare in una squadra di coetanei (la Stella Azzurra schiera gli under nel campionato di B ndr.), per cui tutto mi sembra normale. Quando mi trovo davanti gli avversari capisco che in effetti ci sono tanti atleti maturi e con cui misurarsi non solo dal punto di vista fisico/tecnico.”

L’insegnamento che ti porti e ti porterai dietro nella tua carriera da cestista?

“Quello di non accontentarsi mai, di pensare a quello che puoi fare per migliorare ogni giorno di più, spingendo sempre più in alto l’asticella delle ambizioni.”

I tuoi obiettivi, partendo dai sogni di un giovanissimo cestista?

“Mi piacerebbe diventare uno dei migliori playmaker dell’Eurolega, perché son dell’idea che è meglio essere protagonisti in Europa che centellinare minuti di “garbage time” nella NBA.”

Idoli o fonti di ispirazione?

“Non ho un idolo in particolare, mi piacciono da matti i registi realizzatori come Mike James, Nando DeColo, Facundo Campazzo o el “Chacho” Rodriguez. Westbrook per citare un campione NBA.”

Pensi che per raggiungere un altissimo livello nella pallacanestro sia necessario dare corpo e anima alla causa, oppure il salvagente scolastico è sempre un ottimo motivo per investire del tempo?

“Parto dal presupposto che per raggiungere livelli altissimi di basket è necessario allenarsi giorno e notte, anche pescando qualche allenamento extra. Poi però l’imponderabile vita di un atleta porta a garantirsi un futuro anche senza pallacanestro, studiando e accrescendo la propria cultura.”

In cosa pensi di dover migliorare principalmente?

“Innanzitutto il palleggio con la mano debole. Poi sicuramente l’arresto e tiro, allargando il raggio oltre la linea dei tre punti. Un playmaker di livello non può prescindere da un credibile tiro dall’arco.”