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Il Maestro Pistrin e quel romanticismo che pennellava sfumature di passione sportiva

E dopo ci si chiede perché invecchiando si tenda a rinverdire ricordi di un tempo che non c’è più, che ha sbiadito nell’ ineluttabile incedere tutte le tinte vive di un romanticismo a cui non smetterò mai di guardare, con calamitante passione. Quando Gianmarco Pozzecco consuma lacrime per ricordare il suo maestro Tullio Micol, lo capisco benissimo, perché la figura degli istruttori di pallacanestro di una volta era molto vicina a quella di un “secondo padre”, un “assistant-coach” ideale per quel decisivo momento della crescita immersi nell’ambito sportivo. Erano gli anni in cui i genitori stavano tranquilli a casa, sapendo che in palestra (o in campetto) c’era qualcuno di fidato che anteponeva l’educazione a qualsiasi giocata tecnica, si, anche con un corroborante “scappellotto” o usando metodi “rustici”.

Erano gli anni in cui non esisteva la democrazia, esisteva la democratica considerazione di ogni ragazzino e la democratica libertà di dire che uno doveva stare in panchina perché un compagno era più forte di lui. Il rispetto cresceva alla base, regalando un sorriso, una parola di conforto o un’incazzatura a prescindere dal valore su un campo di basket.

Era l’epoca dei Maestri mai stanchi, quelli che arrivavano di mattina in palestra e uscivano la sera pieni di soddisfazione, perché una giornata dedicata allo sport amato, è una giornata fortunata. Erano i Maestri attenti alle sfumature, la cura per le piccole cose che costruiscono un grande progetto, sia esso di formare un ottimo giocatore di pallacanestro o uno strutturato uomo pronto a districarsi nel mondo lavorativo, o entrambe le cose.

Grazie a Enrico, un amico con la condivisa passione per la pallacanestro, mi emoziono nel vedere la poesia di un percorso sportivo sotto l’egida del Don Bosco e di un “illuminato” come Giancarlo Pistrin, per tutti “Pistro”. Non soffermatevi solo al contenuto della lettera (vedi immagini sottostanti), apprezzate lo scritto a mano (per ogni singolo atleta!), la forza di un messaggio messo “nero su bianco” da chi consideri come faro, il senso di appartenenza con la penna dall’inchiostro “verde”, colore rappresentativo dei Salesiani.

Chi ha avuto la fortuna di vivere quei momenti è dannatamente ricco, ha una elevatissima cultura sportiva ed è dotato degli strumenti per trasferire passione sportiva. Sarebbe anacronistico sbarrare la strada al progresso, ma delle volte ha senso riavvolgere il nastro per recuperare i colori, i sapori di una volta, per incantare le nuove generazioni così come è stato fatto con noi. Un quaderno, uno scritto di proprio pugno, un campo di cemento e due canestri, una guida “spirituale” che apre e chiude il campo… l’Arte dei Maestri della palla a spicchi.

Raffaele Baldini