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Analisi post Trento: scelte tattiche su Konate, la Supercoppa e Banks uomo-squadra

Scelte tattiche, interessante argomento

“La grande bellezza”, tornare a discutere anche di scelte tecnico/tattiche con un allenatore che le espone e ne difende la potestà. Coach Franco Ciani ha espresso, con la consueta chiarezza dialettica, il suo pensiero: “La scelta di rinunciare a un certo punto a Konate e di giocare con due “4” era dovuta fortemente all’assetto di Trento, con Mezzanotte e Caroline da lunghi e subito dopo con l’entrata in campo di Williams. Sagaba è dominante in area ma al momento deve entrare ancora nell’ordine di idee di difendere alto sui tiratori. Il nostro è un pacchetto di lunghi che ci permette soluzioni diverse, da qui la scelta di giocare in quel modo.” Questo punto di vista è una lettura di tipo conservativo, cioè volendo controbattere ai punti di forza avversari. C’è la lettura diametralmente opposta che è quella di imporre la propria forza, portando Konate ad intimidire attaccanti propensi ad avvicinarsi al ferro e cercando profondità (e rimbalzi offensivi) in una finale di partita che i trentini attendevano da oltre l’arco (come è stato). Non c’è la cosa più giusta o più sbagliata, c’è un dibattito tecnico/tattico interessante, finalmente messo sul tavolo con trasparenza e serenità.

Quel primo passo di Sanders…

Ho guardato con attenzione le iniziative del playmaker, questo il bilancio: una stoppata subita per leggerezza, un paio di falli subiti, bei canestri in penetrazione o attacchi aprendo a soluzioni corali trovando il tiratore “piedi per terra”. La regia ragionata un encefalogramma totalmente piatto, senza cambi di ritmo, un mero esercizio di passaggio da un quarto all’altro del campo. Corey Sanders non è un fenomeno, ma se lo si vuole sfruttare pienamente con il beneficio di tutti, deve essere calibrato per far male sul primo palleggio di penetrazione.

Lettura generica di una Supercoppa

Ho guardato tante partite di Supercoppa e, sulla stregua di un campionario ampio, posso dire che si può tracciare un comun denominatore. A parte Reyer Venezia, per cui l’impianto strutturale è talmente superiore che tutti gli attori orogranata potrebbero giocare in vestaglia e pantofole e vincerle tutte, il resto delle contendenti è un immenso cantiere aperto con “bonus” annessi, nel senso che sfruttano le occasioni ufficiali per limare questioni tecnico/tattiche. Una versione già oliata è presente a Treviso, che guarda caso si gioca chance di proseguire in Europa adesso (!), e Tortona che da neopromossa è di default più carica e nell’obbligo di allinearsi al salto (enorme) di categoria. Questo per dire cosa: l’Allianz Trieste è perfettamente uniformata alle logiche del momento, un inizio settembre che qualche anno fa l’avrebbe vista muovere i primi passi al “Lignano basket” o al “Grado basket”. Sarebbe delittuoso per Franco Ciani e il suo staff ingolosirsi all’obiettivo Supercoppa senza considerare tutto quello che è FONDAMENTALE costruire con pazienza per una lunga stagione.

Quello che non si vede di Adrian Banks

Adrian Banks ha fatto una buona partita? No. Adrian Banks è stato decisivo per la vittoria? Probabile. Adrian Banks è uomo-squadra? Sicuro. Della partita di ieri mi ha intrigato molto più quello che non è tangibile, rispetto ai canestri da tre nella rimonta. Un attaccante purissimo, in una giornata storta, spesso è una zavorra. L’azione invece in cui perde palla e corre in difesa per subire uno sfondamento, è il manifesto di quello che voglio esprimere. Banks ha difeso, e lo ha fatto veramente, ha cercato altre vie per portare acqua al mulino biancorosso, senza pretendere poi 20 palloni in attacco. Qualche fallo d’esperienza per mettersi in ritmo, ed infine le stoccate che gli sono proprie gasandosi con l’entusiasmo di un bambino. Se Adrian Banks è questo c’è da stare allegri, a prescindere dal valore tecnico intrinseco del giocatore.

Raffaele Baldini