Archivi Blog

Gianluca Mauro: “Udine cercava un’altra figura professionale, io con un carico emotivo”

Terremoto in casa Apu Udine: dopo anni di sodalizio il general manager Davide Micalich saluta e se ne va, il coach triestino Matteo Boniciolli torna venti anni dopo la storica promozione ed infine la “rumorosa” rinuncia a Gianluca Mauro, dato ad un certo punto per confermato nell’organigramma bianconero.

Gianluca Mauro, cosa è successo nelle ultime ore?

“Come ho sempre detto (non pubblicamente) io e la società friulana abbiamo avuto colloqui informali ma nulla più. Diciamo che il mio approccio alla questione può essere stato un po’ “tiepido” ad una prima lettura, per diverse ragioni: il fatto che avessi un lavoro che gradisco e che mi impegnasse, la mia eredità emotiva triestina hanno fatto si che la scelta non fosse un’esigenza impellente. Comunque ringrazio il presidente Pedone per aver pensato a me, seppure in forma di sondaggio.”

Le motivazioni della dirigenza friulana?

“Loro cercavano una figura di manager a tempo pieno, un uomo in grado di vivere l’incarico h24. penso che questa sia la motivazione principale della loro svolta verso altri professionisti.”

Il suo passato a Trieste può aver condizionato la scelta?

“Per quanto mi riguarda si. Non faccio mistero che la domanda “adesso come la spiego ai triestini” è la risposta al mio vivere una settimana con notti insonni. C’è un carico emotivo troppo totalizzante, l’esperienza cestistica a Trieste è qualcosa che non è spiegabile a parole; non lo so, potrebbe sembrare un aspetto puerile, invece è quello che mi porto dietro da uomo che vive di passioni. Sono un tifoso della squadra di basket di Trieste e lo dico con serenità a Udine, come dico di essere tifoso dell’Udinese in terra giuliana. Sono fatto così, se questo può aver indispettito la dirigenza friulana mi spiace, ma non penso sia questo il motivo.”

Rimane la volontà di tornare a misurarsi nell’ambito cestistico o era solo un’occasione dettata dalle conoscenze e dal contesto territoriale?

“Torno a quanto sopra detto: sono un manager d’azienda e come tale mi misuro con una realtà che mi è affine. La pallacanestro è stata per me una scuola in cui ho potuto imparare tante cose e, nel mio piccolo, trasferirne delle altre. La scelta quindi di rientrare in un ambito sportivo sarebbe quasi esclusivamente dettata da esigenze “di pancia” e un po’ meno razionali, o per situazioni irrinunciabili. In generale sarò sempre lo stesso: valuto qualsiasi offerta, la metabolizzo e poi prendo la decisione.”

Come vede Trieste per la stagione a venire?

“Mi sembra che ci sia un ottimo punto di partenza: uno sponsor solido con altri a corollario, un impianto solido di squadra composto da giocatori italiani e un dirigente come Mario Ghiacci che ha saldamente le mani sul volante. L’attendismo di queste settimane è strategia corretta, secondo il mio punto di vista, in questa contingenza sportiva. Avrei agito allo stesso modo. Da tifoso mi auspico che si prospetti all’appassionato una stagione con l’obiettivo di una tranquilla permanenza nella massima serie, accogliendo di buon grado ma senza patemi quello che verrà in più.”

Raffaele Baldini