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Analisi del “bis”: elogio alla… bruttezza, il nuovo Spencer e un pensiero ad Alviti…

Approccio, indirizzo al match

Coach Legovich e tutto lo staff sanno benissimo che l’approccio alle partite segna una direzione. I “tre tenori” in quintetto vuol dire aggredire la partita offensivamente, ma quello che conta è l’attitudine difensiva. Consiglio vivamente gli attori protagonisti di seguire i dettami della “regia”, perché hanno sempre profondi e giustificati motivi. La difesa sul “pick and roll” ha funzionato, agevolata da una scellerata lettura dei playmaker di turno (Nikolic da espatriare in serata) e da percentuali da tre punti inimmaginabili per fini esecutori. E’ veramente bello vedere come lo staff tecnico si adoperi settimanalmente ed in maniera diversa per arginare il pericolo di turno, un qualcosa che per tanti anni è rimasto nelle retrovie rispetto al proporre un canovaccio statico (nel bene o nel male).

Elogio della… bruttezza

La partita con Sassari esplicita nella forma più chiara quello che Trieste deve trasformare per avere chances di vittoria con avversarie più strutturate sulla carta. Bisogna esaltarsi nella bruttezza, nello “sporcare” uno spettacolo sportivo inducendo chi ha qualità maggiore a eseguire senza pulizia, a vedersi spezzettato il ritmo, a subire “mani addosso”. C’è tanta psicologia nel portare su un terreno paludoso dei “baronetti” del gioco, quasi sempre vedi cestisti che perdono rapidamente la calma e la lucidità, intestardendosi nel cercare soluzioni estemporanee. Se invece si gioca “a viso aperto”, si rischia la “goleada”…

Quel segnale da Spencer che ha una matrice nota

“Spencer è stato opportunamente stimolato a dare di più e stasera ha fatto vedere che il lavoro coordinativo e di footwork che stiamo facendo di concerto con lo staff di preparazione.” Dalle dichiarazioni di Legovich ci sono due letture importanti da dare: la prima è che lo staff lavora sul miglioramento individuale, tecnico e atletico. La seconda è che esiste sempre un modo per poter mettere a proprio agio un giocatore. Chiaro che se bastasse il lavoro settimanale in palestra per dare questi frutti, la pallacanestro professionistica sarebbe più semplice di quello che è; chiaro è anche che Spencer non sarà (quasi) mai questo, ma se le spaziature e i tempi di passaggio regalano finalmente le giuste geometrie, ecco che il lungo può incidere a dovere.

Cosa non ha fatto Sassari

La Dinamo c’ha messo tanto del suo per rovinarsi la domenica. A prescindere da un atteggiamento difensivo nella prima parte del match totalmente inadeguato, non è stato sfruttato nessun vantaggio evidente sulla carta. Il lungo Onuaku non è stato MAI coinvolto a dovere offensivamente, così come Diop ha dovuto raccattare palloni giocabili dalla “spazzatura”; il “mis-match” di Jones con qualsiasi diretto avversario è venuto meno, anche per l’incomprensibile seduta sul pino a match ancora in bilico. In una partita di questo tipo Jones deve giocare 35 minuti almeno. C’è in generale uno scollamento all’interno del gruppo, nessuno gioca per il compagno e nessuno crea le condizioni di vantaggio per un tiro migliore; il lavoro per coach Bucchi è veramente corposo da qui in avanti.

E se riportassimo a casa Alviti?

Si parla ovviamente tanto di mercato, con Michele Ruzzier sulla bocca di tutti. Sul giocatore c’è una società danarosa come Brescia, peraltro anch’essa nelle condizioni di dover cambiare qualcosa. I più attenti sostanziano l’utilità relativa del triestino in un ruolo discretamente coperto come quello del playmaker; vero è anche che la qualità non fatica ad entrare nelle pieghe di un roster per migliorare il prodotto finale. Chi invece continua a “sventolare asciugamani” è Davide Alviti a Milano; solo 2 minuti nella larga vittoria a Pesaro e lontanissimo dall’essere considerato nelle rotazioni di coach Messina, pur con un roster dimezzato dagli infortuni. Alviti sarebbe per ruolo la pedina fondamentale per Trieste, l’ala “apri scatole” che allarga il campo, un giocatore che non ha troppo bisogno a re-inserirsi in una realtà che ben conosce. Una telefonatina a Stravopoulos e Rossini la farei…

Raffaele Baldini