Archivio dell'autore: Raffaele Baldini

Analisi (incazzata) del post Brescia: leggete fra le righe, pragmatismo necessario e quella rabbia utile

Attenzione nel circoscrivere una gestione, si perde di vista il resto

Molti, compreso il sottoscritto, hanno rimarcato come nel finale coach Legovich avrebbe potuto sfruttare la competente razionalità di Lever, rispetto allo scomposto istinto di Spencer. Ci può stare ma, ad essere onesti intellettualmente, ricordo almeno tre giocate che potevano essere decisive del centro (una stoppata, un canestro e una palla recuperata). In un match dai 1500 micro-aspetti decisivi, come possiamo puntare il dito su quella scellerata visione mistica del centro con relativa sassata alle tribune sotto il canestro bresciano? Un allenatore deve arginare i possibili maggiori pericoli avversari: Della Valle imbavagliato, Gabriel quasi e il solo Petrucelli a scagliare una tripla decisiva (parlo del finale). E dico di più: se Gaines avesse tirato dai quattro metri invece di andare fra le grinfie di Cobbins parlavamo di un altro finale, così come se evitava di farsi comminare un antisportivo puerile. In ultima analisi, la panchina di Ruzzier nel finale. Con una settimana di allenamenti con i compagni, con la mancanza del ritmo partita, con l’acciacco che si portava dietro (sentire Legovich nel post partita ndr.), QUALSIASI allenatore sulla terra avrebbe concluso il match con i pretoriani di sempre; poi, un domani, sono certo che Ruzz farà parte dei cinque che chiuderanno la sfida. Nella pallacanestro bisogna bilanciare quello che è la gestione tattica con quelle che sono le decisioni e le esecuzioni dei singoli. Partendo da questo assunto, coach Legovich e staff sono stati all’altezza della situazione.

Interpretazione della pagella

Sul “7” a coach Legovich penso di essere stato esaustivo sopra. Su Frank Gaines entro nel magico mondo di “quando culo mangia pigiama” del mitico Boscia Tanjevic. Ecco, nei minuti che contavano ho visto due giocatori (!!) che hanno affrontato con personalità i momenti caldi: Frank Bartley e Frank Gaines. Chi in modo magistrale (il primo), chi provandoci (il secondo), hanno dovuto eseguire quando i compagni vagavano spauriti per le linee perimetrali, Davis compreso. Quindi, se Gaines sarebbe da impalare per quell’antisportivo con una marea di campionati alle spalle, è giusto dire che i 20 punti ma soprattutto gli 8 falli subiti (segno di un costante rebus per la difesa bresciana ndr.), sono un oggettivo contributo alla causa. Ribadisco, se Gaines si arrestava e tirava dai quattro metri, oggi parlavamo dell’ “hombre del partido”.

Fra filosofia e pragmatismo

Tutto quanto sopra descritto è rientrante nella filosofia sportiva che, ahimè, non porta punti in classifica. Il resto è pragmatismo, quei 4 punti in classifica e alcune avversarie che scappano, quel rendimento del centro titolare non adeguato e un reparto (quello del numero “3”) mancante. Essere pragmatici vuol dire anche avere quella dose di cinismo nei momenti difficili, spesso abbinata alla tempestività. Se da un lato siamo tutti concordi che serve un ulteriore rinforzo alla squadra per salvarsi, divergenti possono essere le filosofie di pensiero sulla scelta. Il sottoscritto andrebbe a testa bassa su un numero “3”, sui due metri di altezza, atletico, in grado di mettere punti a referto e di dare una mano a rimbalzo; nella visione contemporanea per cui i lunghi non vincono le partite, mi premuro portando produzione offensiva e fisicità, utile anche nella chiave difensiva. Cambiare Spencer, senza i soldi necessari, vorrebbe dire rischiare di trovarsi l’ennesimo impalpabile giocatore (Cooke, Upson, Mitchell, ecc.) lasciando sempre un reparto scoperto. Ah si, un pleonasmo dire che qualsiasi fosse la scelta, deve essere fatta SENZA MARGINI DI ERRORE, tradotto, bisogna mettere l’ “argent”.

Rabbia da “conservare” per Reggio Emilia

Quanto è bella e spietata la pallacanestro. I 45 vissuti ieri all’Allianz Dome, in un match “sporco”, non bellissimo da vedere ma straordinariamente costellato da momenti di pathos veri, restituisce l’amore per questo sport. Un pubblico in crescita, numericamente e rumorosamente, è tornato a casa con il rossore sul volto, la vena del collo ingrossata, declamando con toni accusatori tutti i santi, anche quelli più sconosciuti. E’ la rabbia di chi ha perfettamente capito che si è gettato una grossa occasione alle ortiche, la rabbia di uno che mai nella vita si immagina quei 5 punti dal nulla di Messinburg o la stoppata nel finale su Gaines. Questa rabbia, moltiplicata per 100, è incistata fastidiosamente nei protagonisti, pur essendo un fardello da portare lungo una settimana di allenamenti, DEVE essere il motore per affrontare la trasferta di Reggio Emilia. In terra emiliana non ci sono “se” e “ma”, ma solo… volli, sempre volli, fortissimamente volli.

Raffaele Baldini