Omegna, BPMed Napoli e Acegas Trieste, quale e’ l’intrusa?

Trieste, fortemente Trieste…talmente tanto da cominciare a convincere anche se stessa che quella vetta della classifica nella Division del Nord-est non e’ poi tanto blasfema. Certo, dopo quattro partite specchiarsi di fronte cotanto immacolato splendore rischierebbe di creare false illusioni, anche perche’ al di la’ dei risultati del campo, la differenza con Omegna e Napoli Trieste ce l’ha, ed e’ nell’organico, buono ma non eccellente come le due co-capoliste.
Il bello di essere l’intrusa? Che nello stesso tempo aumenta esponenzialmente l’autostima e di conseguenza l’entusiasmo della truppa, investendo ogni sera protagonisti diversi, e, dopo anni, stuzzicando le fantasie del popolo di appassionati giuliani.
Qual’e’ potrebbe essere il passaggio da intrusa a certezza? La codifica potrebbe uscire dal trittico di partite che aspetta coach Dalmasson e soci, tutte toste e con due trasferte, a Torino, in casa con Napoli e poi a Capo d’Orlando; qualora il manipolo biancorosso riuscisse nell’impresa di rimanere in vetta, allora veramente ne vedremmo delle belle, oltre che un Palatrieste in continua crescita di spettatori.
Eppure Pavia aveva capito tanto di Trieste, o Trieste ha capito poco di se stessa
Coach Baldiraghi non e’ mai stato cosi vicino a centrare la sua prima vendetta sportiva contro la citta’ che lo ha preso di mira per il suo vulcanico modo di allenare e interpretare la partita; la sua squadra ha giocato per certi frangenti ottimamente in attacco con lucide soluzioni nell’uno contro uno di Pederzini e Borgna, ottimi giochi a due alto-basso, mettendo anche in difesa la museruola ai due leader naturali di Trieste Carra e Moruzzi.
Ma forse i meriti di Pavia finiscono dove cominciano i demeriti dell’Acegas, testardamente monocorde nell’abusare del tiro da tre punti sulla zona proposta da Baldiraghi, fallosi nei fondamentali di passaggio e con letture da manicomio (vedi palloni al lungo in corsa…); per fortuna giocatori intelligenti sanno come tornare sui binari dopo un lieve deragliamento.
Intercambiabilita’, Zaccariello dea Kali, e la solita spia accesa sulle emergenze
Pur avendo un roster che ruota 8 giocatori con un certo minutaggio, l’Acegas trova sempre dal cilindro il jolly per risolvere le situazioni intricate, lo e’ stato Mastrangelo ad Anagni, ora con Pavia per buona parte del match con Innocenzo Ferraro, capace di mettere in ambasce la difesa pavese con giocate fuori dagli schemi, impreziosite da soluzioni vincenti da oltre l’arco. Questa leadership passata come un testimone fra compagni di squadra e’ sinonimo di fiducia dell’allenatore e fiducia reciproca fra compagni, a tal punto che a inizio partita stava diventando una stucchevole insistenza verso l’ “ambito” Gandini, portato suo malgrado a commettere 4 infrazioni di passi quasi consecutive….
Poi le solite note liete: Zaccariello per quello che fa in campo penso che le due sole braccia siano poche, presente a rimbalzo come un lungo, esageratamente intelligente nel leggere le situazioni di pallacanestro sul campo, esiziale a volte con i piedi per terra, ha tempo addirittura per imbastire un battibecco con Cisse’ e Maggio….dea Kali! Ed infine la solita griffe: minuti caldi e palloni che scottano? Marco Carra si mette in proprio e risolve con 5 pt.di fila, personalita’ straripante.
L’investitura: Michele Ruzzier e’ gia’ entrato nel futuro..
Ecco lo step successivo e definitivo, il salto di qualita’: ultimo quarto, Trieste si gioca punto a punto il match, e il salvagente (Marco Carra ndr.) e’ in panchina. Qualsiasi allenatore non di estrazione slava esistente sulla terra avrebbe inserito il proprio pretoriano a discapito del pur valido giovane Michele Ruzzier. Invece la fiducia fa diventare investitura una scelta, coach Dalmasson lascia il play scuola Azzurra in campo e…..break favorevole a Trieste!
Il percorso quindi di crescita di Ruzzier e’ ben che avviato, ora maggior attenzione ancora sull’aspetto difensivo e qualche piccolo egoismo in piu’ invece di cercare per forza la giocata smarcante, ed ecco confezionato il play del futuro per la Pallacanestro Trieste 2004, anche forse ad un gradino superiore.
La marea sale, anche se la diga e’ dura da abbattere
Sembrero’ noioso, a tratti monotematico…..ma insistero’ sempre che una partita senza tifo e’ come un concerto in play-back, oltre che rende meno caloroso l’ambiente; sara’ la squadra che ha cominciato inanellando vittorie a ripetizione, sara’ il nuovo corso che presta maggiore attenzione a questi aspetti marginali ma fondamentali, ma pian pianino la marea sale, l’entusiasmo sta lanciando qualche timido segnale di ripresa, qualche coro, un tamburo…..e la gente delle tribune che scioglie ogni tanto gli arti superiori con vigoria ritmata.
L’occasione per abbattere forse definitivamente la diga di indifferenza e distacco creata in questi anni di assuefazione potrebbe essere proprio il big match contro Napoli di domenica 23 Ottobre, a da passa’ la nuttata!
Raffaele Baldini

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