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Analisi per metafore: la corsa campestre e l’ultimo Teorema di Fermat

Premetto che strutturare un ragionamento equilibrato e soprattutto non disfattista è esercizio letterario complesso, al pari di quello che mirabilmente ha messo in scena coach Legovich in sala stampa. Insomma fra allenatori avversari, staff tecnico triestino e giornalai… c’è una supercazzola in atto per nascondere quello che è limpido come l’acqua.

Il genitore e la corsa campestre del figlio

Andiamo di metafore. La Pallacanestro Trieste oggi è come il figlio tracagnotto con le gambe ad “ics” che partecipa alla corsa campestre nelle retrovie. I genitori che lo vedono arrivare trafelato, con le gocce di sudore sul naso, ansimante, cosa possono dire? Che è stato bravo, accarezzandolo con il gesto più dolce che possa esistere. Ecco, Davis e soci hanno lottato, scompostamente e con pochissima qualità, ci hanno (quasi) creduto alla rimonta ma, all’allungo non trascendentale di Tortona, si sono spenti… nelle retrovie. Purtroppo però il professionismo non ha la carezza delicata di un genitore, bensì è un ceffone rigenerante; il professionismo ti porta con i piedi per terra, ti fa capire che non sei per un determinato livello. Vale per tutti, in tutti gli ambiti, delittuoso far finta di non vedere un’ovvietà.

Il Teorema di Fermat per un ripetente

“Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina” scriveva il teorico all’uscita del teorema. Ecco, pensate di proporlo ad un ripetente proveniente da “scuole di vita” e capirete il non senso di perdere tanto tempo per la risoluzione. Lo staff tecnico, estremamente edotto e competente, può ricamare il più illuminato piano partita del mondo che, di fronte ad esecutori non adeguati, diventa un boomerang pazzesco. Ve l’assicuro che nella testa di coach Legovich c’è una pallacanestro di grande spessore, anche con interessanti variabili sul tema; non è quindi plausibile pensare che l’assenza di idee in attacco, compresa di spaziature e “timing” imbarazzanti, e la difesa inadeguata, sia figlia di una aridità proveniente dall’alto. Un’ultima cosa: ieri in sala stampa avrebbe dovuto presentarsi Mario Ghiacci, facendo sfoggio di onestà e trasparenza, scavando la prima trincea sull’attacco al proprio staff tecnico.

Basta youtube!

Sono di una generazione per cui la tecnologia gli è stata imposta, mostrando peraltro tutta una serie di magnificenze possibili. Fra le tante, c’è anche quella di produrre video chiamati “highlights” in cui mia mamma può sembrare Tanya Pollard. Non è possibile, ma proprio neanche nelle più perverse tesi difensiviste, pensare di contrattualizzare Fayne (con biennale!) e Spencer nell’arco di un mese senza dover essere messi alla pubblica gogna. La Pallacanestro Trieste sta inanellando una serie di “pacchi” inenarrabili, mascherandoli da giocatori di basket in sede di mercato. NON E’ UNA QUESTIONE DI DANARI, sia chiaro, o meglio, con i soldi puoi sicuramente avere minori margini di errori, ma con la competenza puoi altrettanto garantirti almeno il minimo sindacale. Facciamo una bella cosa, prendiamo un Direttore Sportivo di livello, così in caso di insuccesso il responsabile avrà un nome ed un cognome, non “nickname” come Leghiacci o Ghiagovich.

Fare quadrato è più che giusto… ma chi nasce tondo non può morire quadrato.

Raffaele Baldini