Archivi Blog

Il trionfo della Spagna, del “manierista” Don Sergio e del “regalo” Lorenzo Brown (di R. Baldini)

Fonte: Superbasket.it

Non è la Spagna che ha vinto l’Europeo ma il movimento cestistico iberico ha vinto. Hanno impianti avveniristici e soprattutto funzionali, scuole basket degne di questo nome e hanno la “malsana” abitudine di guardare avanti. Hanno vinto in tutte le categorie e a livello senior hanno presentato la nazionale più reinventata di sempre, passaportati compresi.

E’ la giusta consacrazione di “Don Sergio”, un allenatore “manierista” che ha attinto a piene mani ai canoni tattici accademici (“box and one”, triangolo e due, ecc.), rimescolandoli in salsa moderna. Fine psicologo, ha instillato il giusto grado di concentrazione mettendo in guardia i suoi da un torneo in cui non partivano favoriti (una delle pochissime volte). La storica frase “durante Serbia-Slovenia ho pensato di chiudere la TV per non deprimermi”, ha semplicemente allineato le teste dei suoi giocatori. Non solo, Sergio Scariolo ha traghettato il “vintage” nella “new wave” senza creare traumi, lasciando con riconoscenza i Gasol, Rodriguez, Llull (per infortunio), Rubio e inserendo una serie di complementi con il cervello (e tanto cuore) come Diaz, Garuba, Jaime Fernandez a servizio del talento purissimo dei fratelli Hernangomez.

Voglio essere sincero fino in fondo, non lo se la Spagna senza Lorenzo Brown avrebbe vinto la competizione continentale. Al di là della “porcheria” che risiede dietro un “passaporto facile”, che apre peraltro a scenari inquietanti nel futuro prossimo delle nazionali, la competenza del playmaker nativo di Roswell è stata di grandissimo spessoreregia solida, leadership nei momenti complessi con produzione offensiva massiccia nei momenti delicati. Insomma, un valore aggiunto che ha agevolato il successo finale.

La Francia esce a testa alta, ben conscia di essersi giocata due “jolly” contro la Turchia e l’Italia, slegata dall’egocentrismo di Fournier e Gobert, priva di collanti straordinari quali Batum e De Colo, con troppi giocatori né carne né pesce. Thomas Huertel è stato il migliore per i transalpini, seguito dalla più solida versione di Guerschon Yabusele. Anche qui il futuro è tutto da scrivere, perché se la nazionale transalpina può inserire nel proprio roster Joel Embiid… allora tutto cambia, pur considerando che i problemi non sono certo ascrivibili al reparto lunghi.

Si chiude un Europeo con un rammarico grande come una casa per l’Italia, un’occasione spenta su due tiri liberi ma che deve dare speranza per il futuro. Anche se, tornando a bomba, i risultati non si costruiscono sull’attesa di una congiunzione degli astri, ma su una costruzione dal basso radicale, una rivoluzione.

Raffaele Baldini