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Analisi dal Forum: segnali di crescita, cosa serve di più alla squadra… con le toppe?

Segnali di una crescita continua

Trenta minuti di grande consistenza cestistica, soprattutto trenta minuti di consapevolezza in quello che si vuole e si deve fare. Diciamola tutta, coach Legovich passa l’esame di maturità di fronte ad un “mostro sacro” che ha avuto in Mitrou-Long l’“illuminazione sulla via di Damasco”. La Pallacanestro Trieste si sta cucendo (ahi…forse non è il verbo giusto, vedi sotto) un’identità molto chiara, pur con una fragilità strutturale evidente. Ha scoperto che non può più fondare il proprio credo tecnico/tattico sulla difesa, bensì deve bilanciare quello che è puro istinto offensivo con fasi nella metà campo difensiva alterne; certo che, quando il gruppo risponde, è in grado di adattarsi molto bene alla “zona” ed è discretamente fisico sugli avversari. Si sta arrivando a quello che ci si auspicava ad inizio stagione, cioè ad una ottimizzazione del prodotto con quello che questo gruppo può dare; nessuno azzardava voli pindarici ma ora, nessuno azzardi depresse visioni d’insieme perché ci sono i presupposti per giocare a viso aperto la salvezza.

Comincia il “vero” campionato di Trieste

Ci siamo, abbiamo concluso il terribile inizio di campionato, incontrando le più forti. Ora però, come giustamente sostiene l’amico Carlo Fabbricatore, arriva il difficile. Vincere con chi si può vincere è il passo più complesso, soprattutto perché difficilmente le avversarie potranno approcciare con superficialità agli incontri con punti che pesano. La Pallacanestro Trieste non ha scelta, già dalla partita con Brescia deve capire che i due punti valgono doppio, che ogni occasione è buona per mettere fieno in cascina. Bello sarebbe che anche i tifosi lo capissero…

Cosa ci serve di più?

Settimane da Superenalotto: ci serve un “3”, ma prima un “5”, passando per un “1” che dia respiro a Davis. Peccato che italiani non ce ne sono (Ruzzier, Bortolani e Gentile a parte) e i visti sono esigui ormai. Se la visione accademica della pallacanestro insegna che l’asse play-pivot è la colonna portante del sistema, il problema più urgente riguarda il centro di ruolo; Skylar Spencer, al di là della prestazione con Sassari e all’acciacco settimanale, è palese che non possa assurgere al ruolo con benefici per la squadra. E’ un complemento da 10 minuti, facendolo partire dalla panchina. Senza un punto di riferimento in area, il gioco stagna sul perimetro e soprattutto diventa di facile lettura per le difese. Il ruolo di “ala” (numero “3” ndr.) è forse fra i più importanti nel basket moderno e soprattutto in squadre che lottano per salvarsi; Trieste è totalmente scoperta, ma, potrebbe ipotizzare di traslare l’asse Davis-Bartley, mettendo Ruzzier regista, Corey da guardia e il “toro” da ala. Certo, quintetto “nano” ma molto pericoloso offensivamente. Coach Legovich ipotizzava anche un Pacher da “3”, con qualche dubbio sulle gambe non velocissime dell’americano. E’ chiaro quindi che gerarchicamente il ruolo del playmaker è quello meno preoccupante, anche se la partita con Milano ha evidenziato un aspetto importante: Davis difende (veramente) e attacca con dispendio enorme di energie. La sua lucidità è il beneficio della squadra, il suo appannamento (secondo tempo) spegne il faro per far attraccare la nave nel mare in tempesta. Michele Ruzzier è da leggere in quest’ottica, un affidabilissimo gestore del gioco e un’opportunità per preservare un leader come Corey.

La squadra vestita con “toppe”

Quando affondo il colpo contro una gestione societaria… aspettate… cerco l’eufemismo più spinto… “eccentrica”, intendo una serie di micro-macro aspetti che non sono sindacabili nella massima serie di pallacanestro. Vedere primi piani dei giocatori della Pallacanestro Trieste con le toppe sulla schiena, riporta al momento magico del Carnevale o a qualche partita di “calcio a 5” delle periferie. Forse non ci rendiamo conto che siamo nell’era della comunicazione per immagini, che l’apparenza conta e soprattutto è distintiva di un modus operandi societario. Il viso corrucciato/schifato di Giorgio Armani a bordo campo non era per la versione titubante milanese del primo tempo…

Ho capito che il Ghana ha dimenticato le maglie da gioco al Mondiale in Qatar, ma non è che dobbiamo emulare cotanta superficialità.

Raffaele Baldini