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Maturare un giudizio: la nuova Pallacanestro Trieste

IMG-20190613-WA0000Maturare un giudizio

Per maturare un giudizio che sia quanto meno credibile, sono necessari alcuni aspetti chiave: la conoscenza, gli elementi atti a strutturarlo, la coerenza nell’esporlo. E’ implicito quindi che il giudizio preventivo (prima dell’inizio della stagione) sulla Pallacanestro Trieste abbraccia una serie di variabili tali da maturare un’infinità di esposizioni, quasi una ogni testa pensante. Il mio punto di vista parte dall’assunto che è sbagliatissimo fare un paragone con la scorsa stagione. Il focus di partenza è diametralmente opposto: c’è una costruzione del roster in sede di mercato che parte dalla scelta dei giocatori secondo esigenze tattiche (stagione 2018/19) e c’è una scelta secondo la miglior qualità in circolazione al prezzo dettato dalla contingenza (2019/20). Concatenato a questo ultimo, l’esigenza di pazientare qualora si avesse per le mani un diamante grezzo, le cosiddette “scommesse” da forgiare durante l’anno.  Trieste parte da un sicuro “tesoretto”, cioè l’ossatura italica nel roster: Fernandez, Cavaliero, Strautins, Da Ros, Coronica e Janelidze per qualità e quantità rappresentano uno fra i cinque nuclei migliori della serie A. Si è puntato su delle certezze tecniche come Hrvoje Peric e DeQuan Jones, giusto per andare a fari spenti nella notte, i quattro nuovi americani che completano la squadra sono effettivamente dei punti interrogativi tutti da scoprire. Con un piccolo distinguo: Akil Mitchell e Kodi Justice hanno già avuto esperienze europee, non a caso palesano una maggior confidenza con il basket italiano. Questo per dire che ci si appresta a vivere la prossima stagione sportiva con un bagaglio necessario: pazienza (per inserire i nuovi), profilo basso (perché budget e saggezza lo impongono) e l’immutato senso di appartenenza, miglior “giocatore” a disposizione.

Work in progress

Le uscite prestagionali della Pallacanestro Trieste conservano alcuni elementi noti molto interessanti: Juan Fernandez e Matteo Da Ros sempre più incisivi, unità di squadra tangibile dal linguaggio del corpo degli atleti, fortissimo senso del dovere per cui ogni minuto in palestra è utile alla causa. Questo ultimo aspetto non è da trascurare, fa la differenza fra una creatura capace di crescere nel tempo e un prodotto preconfezionato da prendere e consumare lungo l’annata sportiva. E questo DEVE essere un obiettivo per chi siederà sugli spalti dell’Allianz Dome: vedere come la propria squadra evolve, a prescindere dalla posizione in classifica, perché vivere una crescita tecnico/tattica è già uno spettacolo. Fra le “limature” ci sarà senz’altro dare maggior spessore difensivo, soprattutto nel “timing” degli “aiuti” difensivi e nel “tagliafuori”. Ci sarà inculcare in Jon Elmore l’idea della transizione rapida partendo da un passaggio lungo anziché palleggiare, così come per i due lunghi Mitchell e Cooke il principio che in serie A nessuno regala niente senza dispendio di energie, gomiti e volontà di farsi trovare pronti.

Senso di appartenenza

Insieme a Bologna (Cantù e Pesaro hanno sbiadito la passione), Trieste oggi riesce ad esplicitare con tinte vive il concetto di senso di appartenenza. Lo ha fatto in periodi di “vacche grasse”, quando si festeggiava una promozione in serie A e una squadra arrembante ai playoff da neopromossa, lo fa ora che tutto ci sono più incognite. 4060 affezionati, un numero che l’anno prima era stato raggiunto al 20 settembre, l’impressione che possano ancora aumentare, tutto questo a “scatola chiusa”. Il pubblico vive da anni questa simbiosi con la squadra, sente che c’è bisogno reciproco di energia per una stagione più difficile di quella precedente. L’Allianz Dome tornerà ad essere un fattore, ma come tutte le merci rare deve essere utilizzato nel giusto modo; se nella malaugurata ipotesi di uno 0-5 iniziale si dovessero materializzare i mugugni sugli spalti, allora lo stesso dirompente impatto potrebbe incidere in maniera negativa, facendo naufragare l’autostima dei giocatori.

E ricordiamoci sempre: OGGI poter godere di domeniche cestistiche di alto livello, è un lusso.

Raffaele Baldini

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