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Basket all’aperto: intrigante ma con mille variabili impazzite

46743798_10217711803808695_2106848524325879808_oFonte: Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto e Raffaele Baldini

Giocare all’aperto, un ritorno alle origini per affrontare la ripartenza del basket dopo l’emergenza Covid. L’idea arriva dal presidente della Fip, Gianni Petrucci: “Il nostro sport si presta e il clima ci aiuta. Perchè non sfruttare questa opportunità per evitare il più possibile i rischi da contagio?”. Ma cosa pensano dell’idea di Petrucci gli addetti ai lavori? “Sono dubbioso- sottolinea Alberto Tonut- perchè il problema principale credo sia quello di rispettare la distanza sociale. Il basket è sport di contatto e questo può creare pericolo indipendentemente che si giochi all’aperto o al chiuso. Poi per carità, è un’idea come un’altra, in questi mesi si è sentito di tutto e di più. Io sono perplesso però, così come non mi ha convinto la proposta di una supercoppa giocata a sedici. Bisogna fare in modo che i giocatori possano tornare in campo in sicurezza e se invece di due mesi ne serviranno cinque o sei, bene, mettiamoci il cuore in pace. Quello che ho già espresso in altre interviste è l’assoluta convinzione che per ripartire servirà il pubblico”.  “Non sono io che posso permettermi di dire sì o no a una proposta del presidente- sottolinea Alessandro De Pol-.L’unica cosa che posso sottolineare è che se tutto il mondo dello sport si è fermato è stato per un motivo e prima di ripartire è fondamentale capire se quel problema è stato superato. Poi giocare all’aperto si può, a condizione che le strutture siano di qualità e che il lavoro dei professionisti non sia messo in pericolo”.  Si affida ai ricordi Davide Cantarello. “Mi pare fosse la metà degli anni ottanta, mi era successo un paio di volte di giocare qualche torneo giovanile all’aperto, campi in cemento e tabellone in legno. Giocare all’aperto a livello professionistico si può ma credo che la cosa debba essere limitata a un evento singolo. A livello promozionale puoi anche pensare di farlo, ragionare sul lungo periodo mi sembra oggettivamente complicato. E poi- conclude Davide- mi chiedo se davvero abbiamo in Italia strutture adeguate che possano fungere da teatro per un’idea come questa”. Favorevole all’idea “vintage” del basket all’aperto il Vate Valerio Bianchini, con delle imprescindibili condizioni però: “mi piace l’idea ma con delle dovute precauzioni. Il fondo del terreno sui cui si giocherebbe non può essere in legno sdrucciolevole o senza le caratteristiche tecnologiche adatte ai giocatori di basket; suggerirei il materiale sintetico indicato dalla FIBA e già testato per altre competizioni cestistiche.” Matteo Boniciolli vede l’opportunità di rilanciare il movimento: “pur con delle riserve dettate dalla gestione temporale della cosa, viste anche le logiche legate al meteo, posso dire che se l’iniziativa è quella di sponsorizzare il prodotto basket con un evento in un grande teatro italiano, mi trova entusiasticamente favorevole. Immagino lo scenario dello stadio del tennis di Roma, quello che il presidente Toti voleva coprire per renderlo casa della Virtus, per una kermesse di breve durata ma intensa, coperta dai media e capace di far parlare di sé.” Dice la sua anche Carletto Fabbricatore, più scettico: “giocare all’aperto nel terzo millennio? Su quali materiali? A che ora? Se piove dove si gioca? Qualcuno ha fatto una verifica dei costi? Sono le prime domande che mi sono posto. Fare giocare atleti professionisti all’aperto comporta importanti aggravi assicurativi e ulteriori costi. Una volta si giocava sul cemento che distrugge le articolazioni. Poi si è passati al parquet smontabile che in caso di umidità, frequente in estate, diventa scivolosissimo. Ho giocato moltissimi tornei estivi all’aperto e quindi parlo con cognizione di causa: un conto è giocare un torneo di due giorni, un altro giocare un campionato. Se dopo il “campionato primavera” questa è l’idea per la ripartenza siamo veramente messi male. Ho letto un’intervista rilasciata da Antonio Corbalan (medico ed ex giocatore Real Madrid) che entrava nel merito della sicurezza dei giocatori con basi scientifiche ben precise che evidenziavano il rischio contagio per gli atleti e per gli eventuali spettatori. Mi permetto di dire che si continua a confondere lo sport professionistico con quello ludico e spero che la prossima proposta non contempli la grigliata collettiva. Per ripartire non servono boutade.”