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Keys of the Match – VIRTUS ROMA

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Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

La Roma dimenticata, la sorella povera di quelle calcistiche relegata alle 21 della domenica sera e con un seguito tiepido (eccezion fatta per la sfida all’Olimpia Milano). L’Allianz Trieste affronta una squadra che ha subito due “ceffoni” importanti, l’ultimo in ordine di tempo, con “trentello” annesso, in quel di Masnago contro Varese. Sembra che il giocattolo di coach Bucchi si sia inceppato, e su questo Coronica e soci potrebbero investire per provare a fare il colpaccio questa sera.

Le licenze (poco) poetiche di Dyson

Jerome Dyson preso singolarmente è un fenomeno per la categoria, solista sublime in grado di costruirsi canestri da solo e in ogni modo. Le statistiche però parlano chiaro, nelle sconfitte di Roma c’è tanta “ignoranza” balistica dell’americano: solo 10 punti a partita nei 5 rovesci (su 6 totali ndr.) capitolini, il 40% da due punti e il 10% (!!) da tre punti con un misero 3 su 29. Il messaggio è chiaro: se un giocatore “di striscia” come lui incappa in una di quelle serate con tiri da otto metri marcato, ha senso condurlo in questo deragliamento. Occhio però, perché il rovescio della medaglia può essere la partita da 30 punti con realizzazioni costanti e a prescindere dalla marcatura.

Alto punteggio

Sempre leggendo le statistiche della Virtus, la produzione massiccia offensiva arriva dal quartetto Dyson-Jefferson-Kyzlink-Buford (68% della produzione di squadra), con qualche buon additivo, seppure non costante, rappresentato da Tommaso Baldasso (fratello dell’ex Lorenzo) e da Amar Alibegovic, con tanta “legna” da Giovanni Pini. Roma è tutta qua, Michael Moore convince poco, Roberto Rullo è in lenta ripresa, il resto è materiale da “garbage time”. Nelle rotazioni limitate e nella scarsa vena dei singoli risiede il motivo della arida produzione offensiva nelle sconfitte, per cui sopra i 73 punti segnati, le avversarie portano a casa il bottino pieno. Trieste in questa stagione ha dimostrato di non essere la fertile e oliata macchina da canestri dello scorso anno, ma può, nonostante l’assenza di Fernandez, tenere alti ritmi per attentare a quota 80 punti segnati.

Verticalità sotto canestro

Con Davon Jefferson pigro in fase difensiva e Giovanni Pini straordinario gregario ma dai mezzi fisici limitati, il reparto lunghi della Virtus è a dir poco scoperto. Akil Mitchell e Derek Cooke hanno una ghiotta occasione per convincere gli appassionati triestini della loro utilità in questo gruppo; non si parla certo di numeri da bomber, assenti (per ora) dal dna cestistico dei due, bensì di una presenza d’area che garantisca secondi e terzi possessi o comunque tolga possibilità ai capitolini.  Sempre che il marcatore di Alibegovic non si perda il diretto avversario nella lotta a rimbalzo…