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Analisi post derby: vittoria tattica, Ruzz sublime e il “soggetto” Spencer. Curva sesto uomo

Dalla palla due una vittoria… tattica

Facile adesso dire che Treviso è stata poca cosa, che sono scarsi, che hanno giocatori non all’altezza. In parte la serata storta può essere un’evidenza indiscutibile, dall’altra ricordo che la Nutribullet veniva da successi cinque stelle contro Tortona, Brindisi e Venezia. Sono più propenso a credere che coach Nicola ha capito poco e ancor meno i suoi giocatori. I veneti si aspettavano una pericolosità dal perimetro e si son visti schiacciare in testa 12 punti da Spencer in quarto, volevano correre ma Trieste ha corso il doppio e con più costrutto, volevano innescare Iroegbu e Banks ma alla fine hanno dovuto virare sul brutto da vedere ma efficace Sorokas e su qualche sprazzo di Sokolowski. Coach Legovich e staff invece sapevano anche come si allacciava la scarpa Banks, come adattarsi alle difese proposte da Nicola e anche quello che avrebbero preso per cena i giocatori. Insomma, c’è lavoro certosino settimanale dietro questa vittoria, la consapevolezza di un vicendevole vantaggio nel sapersi ascoltare, soprattutto una virtù unica di avere soggetti capaci di ascoltare e mettere in pratica.

Questo è il Ruzz che vogliamo!

Così vogliamo Michele Ruzzier. Le qualità indubbie del triestino si sono estrinsecate al Palaverde con una completezza rimarchevole: regia dinamica, calibrata nell’ottimizzare i palleggi per battere la prima linea e illuminata nella cromosomica e “teodosica” naturalezza di veder l’uomo smarcato, aggiungendo la chirurgica esecuzione balistica quando è richiesta. Ruzzier è un grande acquisto, è un playmaker come pochi ormai rimasti nel panorama nazionale, un cervello in grado di dettare i tempi di gioco.

Guardo Skylar Spencer e non ricordo un soggetto simile

Lo guardo attentamente, seguo ogni movimento (anche perché è impercettibile) del volto, registro la pallacanestro che di settimana in settimana si fa più incisiva. Nemmeno Alberto Angela saprebbe tradurre scientificamente la metamorfosi che sta vivendo il lungo di Inglewood: non ha implementato nulla di nuovo dal repertorio tecnico, ma ha ottimizzato tanti piccoli aspetti. Più puntuale sui tagli da “pick and roll”, più dinamico in area pitturata, più centrato sulle linee di passaggio ideali, meno solo con un amico generoso come Ruzzier in regia. Siamo alla sublimazione del binomio “lavoro in palestra-attitudine”, anche qui un vicendevole rapporto fiduciario che porta frutti evidenti. Non ricordo nel recente passato un lungo in grado di migliorare di settimana in settimana, stravolgendo la sua presenza sul parquet.

La Curva…dei decibel

Così son buono anche io a gasarmi su un campo da basket. 300 invasati a Villorba a petto nudo (io con il giubbotto ndr.), compatti a “testuggine” (di memoria romana), rumorosi come poche volte ad incitare per quaranta minuti la squadra. Senza “se” e senza “ma” il sesto uomo in campo, come lo è stato con Scafati e come a Verona. Risultato? Due vittorie sue tre e prestazioni in crescita del gruppo. La pallacanestro è uno sport al chiuso, giocata in arene calde (come quella del Palaverde), in cui l’aspetto ambientale è molto più incidente rispetto ad altri sport. Quando dicevo che la salvezza di Trieste passava per la riappropriazione selvaggia dei propri tifosi, intendevo questo, né più né meno.

Arriva Emanuel Terry, chi se ne va?

Sembra ormai scontata la rinuncia a A.J. Pacher con l’arrivo imminente di Emanuel Terry. La sensazione è che la società sia entrata nella modalità 2023/24 acquisendo con contratto di 1 + 1 i servigi di un giocatore di esperienza europea. Certo, per caratteristiche è un upgrade di Spencer, però il concetto è quello di attingere a un mercato asfittico, in cui elementi di qualità si trovano con il lanternino. Inserito Terry, si vedrà un’ala da inserire, con caratteristiche a questo punto maggiormente improntate al gioco esterno; insomma un numero “3” a tutti gli effetti. Le vittorie aiutano a lavorare in tal senso senza ansia addosso.

Raffaele Baldini