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Valerio Bianchini: “L’immagine struggente del Papa. Il basket riparta dalla cura dei campionati minori e dal “salary cap””

11692723_10207192263423520_7572023753621512723_nFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Valerio Bianchini non è solo uno dei più grandi allenatori italiani, è soprattutto un acuto osservatore del mondo. L’emergenza CoVid-19 scuote le coscienze di tutti i cittadini, ma alimenta fervide menti per spunti di dibattito mai banali.

Ad ogni momento crepuscolare della storia del nostro pianeta ha fatto seguito un’alba virtuosa. Come si può trasformare l’emergenza CoVid-19 in un’opportunità per il domani, sportivamente parlando?

“La progressione del virus non ha fatto che acuire una differenza fra la serie A e il basket dilettantistico che trovo doverosa, prova ne sia la definitiva conclusione dei campionati ai piani inferiori e lo spiraglio lasciato aperto per la massima serie. L’opportunità si palesa nel creare le condizioni per porre attenzioni maggiori ai campionati cosiddetti “minori”, per forgiare nuovi giocatori, per strutturare allenatori e dirigenti, per dare un senso di continuità al movimento.  Insomma, una sorta di “college” all’italiana, investendo sui giovani, con qualche fuori quota di livello e senza stranieri. In questo modo la logica conseguenza porterebbe ad una serie A con ridotto numero di squadre, in grado di reggere in tutto e per tutto il regime professionistico.”

Cosa le ha lasciato l’immagine del Papa solo in mezzo al colonnato del Bernini di San Pietro?

“Un’immagine meravigliosamente umana, struggente e lontana dai tempi televisivi. Il linguaggio usato dal Pontefice era scevro dal narcisismo religioso di certi prelati, diretto al popolo con la forza emotiva di chi parla la tua stessa lingua; non ha rispettato i tempi televisivi, ha detto quello che sentiva di dire dando valore (quindi il tempo) alle parole. Il suo percorso solitario, l’immagine di un uomo in una piazza vuota all’interno nel monumentale colonnato di San Pietro non ha stemperato la sensazione in chi guardava di un ambiente traboccante di speranza e di fede.”

La pallacanestro  è stata fra le prime realtà sportive a dare lo stop ai campionati. Quale logica conclusione prospetta?

“Gianni Petrucci è stato bravissimo, assennato nello stoppare i campionati per tempo a differenza dei colleghi del calcio. Forse anche grazie al tempismo del numero uno Fip ci sono stato così pochi casi di contagi fra i baskettari. A differenza di molti sostengo che la serie A debba provare a chiudere la stagione sportiva, per dare un senso ad investimenti, sacrifici dei protagonisti e vissuto dei tifosi; chiuderlo definitivamente sarebbe come far ripetere l’anno agli studenti delle scuole. Inoltre, deve passare il messaggio che il basket non si arrende al virus, vuole fortemente credere ad un ritorno alla normalità quanto prima.”

Quanto conterà il braccio di ferro con il governo per avere fondi utili a supportare la crisi?

“Difficile a dirsi, anche perchè sarà un percorso molto complesso. Risulta improbo far digerire alla gente, afflitta dal virus ma anche dalle conseguenti condizioni economiche, che il governo debba destinare soldi a sport con atleti pagati molto bene. Sarà un lavoro da fare con intelligenza, senza alzare la voce e senza pretendere. Ci sono altre priorità.”

Previsione: la prossima serie A a quante squadre?

“Una conseguenza positiva di questa situazione è che diverse squadre stanno pensando di auto retrocedersi. E’ mossa coscienziosa e intelligente, perché la serie A2 è un campionato intrigante, performante, basti vedere quanti giocatori hanno poi arricchito la massima serie, con spese contenute. La serie A sarebbe così composta da un minor numero di squadre, magari introducendo il “salary cap” (tetto salariale ndr.) per calmierare gli esborsi isterici e non sempre proporzionati.”