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Analisi che suona come “beffa”: Ciani da vedere sotto un’altra ottica, bicchiere mezzo pieno e i numeri

Cosa è una beffa?

Cosa è una beffa? Più o meno è la trasposizione sportiva di quello che ha subito l’Allianz Trieste ieri sera. La squadra di coach Ciani vince al fotofinish con due liberi di Banks, attende da Napoli notizie con una sfida che si gioca all’overtime. I più tecnologicamente avanzati hanno modo così di vedere la “follia” di un amato ex, Jordan Parks, che regala un’opportunità a Pesaro di vincere (che la coglie ndr.). Tiro sbagliato, tap-in di Lamb e buonanotte ai sogni di gloria, Trieste nona. Probabilmente è giusto così ma fa maluccio… perché la beffa materializza poi un rammarico grande come una casa: le sconfitte inopinate con Trento, Brindisi e Tortona gridano vendetta, un terzo posto al girone d’andata che significava investimento pro-futuro, una squadra (con Davis e Clark ndr.) che doveva stare nel novero delle migliori otto (Reggio Emilia e Pesaro non sono superiori). Finisce mestamente la stagione, fra applausi di affetto più che di ammirazione, la timida consapevolezza di avere un futuro, ed è forse quello che conta di più.

Franco Ciani, non è tutto come sembra

In sede di bilancio, mi sento di andare controcorrente (pronto a subirne le conseguenze). O meglio, specificare alcuni aspetti che sono apparsi scontati ma che in realtà non lo erano. Franco Ciani ha accettato una sfida intrigante ma alquanto difficile in partenza, perché nasceva da una decade profondamente segnata dall’epopea dalmassoniana. Partire con un fardello così pesante non era facile, anche perché sarebbe stato inevitabile vivere di confronti. Coach Ciani, insieme a Marco Legovich, ha seguito un suo percorso tecnico, anche se ho la personale ma viva convinzione che non sia stato fino in fondo l’allenatore che voleva essere. Insomma ha agito con intelligente capacità di movimento, senza alzare mai i toni e soprattutto cercando di tenere unito il gruppo. Se è vero che Ciani ha investito su Fabio Mian, perdendo la scommessa, è anche vero che ha avuto credibilità nel momento più difficile, farsi appoggiare dai leaders naturali del gruppo come Banks, Davis e Grazulis. Come è uscito dal momento di crisi è segno di grande levatura morale e tecnica, anche questo aspetto non scontato quando si è in serie A.  Poi possiamo parlare di tattica, ma è giusto dare a Franco quello che è di Franco.

Bicchiere mezzo pieno

Siamo alla vigilia di cambiamenti radicali ed importanti in seno alla Pallacanestro Trieste. Vista la delicatezza dell’argomento, non allungare la stagione sportiva potrebbe essere un vantaggio programmatico. Serve prima possibile pianificare il futuro, insediando chi di dovere e soprattutto definendo l’organigramma (auspicabile PROFESSIONALITA’) per il ciclo prossimo. Si parla della data del 18 Maggio come quella decisiva per formalizzare gli accordi in essere, ma ci sarebbe tanto da fare anche in virtù di possibili conferme nel parco giocatori. Certo, prima di tutto sarà il timoniere a decidere del roster, ma intanto si possono aprire propedeutici tavoli di trattativa. Uscire 3 a 0 al primo turno di playoff non sposta di una virgola il giudizio stagionale e non arricchisce nessuna bacheca, ogni giorno d’anticipo nella stanza dei bottoni è un investimento per il futuro.

Abbiamo dato i… numeri

Con la stagione sportiva conclusa, si consuma anche l’ “amaro calice” di chi deve dare i numeri, quelli delle pagelle. Rimarco ad ogni fine campionato l’essenza del giudicare i protagonisti: un “gioco” per strappare un sorriso, un commento, aprire un dibattito nel lunedì lavorativo. Nessuna implicazione personale né condizionamenti, il sottoscritto ha avuto la fortuna di interfacciarsi negli anni con attori intelligenti e ricchi di spirito (alcuni un po’ meno). Nessun pulpito da cui scriverle, ma seduto al tavolo del bar come migliaia di tifosi, gli stessi che con educata competenza le hanno commentate lungo tutto l’arco stagionale. Ogni costruttivo dibattito ha aperto gli occhi al sottoscritto, in alcuni casi ha fatto capire quanto il giudizio “a caldo” sia figlio del momento o dell’emotività, ma sempre supportato da una onestà intellettuale. Il “pagellone” di fine anno sarà un capitolo che si chiude, in attesa di riaprirne un altro la prossima stagione. Grazie a tutti di cuore!

Raffaele Baldini