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Analisi del giorno dopo: Tesi contrarie, la fine (fisiologica) di un ciclo?

Aiutatemi a capire

Mi incazzo, e normalmente capita quando non capisco (spesso direte voi). Non riesco ad allinearmi con un pensiero societario coniugato al passato, fatico a pensare un qualsiasi discorso motivazionale guardando indietro e non avanti. C’è una distonia evidente fra le parole del Presidente Mario Ghiacci che rivendica la salvezza raggiunta (peraltro in un campionato dove non retrocederà nessuna) e le dichiarazioni dei giocatori pre-partita; c’è distonia fra un allenatore che enfatizza lo stato fisico/atletico precario (con due settimane di stop) e qualsiasi principio d’atteggiamento garibaldino. Lo scollamento in chi parla al passato (“abbiamo conquistato la salvezza”) e chi presumibilmente (il condizionale è d’obbligo) dovrebbe avere il “sacro fuoco” dell’ambizione (i giocatori ndr.) è una crepa che inghiotte qualsiasi buon proposito. Vedo Brindisi senza tre giocatori vincere con Milano senza lamenti preventivi, vedo Pesaro senza Delfino vincere a Bologna con Repesa neanche troppo contento, vedo invece Trieste lamentarsi durante la settimana prima ancora di sapere che la Virtus avrebbe lasciato a casa Teodosic, Markovic, Belinelli e Hunter. L’ “incommentabile” esternato da Nicolò Trigari in telecronaca, è la sintesi più centrata della rappresentazione dell’Allianz Trieste a Bologna, con un marchio di quella portata sulla canotta, con l’alabarda sul petto.

Vediamo se esiste una tesi difensiva…

Se attendiamo ancora di sapere dall’avvocato Taormina chi è l’assassino di Cogne, possiamo anche azzardare una tesi difensiva per l’Allianz Trieste. La squadra allenata da coach Dalmasson sa che dovrà giocare dopo tre giorni una sfida decisiva per i playoff a Trento, e non sa che coach Djordjevic lascerà a casa Teodosic, Markovic, Belinelli e Hunter. L’idea quindi di confezionare un colpo a Bologna è ben più remota di eliminare in un sol colpo Trento dalla lotta alla post-season, e garantirsi il posto per proprio conto. Si lavora quindi per calibrare ad hoc la macchina biancorossa in vista di mercoledì, “utilizzando” il match domenicale come “scrimmage” performante. Ora, cosa faccia pensare che quello che si è visto per quaranta minuti alla Fiera sia propedeutico alla partita con Trento, è roba da tossici sotto effetto di stupefacenti sintetici…però l’imponderabile nello sport ha raccontato nell’arco di poco tempo storie tanto diverse. E nello sport, una vittoria cancella tutti i rancori.

Esiste anche una tesi complottista

Quasi sempre l’encefalogramma piatto di una squadra genera “mostri” enormi negli spiriti complottisti. E allora non possiamo che riversare in queste righe un “mostro” che ormai si sta materializzando con le dimensioni di Andrea Camata (momento “vintage”): non è che Trieste stia intimamente pensando di sfilarsi dalla corsa ai playoff per risparmiare soldi in vista della prossima stagione? Che senso avrebbe fare un turno di playoff essendo, senza velleità alcune? Tutto dannatamente plausibile per razionali, per commercialisti e per chi deve fare i conti a fine anno. C’è però una fottuta discriminante in chi fa sport professionistico, quella dell’etica e dell’amor proprio, quella che dovrebbe fare la differenza con il cosiddetto “mercenariato”. E soprattutto, la tesi fa acqua da tutte le parti in funzione del fatto che, qualora la società avesse questa insana mira, io giocatore faccio di tutto per conquistarmi i playoff, prendere il “premio” previsto e salutare l’allegra brigata con un sorrisetto soddisfatto.

Equilibrio e la fine di un ciclo?

L’Allianz Trieste sta facendo una buona stagione, questo è un dato di fatto. Non si imputa quindi il risultato sin qui ottenuto, né la bontà di un roster che, fra alti e bassi, ha confezionato (per ora) un settimo posto grazie all’apporto di tutti. Quello che è stridente è il messaggio che arriva a tutti i tifosi, quel senso di arrendevolezza MAI evidenziato da 11 anni a questa parte. L’allenatore non è più arrabbiato, il Presidente non è mai arrabbiato, i giocatori non spaccano qualcosa in panchina o non danno calci alle bottiglie d’acqua. Si ha la sensazione che sia finito un ciclo, meraviglioso, virtuoso, indimenticabile ma che, per mantenere i caratteri vivi di cui sopra, deve sapersi guardare allo specchio. Prendere una decisione dolorosa a fine anno vorrebbe dire conservare (ed averne cura ndr.) un lungo capitolo della storia della Pallacanestro Trieste, senza portarsi appresso scorie o malumori. Imperversare, vorrebbe dire non essere onesti in primis con se stessi, poi con i fruitori delle emozioni fra due canestri, gli appassionati.

Raffaele Baldini