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Siamo dove dovevamo essere…

E insomma siamo dove dovevamo essere. Cioè agli inizi di Luglio con le due pedine fondamentali da scegliere, i due esterni che potrebbero potenzialmente far fare il salto di qualità alla nuova Allianz Trieste versione 2020/21. Ma andiamo con ordine: se guardiamo in casa d’altri si rischia di andare in depressione, club alla canna del gas che si permettono fuoriclasse, altri che palleggiano trattative con atleti fuori budget per Trieste. Sembrerà un sforzo “tafazziano” ma il competente appassionato di basket giuliano può apprezzare il modus operandi di Mario Ghiacci: budget da 700 mila euro netti coperto, per gli introiti da abbonamenti e botteghino ci sarà tempo, quando saranno scoperte le carte governative sugli assembramenti dentro e fuori dal campo. Agro-dolce il responso della piazza sulla scelta del pacchetto lunghi, tesi argomentate con punti di vista che hanno diritto di cittadinanza, altri un po’ stiracchiati. Se Ike Udanoh e Andrejs Graziulis sono stati da subito graditi alla piazza, il centro DeVonte Upson un po’ meno. “Troppo poco “lungo”, antitetico rispetto alla tipologia scelta in prima battuta (Angus Brandt ndr.), né carne né pesce per il ruolo” sono alcuni dei commenti apparsi sui social. Andiamo con ordine: centri e playmaker in Europa sono più rari degli allenamenti a porte aperte; se ci sono, giocano l’Eurolega, hanno contratti da tanti “zeri” e hanno una stazza che farebbero fatica a passare per le porte dell’Allianz Arena. Tutto il resto sono un concentrato di numeri “4”, si anche Angus Brandt, quelli che gradiscono la partenza faccia a canestro, che giocano poco spalle a canestro, che rifuggono dalla lotta dura sotto le plance. Non sarà quindi l’atipicità il problema di Trieste nel reparto lunghi, e nemmeno la qualità rispetto alla scorsa stagione, visto che trovare un rendimento migliore di quello confezionato dalla coppia Mitchell-Cooke, è quasi scontato. Piuttosto sarà da capire l’efficacia offensiva del duo Graziulis-Upson, sperabilmente come minimo sindacale per allargare il campo ed evitare congestioni difensive su altri terminali. Quindi se c’era da risparmiare qualche euro per la causa, giusto farlo su chi difficilmente ti farà vincere le partite. Ora 180/200 mila euro per i due esterni, da suddividere in un “crack” e in una scommessa, o in due buone garanzie. Fondamentale trovare un uomo con punti nelle mani, quello che è mancato la scorsa stagione (eccetto qualche sprazzo di DeQuan Jones), magari senza problemi di adattamento (chiamiamoli così per ammorbidire la posizione della “miglior guardia del campionato scorso”), un uomo sopra i 25 anni di età per reggere l’urto emotivo del leader in serie A. Infine un’ala piccola atletica, in grado di marcare gli esterni più pericolosi avversari, ma anche di formare con Laquintana e Upson un quintetto che corra molto sui 28 metri, viatico a canestri facili e meno problemi sul gioco a metà campo. I prestiti, le cessioni e qualsiasi operazione di mercato in uscita, vedi quella già ufficializzata di Lodovico Deangeli a Udine, di Lorenzo Baldasso (a breve) e di Matteo Schina (probabile), saranno utili “alleggerimenti” alle casse societarie in vista della complessa annata. Ah si, una cosa è abbastanza certa: la geopolitica del basket di livello in Italia con l’inverno potrebbe cambiare repentinamente, con l’Allianz Trieste a salire “del suo passo”, lenta ma inesorabile.

Raffaele Baldini