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Analisi post Milano: c’è tanto di positivo, Terry, assunzioni di responsabilità rivedibili e un arbitraggio…

Pensiero debole, ma che nasconde una matrice virtuosa

Mi è piaciuta da matti la sala stampa di coach Legovich (come spesso accade), perché oltre a sciorinare con lucidissima puntualità i coni d’ombra di una partita persa, ha voluto rimarcare come non si possa essere contenti per una sconfitta. Perché se si vuole fare il salto di qualità, bisogna cominciare dal fatto di non dare MAI per scontata una sconfitta. Al di là di questo ci sono tante piccole battaglie vinte in una guerra persa (sportivamente parlando ndr.): il fatto di avere una solidità ormai acquisita che tiene le avversarie sotto i 70 punti (e che avversarie), una quadratura nelle gerarchie e una conoscenza reciproca che si sta affinando di partita in partita (vedi il rendimento di Spencer). C’è soprattutto l’aver riportato oltre 6000 spettatori all’Allianz Dome, gli stessi che convintamente hanno applaudito a fine partita i protagonisti; è troppo importante ritrovare il calore della propria gente in vista del rush finale, un valore aggiunto riconosciuto da tutti.

High in the Sky(lar)… Terry!

Esordio roboante, forse troppo stordente per essere vero. Invito tutti alla calma, a frenare naturali entusiasmi, anche perché l’esordio spesso conserva prestazioni di questo tipo. Resta il fatto che questo è un’atleta di altissimo livello, un uomo dall’anergia viva, finalmente un verticale esplosivo per destare preoccupazione nei “4” o “5” avversari. Potrà coesistere con Spencer? La risposta è si, ma con tanti allenamenti per la calibratura. Un giocatore di questo tipo che ama tagliare l’area partendo da esterno, può diventare devastante a due condizioni, che Spencer dia spaziature tali da non “pestare i piedi” al compagno e che lo stesso Spencer sia in grado di “dialogare” cestisticamente con lui. Spencer è intelligente, Terry anche… non ho dubbi che la combo potrà dare buoni frutti.

Quando si perde il concetto di squadra…

A memoria nella pallacanestro moderna, in Europa solo Mike James è in grado di vincere una partita da solo. Ad alto livello, il concetto di squadra ha senso in quanto come insegnava un grande allenatore, il pugno di cinque dita unite ha più forza del singolo dito di una mano. Ieri Bartley e Davis non sono mancati di voglia di vincere, né di amore verso la squadra, bensì hanno declinato male il principio di caricarsi di responsabilità. Per Bartley è il primo giro a vuoto (ci mancherebbe, è umano!), per Davis già più grave in quanto playmaker della squadra (o co-regista qual dir si voglia); la lezione deve essere metabolizzata con un profondo esame di coscienza per il futuro, altrimenti passa il messaggio presuntuoso che una leggera qualità in più offensiva può diventare licenza di sparare a salve; contro la difesa di Milano poi è un doppio suicidio.

Sanitari migliori in campo

Si da sempre troppo per scontato tutto. Ma se solo avessimo registrato il grado di apprensione dopo i primi minuti di partita per il malore occorso al tifoso, parleremmo che i migliori in campo sono stati i sanitari presenti all’Allianz Dome. Rapidissimi come un’entrata di Ruzzier, precisi come i tiri da due di Spencer e incisivi come le affondate di Terry. Sono intervenuti subito sui gradoni dove c’è il coagulo del tifo più caldo e, con l’intelligente co-partecipazione degli spettatori, hanno operato con spazio e tempestività per l’episodio lipotimico, pre-svenimento del ragazzo. Il sospirone di sollievo di 6000 anime e il recupero del tifoso regalano la palma dei migliori in campo ai sanitari.

Arbitraggio…

Lo so che lo aspettavate… ebbene si, con candida serenità si può dire che la terna arbitrale ha operato male (in generale). Qualche lettura sfumata di sudditanza (presente ma non giustificata ad ogni latitudine) non ha inciso sul risultato finale. Vince la difesa più fisica e puntuale, anche quella che riesce a convincere gli arbitri a qualche non fischio. Dispiace solo che si debba registrare spesso alla presenza del sig. Paternicò situazioni perlomeno discutibili, che creano dibattito; i migliori fischietti sono quelli che “spariscono” dalla partita, diciamo che con il sopra citato spesso invece sono elementi di profonde e scomposte dissertazioni del lunedì.

Mah…

Raffaele Baldini