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Stefano Attruia: “Dovrebbero fare un monumento a Dalmasson. La straordinaria crescita delle giovanili con Nocera e Pecile”

Attruia-StefanoStefano Attruia è l’ospite poliedrico della nuova puntata di “Aperitivo sotto Canestro”. Il suo percorso da illuminato comunicatore, in ambito sportivo e non, regala punti di vista estremamente originali. A partite proprio da una visione d’insieme dell’Alma, sconfitta a Trento domenica, ma dal percorso virtuoso fino a questo punto: “la squadra allenata da coach Dalmasson incarna la superlativa visione sistemica del suo timoniere, in grado di coinvolgere tutti gli effettivi, dando loro il modo di esprimersi al meglio. Mi colpisce molto il suo concetto di lavoro in team, non a caso ha un assistente come Matteo Particò, il professor Paoli al fianco da una vita, insomma un sistema collaudato e funzionale. Dovrebbero fare un monumento a questo allenatore che ha fatto cose egregie nella sua permanenza a Trieste.” Ma Stefano Attruia non trascura il sottobosco, quanto sia cresciuto l’ambito giovanile negli ultimi tempi: “mi piace rimarcare lo straordinario percorso che stanno tracciando Alessandro Nocera e Andrea Pecile con le giovanili. Ero a vedere la partita dell’U18 contro la Virtus Bologna e ho visto ragazzi che, pur pagando un gap a livello fisico e forse anche tecnico, hanno dimostrato di avere un’anima, di lottare assieme per lo stesso obiettivo.” Anche nell’ex Real Madrid alberga un animo da allenatore, già operativo: “sono fiero di allenare le ragazze U16 della Futurosa, un impegno arricchente e di grande responsabilità. Dare delle direttive tecnico/tattiche a giocatrici adolescenti non è solo insegnare basket ma è educare in senso assoluto. Se in futuro allenerò una squadra senior? Perché no, non adesso perché la mia vita mi impone altre scelte, ma strutturando un percorso di crescita potrei prevedere di affrontare una sfida ambiziosa.” Ha parlato di educare, di essere un esempio per ragazze ancora da formare. Quanto conta essere un punto di riferimento credibile? “Mi viene in mente l’insegnamento del mio esordio a Madrid. La società mi diede un regolamento da seguire pedissequamente, talmente circostanziato da sembrare goliardico: “quando si è per conto proprio in strada, rispettare tassativamente il verde per procedere e il rosso per fermarsi.” Di primo acchito mi sembrò un’esasperazione, poi capii il valore della mia persona e del Real Madrid come punti di riferimento per i giovani, in ogni ambito della propria esistenza, anche quelle apparentemente insignificanti.” Grande impatto emotivo l’esperienza con Cavaliero vissuta nel carcere del Coroneo a Trieste con detenuti nell’ambito dell’iniziativa “a Tu per Tu” con la cooperativa sociale Reset: “io e Daniele ci siamo domandati reciprocamente quanto sia sottile la linea di confine fra essere al di qua o al di là delle sbarre. Quanti errori abbiamo fatto nella nostra vita? Tanti, ma forse nessuno così grave. Il carcere, come lo sport, dà seconde chances, basta saperle cogliere.” C’è stato anche un momento molto forte: “ti siedi attorno ad un tavolo, riconosci nello sguardo chi ha vissuto con te le partite al Don Bosco, le trasferte, i bellissimi momenti da ragazzini. Ci siamo abbracciati forte, la comunicazione in quel momento non aveva bisogno di parole, c’eravamo già detti tutto.”

Raffaele Baldini

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