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Analisi post Brescia: la coperta continua ad essere corta, la difesa convincente di Brescia e quel gesto di Laquintana

Mancano due giocatori, e si vede

La Germani Brescia è più forte? Si. La Germani Brescia è più in forma? Si. La Germani Brescia ha una panchina più lunga? Si. Quindi? La sconfitta del PalaLeonessa ci può comodamente stare. L’unico rammarico è che il gruppo non è riuscito a fare quello step mentale di crescita per capire che esiste una partita nella partita, cioè archiviare i due punti finali barattandoli con la differenza canestri. Tornando a Brescia, parliamo di una squadra allenata splendidamente, con un’identità precisa (alti ritmi per esaltare le caratteristiche dei singoli e difesa aggressiva), che sprigiona autostima da tutti i pori (vedi rimonta senza stress dal -18); avere Mitrou-Long sottotono a vincere una partita del genere, è segno di grande forza. L’esaltante prima parte dell’Allianz Trieste è una coperta di cashmere…ma cortissima: la brillantezza di Banks non ha trovato un “polmone” per rigenerarla, l’ascesso di Davis non ha trovato un “dentista” sul parquet per curarlo, la regia di Cavaliero si è infranta su un muro difensivo con “mani lunghe”. Insomma, come si diceva l’esperienza, la classe e il fisico di Juan Fernandez mancherà, e non ci sono italiani in grado di dare quella qualità abbinata alla leadership. Punto.

Questione di coerenza, tanto di cappello alla difesa bresciana

E’ un questione di coerenza: quando la Trieste allenata da Eugenio Dalmasson in serie A2 ribaltava le partite elevando al limite del fallo (e forse anche oltre) la propria difesa, noi non facevamo che esaltare questo aspetto. Perché quando Brescia ha innalzato l’intensità nella metà campo di fatica, ci sono due insospettabili collusi: l’avversaria, che si lascia mettere le mani addosso, e la terna arbitrale che concede tutto questo. Potremmo stare una vita a parlare del “molleggiato” Della Valle che, citando il grande Adriano Celentano, fa scaltramente cadere nella trappola i fischietti mentre dalla parte opposta Banks e soci devono subire sportellate da “camionisti turchi” per non vedersi accreditati; la realtà è che quando metti sul parquet una difesa omogenea e credibile nella sua esecuzione, anche gli arbitri più esperti (vedi Paternicò), tendono a favorire questo imprinting. Quindi, complimenti sinceri a chi ha saputo cambiare marcia, e cambiare volto alla propria difesa.

Il leader occulto: John Petrucelli

Io farei carte false per avere in squadra uno con John Petrucelli. Esattamente come fu David Moss per la Siena che “vinceva” tutto, è un concentrato di utilità: difende splendidamente, con gambe veloci per tenere gli esterni avversari (vedi Banks), fisicità per rimbalzare ali piccole. Sempre concentrato ed energico, brillante nel leggere prima le situazioni di partita. Ah si, nella serata di ieri confeziona anche 13 punti, 3 rimbalzi e 3 assist…e una serie di incazzature dei diretti avversari. Top player.

Mannaggia (Kon)-a-te

Se avete occasione di farlo, guardate il movimento di tiro di Sagaba Konate nei canestri al Palaleonessa: tecnicamente rimarchevole. Soprattutto quel tiro dai quattro metri dall’angolo in cui c’è tutta l’essenza di un’ottima esecuzione: movimento unico, distensione del braccio, rilascio morbido e sensibilità clamorosa per quelle braccia. Il ragazzone, mannaggia a lui, ha qualità. Peccato che la testa sia da registrare, una sorta di flipper in cui i neuroni girano vorticosi senza darsi pace; l’equilibrio lo trova dal coinvolgimento iniziale, traendo benefici da un paio di canestri “facili”. In questo caso la calibratura restituisce un giocatore utile, in entrambe le parti del campo, un ottimo complemento a Marcos Delia.

Quel gesto di Laquintana

Premetto che amo il “trash-talking” quando è nei limiti del lecito; è il sale della competizione, è il pepe degli scontri diretti fra cestisti, fa parte della chiave psicologica all’interno di una sfida sportiva. L’uscita di Tommy Laquintana di ieri mi è apparsa più come la provocazione dell’irlandese McNeeley contro Tyson (per poi crollare dopo 89 secondi ndr.), oppure il soffio all’orecchio di Stephenson contro Lebron James… una puerile provocazione. Quando Adrian Banks fa il gesto del “pistolero” mettendo nella fondina l’arma non è mai indirizzata ad un giocatore ma è un’espressione che caratterizza il cestista. Rifare il gesto indicando la panchina triestina (sua ex squadra ndr.), una mancanza di stile. Sarebbe stato bello vederli di fronte quando il match era punto a punto, magari leggendo labiali sussurrati andando da una all’altra metà del campo. Tommy Laquintana è un bravo ragazzo, ritengo possa essere stato un gesto di sfogo alla frustrazione vissuta l’anno precedente, nulla più.

Raffaele Baldini