Archivi Blog

Analisi del giorno dopo: quel fantastico segnale di squadra, il potenziale difensivo e la bandiera triestina

Che messaggio dalla squadra…alla squadra!

I titolari in panchina nel momento caldo del match, quando Reggio impattava con tripla di Taylor. Gli stessi titolari che guardano ammirati i compagni di squadra adoperarsi in difesa e in attacco per ricacciare indietro gli avversari. Lo fanno a loro modo, forse senza una classe sopraffina ma con due “palle” che fanno provincia, creando un solco profondo che decide la sfida. Coach Eugenio Dalmasson, in un momento di (lucida) follia trova il nirvana cestistico: fa capire a TUTTI (Udanoh compreso, magari per via differita) che l’Allianz Trieste è una SQUADRA, in cui tutti sono responsabilizzati alla stessa maniera, fa riposare i titolari in vista della delicata sfida con la Fortitudo Bologna di domenica, vince una partita di fondamentale importanza in chiave salvezza. Cerchiamo il pelo nell’uovo? Per come si era messa ad un certo punto, i 9 punti stanno stretti in chiave differenza canestri.

Non c’è ancora la piena consapevolezza di poter diventare un’ottima squadra difensiva

Guardi sprazzi di partita con Reggio, come in altre occasioni, e ti accorgi che il gruppo biancorosso ha margini enormi di crescita per quello che concerne la fase difensiva. Tolta la fragile opposizione ai registi rapidi avversari, per cui le gambe di Fernandez, Cavaliero e di Laquintana sono “lentine”, il resto è tanta roba, potenzialmente. Doyle ed Henry hanno gambe veloci, sanno tenere l’uno contro uno avversario e hanno spiccate qualità sugli anticipi; la loro è solo una questione di testa e di voglia. Davide Alviti è un due metri adattabile a qualsiasi attaccante. Il reparto lunghi o delle “ali forti” è eccellente: Da Ros e Grazulis “scivolano” difensivamente come esterni, sono scaltri e hanno tempismo, possono marcare anche le “ali piccole”. Delia è esperienza, unita ad un senso della posizione innato, nonché 210 centimetri da opporre. DeVonte Upson sta capendo i tempi di “aiuto difensivo” e finalmente sta esprimendo la verticalità per cui è stato preso in estate. Insomma l’Allianz 2020/21 è alla stregua del ragazzino adolescente che ha talento, ma non ha ancora capito di averlo e soprattutto come sfruttarlo. C’è ancora tempo per rendersene conto.

Tommy Laquintana, non trascuriamo il lato positivo

Se un giocatore non rende è un problema, se un giocatore non reagisce è un doppio problema, se non ha le qualità morali per farlo…è perso. Per fortuna se dal punto di vista della sua pallacanestro, Laquintana rappresenta per ora un rebus, dall’altra ha due dei tre elementi di cui sopra che fanno ben sperare in chiave futura. Sempre, o quasi, il ragazzo di Monopoli ha reagito nel momento in cui si teneva aggrappato con l’unghia del mignolo al ciglio del burrone; non solo, non ha mai perso lo spirito di squadra, adoperandosi in quelle infinitesimali cose (esempio: l’anticipo per recuperare un pallone su rimbalzo lungo offensivo) che alla fine portano al successo. Diamogli tempo.

600 perle, l’orgoglio triestino che risponde al nome di Daniele Cavaliero

Guardo e riguardo istantanee degli esordi, con la faccetta “pacioccona” e un fisico ancora tutto da definire. Un uomo canuto (Cesare Pancotto ndr.) che in Via Locchi faceva tremare le pareti a forza di dare direttive al ragazzino talentuoso che si affacciava al palcoscenico della serie A. Ne è passata di acqua sotto i ponti, tante sfide (tutte vinte) in giro per l’Italia, avendo però sempre la passione a tinte biancorosse e un’alabarda al centro. Poi il ritorno a casa, il più difficile dei finali di carriera, quello per cui l’emotività può giocarti brutti scherzi e magari “sporcare” un’immagine vincente. Invece arriva con effetti speciali la notte di Casale Monferrato, quella dove gli dei del basket indicano la via dell’immortalità cestistica, quelle triple che riportano nella massima serie Trieste, la squadra della sua città, dopo 14 anni. Ancora oggi Daniele è un simbolo, un punto di riferimento che sprigiona lampi di classe “educati”, silenziosi, ma che non passano inosservati. Bandiera.

L’isterico andamento della stagione

Segno che il campionato è falsato, dalla prima giornata. CoVid o non CoVid, la storia della stagione ha un andamento troppo sinusoidale per essere ascritta alle normali logiche sportive. Squadre dal rendimento diametralmente opposto nell’arco di pochi giorni, espressioni tecnico/tattiche troppo diverse, assenze che pesano come macigni, logiche sanitarie perlomeno sospette. Non vuole essere una giustificazione alle topiche nelle “chiavi” di presentazione del match del sottoscritto (per cui ho già il “tapiro” ad honorem), quanto una realtà conclamata; tolte Milano, Pesaro e in parte Brindisi, tutte rientrano in un quadro fragile, mutevole e che non è possibile ordinare. Se da un lato la questione fatica ad essere metabolizzata, dall’altra regala sorprese ad ogni palla a due.

Raffaele Baldini