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Dan Peterson: “Ripartire con prudenza…e con gli italiani!”

883fea86fcad6bb934b3f655fc37c8d0-00721-4d2078ddd2306d92c92692d24168c065Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Dan Peterson è un allenatore che ha fatto la storia della pallacanestro italiana, ed è proprio con un illuminato che ha senso parlare di ricostruzione del movimento cestistico post “coronavirus”. La sua è una quarantena attiva, quale Direttore di Superbasket sempre proteso a regalare pillole e spunti per il sano dibattito sportivo, dall’ “asterisco” da dare alla Virtus Bologna quale onorificenza parziale dopo la stagione trionfante alla convinta spinta per rivalutare le competenze italiane per il futuro.

Basket interrotto bruscamente, un’occasione per ripartire migliorati. Ma come ripartire?

“Innanzitutto con prudenza. Il calcio sta forzando i tempi in virtù di un giro economico importante, di sponsor scalpitanti e da esigenze contrattuali. La pallacanestro ha necessità analoghe solo con numeri differenti. Anche perché bisogna destreggiarsi fra cautela sanitaria e possibili ritorsioni legali future da parte di addetti ai lavori. Bisogna aspettare il “proiettile magico”, il vaccino in grado di liberarci da questo incubo CoVid-19, altrimenti tutto danzerebbe pericolosamente sul filo del rasoio; vi immaginate se alla riapertura ci fosse un solo morto fra addetti ai lavori, tifosi o persone legate allo sport? Sarebbe la fine di tutto, la catastrofe. Altro che “fase 2”, qua c’è gente che aspetta la “fase 5” per essere certa di essere fuori pericolo.”

Impossibile quindi creare un filo logico con la stagione appena conclusa…

“Io facendo una provocazione dissi che si potevano disputare i playoff a settembre. Chiaramente è una battuta, ma non del tutto campata per aria…”

Con che presupposti regolamentari è possibile ricominciare la stagione 2020/21?

“Innanzitutto obbligatoriamente bisogna passare per le decisioni congiunte di Eurolega e FIBA, questione non così semplice da sbrigare visti i rapporti fra le parti. Soprattutto l’Eurolega detta le proprie condizioni  ai campionati nazionali, quando deve rendersi conto che ci sono troppe partite sul tavolo dei club; bisogna ridurne il numero complessivo, a tutti i costi. E’ un vizio di forma tipicamente europeo quello di accavallare gli eventi; se prendessimo spunto dagli USA, si giocherebbe prima il campionato italiano e poi l’Eurolega, l’Eurocup o altre coppe.

Serie A “stranierizzata” o con un forte marchio italiano?

“Non scherziamo, i giocatori italiani ci sono e devono far parte del campionato d’appartenenza. Prendete squadre dei miei tempi, si reggevano su indigeni del calibro di Premier-Meneghin-Pittis con McAdoo e Barlow a supporto (il supporto competente), Brunamonti-Villalta-Binelli con americani di livello, insomma c’era una matrice italiana molto viva, la colonna portante della squadra. E’ virtuosa la strada di investire sui propri talenti, la nazionale italiana ne trarrebbe beneficio, con sponsor e pubblico al seguito.”