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Splendida Italia. Ma quanto è alto l’ultimo gradino?

Fonte: Superbasket.it

Fa incazzare, tanto. Ma è giusto che sia così, per chi ha visto uno dei migliori giocatori del torneo sbagliare due liberi e il tiro della vittoria (Fontecchio ndr.), per chi ha registrato una direzione arbitrale imbarazzante (il “flopping” a Spissu e il quinto fallo a Melli gridano vendetta), per chi era ad un centimetro dal traguardo e si vede subire uno sgambetto dal solito francese con la riga in parte.

Consumo pleonasmi come gocce di Xanax: Fontecchio non venga per nessun motivo messo in croce, l’Italia del non addomesticabile Poz ha dimostrato tanta anima e spirito di gruppo, mai come in questa occasione si poteva vincere l’Europeo.

Preferisco però guardare avanti e un paio di interrogativi mi picchettavano la testa come un picchio rompiballe a fine partita: se e quando si riuscirà a fare l’ultimo step per l’Olimpo? Quanto questo gruppo potrà ancora crescere? La risposta non c’è, ma la sensazione che mi pervade non è bellissima. La realtà è che in ogni ambito sportivo la grande differenza la fa la qualità; alla Nazionale italiana ne serve una dose “aggressiva”. Nicolò Melli ne fa 31, Luigi Datome 35… due docenti illuminati della “old-school” difficili da replicare. Basterà Paolo Banchero? La risposta è “no”. Aiuterà tanto, 208 centimetri a disposizione della causa è come trovare un politico strutturato in Italia, un’oasi nel deserto in pratica. Dobbiamo credere, e non far finta di credere, che è finito il tempo di “mercanteggiare” la qualità, è tempo di farla crescere. Ricordo che, se non c’era il “salvagente” Cremona e l’esperienza estera, rischiavamo di perdere un talento cristallino come Simone Fontecchio, così come stavano sbiadendo quello di Achille Polonara. Il focus quindi sarà nel futuro prossimo su Matteo Spagnolo, Gabriele Procida (giocatore che in prima battuta doveva sostituire Gallinari), Leonardo Okeke; se li perdiamo per strada, inutile neanche mettersi davanti alla televisione (per chi se lo può permettere) e “smadonnare” all’ennesima lacrima di Huertel.

Capitolo Pozzecco. E’ evidente che Gianni Petrucci per tutta la gestione dovrà accompagnarsi da cocktail di Lexotan/Xanax per gestire un personaggio distante mille miglia dalla sua forma mentis. Però Pozzecco ha creato una identità, si è fatto ascoltare (al netto degli improperi e dei silenzi nei time out) ed ha smosso il movimento come nessun altro. Anche qui resterà da chiedersi quanto l’effetto empatico possa propagarsi nel tempo, e soprattutto quanto mantenga l’efficacia alla lunga distanza.

L’ultima battaglia, ma non meno importante, sarà quella di riacquisire dignità mediatica. La pallavolo in tal senso ha fatto un lavoro egregio, dentro e fuori dal campo; la pallacanestro non può essere distante mille miglia, essere la sorella poverissima costretta alla vetrina di una televisione a pagamento. Questo meraviglioso Europeo (forse il più bello degli ultimi 20 anni) poteva fungere da detonatore, far innamorare migliaia di ragazzini alla vista di questo manipolo di “gladiatori senza coscienza”, con la gigantografia in camera della stoppata di Melli a Jokic.

Capite quindi che quell’ultimo gradino è ancora molto alto, domani a casa nostra sarà la solita sfida Milano-Bologna a suon di milioni e stranieri di lusso, con partite trasmesse (male) in streaming e pellegrinaggi in terra USA per coccolare Banchero. L’auspicio intanto è di conquistare i Mondiali, a tutti i costi.

Raffaele Baldini