Archivi Blog

Ci sono fuoriclasse silenziosi con un fischietto in bocca: Luigi Lamonica

Da: Superbasket.it

Ci sono due tipi di fuoriclasse all’interno di un parquet: quelli con la palla a spicchi in mano, in canotta e pantaloncini, e quelli con un fischietto in bocca. Luigi Lamonica, pescarese classe 1965, è di fatto un’icona della classe arbitrale, oltre 30 anni di attività arbitrando tutte le partite più importanti, una carriera conclusasi con la finale dell’Eurolega 2021/22 fra Efes Istanbul e Real Madrid.

Ci sono fischietti che hanno avuto bisogno per emergere di autorità declinata in forme di fiscalità al limite dell’egocentrismo; roba che Alberto Sordi ne “Il Vigile” era un accondiscendente ausiliario del traffico in confronto. Altri con forme teatrali atte a sostanziare la presenza sul rettangolo di giocoLuigi Lamonica invece è stato un naturale lettore/giudice delle situazioni di gioco, oltre che un uomo dotato di straordinaria competenza, con quella dose empatica di comunicazione non verbale che aggiusta tante cose. Un sorriso per stemperare gli animi, uno sguardo deciso me senza muovere un sopracciglio, far finta di non sentire capendo l’emotività del movimento, tutto bagaglio maturato nel tempo e portato a eccellenza arbitrale.

Non è un arbitro parco di spiegazioni, anzi, qualche minuto “sprecato” per esplicitare un’interpretazione arbitrale, ha indirizzato spesso il rapporto con giocatori e allenatori. Fra le oltre 700 partite di serie A italiana (siamo gli unici fenomeni a “pensionare” per anzianità un fuoriclasse ndr.), la storica gara 5 di finale scudetto fra la Virtus Bologna e la Fortitudo Bologna, con il tiro da 4 punti di Danilovic.

Arbitro internazionale dal 1996, non si contano le presenze nella massima competizione continentale (Eurolega), compresa l’ultima finale giocata pochi giorni fa. Due olimpiadi, due mondiali e sei europei consolidano il mito fra i fischietti.

In un asfittico panorama contemporaneo, per cui il ruolo di arbitro viene visto come un “male necessario” (cit. Aldo Giordani), è fisiologico trovarsi a rimpiangere fischietti come quello di Lamonica. Il movimento fatica a trovare successori, non può più scegliere bensì deve fare la conta di chi rimane. Le sue dichiarazioni post finale di Eurolega “Ho arbitrato la mia ultima partita. È stata una corsa incredibile. Voglio rimanere nel basket, ma in un’altra veste”mi auguro lo portino in un ambito dirigenziale (indifferente quale), perché serve una competenza illuminata e possibilmente non democratica per smuovere le coscienze.

Rimane l’inscalfibile percorso (neanche l’aggressione in Grecia è servita) di un fuoriclasse con il fischietto, il numero uno.

Raffaele Baldini