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Analisi post maratona: l’atavico problema difensivo, Piero Angela e Sagaba Konate, l’onnipotenza di Banks

In difesa non ci siamo ancora

Ho nella memoria due azioni nitide in cui Johnson e Hopkins hanno segnato (o subito fallo) nei momenti chiave del match sopra la testa di Corey Davis. Il problema è il solito, il cambio difensivo in casa Allianz deve essere centellinato, altrimenti è puro banchettare per gli avversari. Manco allungando la barba verso l’alto Davis potrebbe impensierire un lungo avversario, e ieri le situazioni tattiche (le classiche sfumature che decidono match punto a punto) potevano costare caro alla truppa di coach Ciani. E’ evidente che la coperta è corta: gli esterni biancorossi sono “tascabili”, quindi non abbinabili con soggetti di altra stazza, i lunghi Allianz hanno buone gambe (soprattutto Grazulis e Konate) ma faticano da matti con Delia. Un mal di testa per lo staff tecnico, ma qualcosa deve essere fatto in proiezione.

Piero Angela e il “misterioso mondo di Sagaba”

Sarebbe un documentario di straordinario impatto e di clamorosa originalità. Sagaba Konate è un soggetto molto particolare, un camaleonte che si adatta alle situazioni… contrarie. Una partita come le altre, al PalaDozza, gettato in quintetto in un momento di grossa crisi personale e di squadra, tutte le condizioni per vederlo deragliare in falli ingenui e in reazioni scomposte. E invece no, il “contro-camaleonte” domina dalla palla a due, sia in attacco che in difesa, denunciando insospettabili doti di realizzatore, di intimidatore e quelle conosciute invece di clamoroso difensore sugli esterni avversari, con una velocità di gambe rimarchevole. Hopkins è rimbalzato via, Johnson ha subito una stoppata che poteva decidere prima la sfida, il solo Cinciarini ha potuto sfruttare la versione “distratta” del maliano prendendosi dei falli per pigri interventi a “manera”. Che Sagaba troveremo la prossima partita? Eh niente, Piero Angela la puntata su Nostradamus l’ha prevista più avanti…

“Big-Banks”

Vi racconto attraverso i numeri l’onnipotenza di un attaccante fra i primi tre visti a Trieste nella storia: nelle ultime due partite Adrian Banks ha segnato 63 punti (31.5 a partita), con 15/18 al tiro da due punti (!), 18/20 ai tiri liberi, prendendo 17 rimbalzi (8.5 a match) e smazzando 7 assist. Quando si parla di leader spesso di parla a sproposito, magari ingigantendo prestazioni o mistificando le gesta. Banks invece è tutto quanto serve ad una squadra in crisi per uscire dalle sabbie mobili: punti in poco tempo, a prescindere se marcato o meno, sangue freddissimo, una fottuta voglia di vincere che trasuda da tutti i pori. A fine stagione, registrare questi numeri da parte di un 36enne è qualcosa che va oltre la valutazione di un grande giocatore: è un eletto!

Il valore aggiunto di Jason Clark

Qui andiamo oltre i numeri di una prestazione al PalaDozza. L’esterno neo-arrivato, per il modo di stare in campo, può certamente essere un elemento utile alla causa. Attacca subito il ferro con penetrazioni e cambi di direzione “spacca-caviglie”, è imprevedibile ed ha leve lunghe per poter tirare nel traffico. Un giocatore così mancava nello scacchiere tattico Allianz, quanto lui sarà bravo a leggere le situazioni (andando a concludere o scaricando per il compagno libero), tanto più ci saranno dividendi interessanti per la squadra.

Raffaele Baldini