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Analisi del giorno dopo: i motivi della sconfitta, fra l’assenza di Grazulis e la prestazione a corrente alternata. Gioia e positività verso le Final Eight

Il peso di un’assenza, i demeriti di Trieste

L’assenza di Grazulis ha agevolato la vittoria di Brescia? Probabile. L’assenza di Grazulis è stato il motivo della sconfitta di Trieste? No. Purtroppo lo sport ha tantissime chiavi, tattiche e psicologiche, e spesso le secondi sono subliminali e quindi difficili da governare. La sbornia di Milano ha restituito un approccio Allianz modello Sassari, un mix letale di pressapochismo (inconscio ndr.) difensivo e offensivo, mollezza in area pitturata, sazietà latente. Da questo ne è conseguito un gioco a sprazzi, nuovamente ancorato alle soluzioni estemporanee dei singoli, lontano parente del passing-game tipo playstation visto al Forum. In difesa poi Brescia ha fatto la…Trieste, diventando ruvida nei momenti chiave, al limite del fallo e soprattutto convinta. Il metro arbitrale concedeva qualcosa in più a tutti, David Moss quindi ha indicato la via, Burns ha tracciato il solco e Crawford ha colpito chirurgicamente. Queste partite sono la cartina tornasole di un gruppo, quello triestino, ancora acerbo per una possibile post season; se presa con intelligenza, una partita del genere è l’ideale lezione per il futuro prossimo.

La questione Grazulis

La stagione dell’Allianz Trieste 2020/21 è proprio destinata ad essere una corsa ad ostacoli. Nel bel mezzo di un paradisiaco stato psico-fisico, ecco che arriva la tegola Andrejs Grazulis. Premesso che trattasi di questione legata al menisco, per cui oggigiorno i tempi di recupero sono ridotti, premesso che lo staff del Prof. Rocchi avrà gli elementi per capire se ha senso operare in artroscopia o meno, resta il fatto che sportivamente è il momento peggiore per prendere decisioni sulla salute di un giocatore fondamentale per Trieste. Alla vigilia delle Final Eight (mancherà quasi sicuramente), con una pausa successiva, che fare? Non vogliamo essere nei panni dello staff medico/tecnico della società, una decisione veramente difficile da prendere.

Quei passaggi “lob” lenti e prevedibili

Ponendo l’assunto che Mosley non c’è più (ahimè), quindi non è possibile mirare il bar al piano intermedio dell’Allianz Dome in attesa dell’affondata, la questione dei passaggi “lob” a Delia sta diventando un caso reiterato di connivenza con l’errore. Il passaggio “lob” non sta scritto da nessuna parte che deve essere lento, bensì deve essere una rapida parabola alzata di quel “quid” necessario a superare il difensore in anticipo. Le stanche linee disegnate da Doyle e soci per Delia e Upson sono il miglior assist alla difesa avversaria, che può, anche con uomini diversi, arrivare ad intercettare il passaggio. Poi Marco Delia da competente esponente del ruolo, deve non abbassare il pallone nella ricezione ma andare subito a concludere.

I peggiori contropiedisti

Se qualche giorno fa esaltavo il Q.I. di buona parte del gruppo Allianz, oggi con convinzione posso dire che la squadra di coach Dalmasson ha i peggiori contropiedisti della serie A. Nessun esterno ha l’ultimo palleggio e il terzo tempo esplosivo, difficilmente si vedono linee rette per la strada più corta al ferro, disastrosi passatori ai compagni che occupano malissimo le corsie nella transizione. Tolto Mike Henry, abile a danzare con insospettabile equilibrio, gli altri sono goffi esecutori di improbabili movimenti in corsa, ovviamente (e giustamente) mai premiati dalle terne arbitrali. E il problema è che nel contropiede risiede la via migliore per i punti facili.

Godiamoci tutti le Final Eight!

Quando chiesi al grande Dino Meneghin come metabolizzava una cocente sconfitta, lui rispondeva convinto: “da giocatore, entravo nello spogliatoio dopo una partita persa chiedendo cosa c’era nel menù della cena”. Il significato è che esercizio utile per una squadra è far rapidamente tesoro di un’esperienza pregressa, ma senza trascinarsi scorie emotive per guardare all’impegno successivo. Il prossimo step si chiama Happy Casa Brindisi all’interno del fine settimana di fuoco delle Final Eight di Coppa Italia. Un traguardo conquistato con merito da Trieste e che deve essere vissuto con entusiasmo e leggerezza; nessuno chiede niente a Cavaliero e soci, solo la volontà di provarci in nome di una città e dei suoi appassionati. Ai tifosi quindi l’augurio di assaporare ogni minuto che divide l’Allianz dalla sfida di venerdì sera, con l’orgoglio di esserci (emotivamente) e la gioia di poter vivere un’emozione che non travolgeva la piazza da 20 anni. Poi si faranno i bilanci, intanto un moto di positivo ottimismo per accompagnare i ragazzi al Forum di Assago, perchè sognare non è reato, con o senza Grazulis.

Raffaele Baldini