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Un’altra “pacca sulla spalla” ma a casa col referto giallo, la Spagna comanda ancora

Fonte: Superbasket a cura di Raffaele Baldini

Parto dal principio che, neanche sotto stupefacenti, riesco a vedere il bicchiere di “Blu Lagoon” (in onore all’azzurro nazionale) mezzo pieno. Innanzitutto perché considero la modalità con cui la FIBA organizza le “finestre” di qualificazione, una follia, degenerata da logiche ormai conclamate gerarchiche legate al vil danaro. “Piangere” sull’Eurolega versata non ha senso, così come insisto che i “pellegrinaggi” negli States sono esercizi di genuflessione che sviliscono il senso della convocazione in Nazionale. Questa è l’epoca contemporanea in uno sport che spazia fra la “nicchia” nazionale e l’opulenza incontrollata della NBA.

Non riesco in alcun modo a capire come Gianmarco Pozzecco e staff possano realmente creare un piano tattico con elementi nuovi, e neanche pochi. L’allenatore diventa un selezionatore, possibilmente un fine motivatore e un mistico che ha fede nei propri giocatori. Il bicchiere mezzo pieno in realtà lo vedo in un aspetto reiterato presente ad ogni latitudine, quello di un gruppo che non molla mai, che cerca con sgraziata “garra” di rimettere in piedi qualsiasi partita; non è cosa da poco, perché questo spirito davanti a 10 mila della Vitfrigo Arena e ai “tiepidi” appassionati davanti a RaiDue, diventa appartenenza, magari passeggera, ma sincera.

La “fredda cronaca”, per dirla alla Albanese nelle vesti di “Frengo”, parla di un divario con la Spagna che va ben oltre i 4 punti. Non parlo di madre natura che “regala” agli spagnoli fratelli di successo per ogni generazione (dai Gasol a Hernangomez), bensì proprio per un concetto di ricambio che ci vede sempre arrancare. Noi faremo notti in bianco con il Poz a raccontare la “favola azzurra” a Banchero nel lettone di Orlando, ma sappiamo benissimo che il talento n.1 del Draft qualora venisse, giocherebbe la sua pallacanestro, quella che tanto piace ai contemporanei, cioè faccia a canestro pur avendo 208 centimetri (vedi Wembanyama con la Francia). Mancheranno quindi sempre i centimetri (competenti) dei vari Marconato, Chiacig; forse nella sfida di ieri avrebbe meritato un’occasione lo straripante Caruso di Varese.

Rimarchevole, al di là della prestazione “monstre” di Fernandezil concetto di applicazione difensiva della Spagna; coach Scariolo sapeva benissimo che, in un contesto così poco allenabile, quello a cui si può attingere a piene mani è l’abnegazione nella metà campo in salita. Gli iberici hanno messo le “mani addosso” in maniera omogenea e continua, trascinati da un “mental-coach” come Diaz. Nulla è compromesso per il Mondiale, ma non possiamo e non dobbiamo trincerarci dietro le “pacche sulle spalle” ad ogni sconfitta.