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Alviti spiazza tutti e va a Milano. Irrinunciabile offerta, irrinunciabile club, il giocatore però è pronto?

Davide Alviti ha scelto la “Juventus”, Trieste vuole giocatori che scelgano…Trieste. E’ finita così la querelle estiva con un roboante trasferimento (roboante per il giocatore eh) all’Olimpia Milano, un pluriennale a crescere che monetariamente suona come una sinfonia per chi ha una carriera che dura all’incirca 15 anni.

Davide Alviti alla corte di Ettore Messina, secondo motivo per cui un giocatore propenderebbe per accettare la destinazione. Allenatore fra i migliori in Europa, doverosamente cinico per questioni di priorità (l’Eurolega ha lasciato una lunga scia di “dimenticati” italiani) ma pur sempre un illuminato maestro. Non solo, allenarsi ogni giorno a fianco del suo mentore, Gigi Datome, o altri superlativi esponenti del genere, diventa un dottorato che non può non portare benefici. Da questo punto di vista l’Olimpia Milano è il massimo.

Quanto però Davide Alviti è tarato per essere pronto a questo triplo carpiato? Giocatore ancora molto monodimensionale, nell’anno della conferma giocherà con un peso enorme sulle spalle (e gli occhi di Giorgio Armani) e con relative armi in faretra. A Trieste ha cominciato il percorso di ampliamento del bagaglio cestistico offensivo, provando a mettere palla a terra, lontano però dall’eccellenza richiesta da un “top-team”. Fragilità fisica che può sostenere il livello continentale solo se sei… Gigi Datome. La difesa è lontanissima dal credo messiniano, però l’abnegazione e la voglia di migliorare sono compagni di viaggio ideali per progredire in tal senso.

Quindi? All’irrinunciabile offerta dell’Armani Milano si potrebbe avvicinare lo spettro del prestito altrove, e questa sarebbe (tolto il discorso economico) un colpo di scure alle velleità dell’alatrese; un conto è scegliere la destinazione perché c’è un timoniere ineccepibile, perché hai compagni di squadra clamorosi, perché l’ambiente eleva il grado di professionalità del vivere da sportivo, un conto se vai in una succursale dove potresti fare due/tre passi indietro, magari avendo un americano davanti a te.

Conoscendo l’ambizione del giocatore, non c’è nella testa di una mentalità forte l’idea di non essere adeguato. Per cui è giusto scommettere su se stessi… quando si ha fiducia in se stessi.

L’Allianz Trieste non ha nulla da rimproverarsi, ha fatto esplodere il giocatore dando una vetrina unica, tanto da fargli valere la convocazione in Nazionale. Può dispiacersi senz’altro per il modus operandi dell’entourage del giocatore, già in cerca di altri porti prima ancora di sapere le intenzioni del club giuliano. La riconoscenza cancellatela dal vocabolario dello sportivo professionista, per cui ogni attore in causa fa la sua parte secondo interessi propri: il giocatore sceglie la destinazione migliore, la società di provenienza l’operazione più affine ad una strategia e alle possibilità, i tifosi di esprimere il proprio parere in funzione del naturale attaccamento alla maglia.

Nessuno ha torto, nessuno ha ragione. E’ lo sport professionistico e bisogna accettarlo con le regole di mercato annesse. L’augurio è che tutti alla fine siano soddisfatti delle scelte fatte.

Raffaele Baldini