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Le chiavi contro Trento: conta quello che c’è nella testa e nel cuore

Non si ha il tempo per leccarsi le ferite post Bologna, che si torna a giocare; Trento è la prossima decisiva tappa per l’Allianz Trieste, un modo come un altro per suturare quelle ferite. Quaranta minuti che possono significare un piede e mezzo nei playoff, oppure ampliare un momento di crisi.

Se il nucleo storico c’è, mostri la propria anima

C’è uno stuolo di uomini che godono di indubbio credito agli occhi dei propri tifosi (e dei giornalisti): sono i componenti del nucleo storico della Pallacanestro Trieste, quello che ha mangiato polvere, ha battagliato, ha sanguinato prima di riveder le stelle. Juan Fernandez, Andrea Coronica, Daniele Cavaliero, Matteo Da Ros, Eugenio Dalmasson, Marco Legovich rappresentano l’anima di una identità di squadra che negli anni ha reso orgogliosi i propri appassionati. Mai come in questa serata c’è bisogno del loro apporto, e non parlo solo in termini di produzione cestistica. Serve far capire cosa vuol dire giocare per la Pallacanestro Trieste, serve riprendersi quella dignità venuta meno a Bologna. Alle volte una parola nello spogliatoio, un abbraccio o un semplice gesto, possono decidere in senso positivo una stagione.

Va bene Williams, ma Browne è il leader silenzioso

Jacorey Williams è l’assicurazione per Trento: è certo che sarà dominante. Lo dicono i numeri, 18.2 punti a partita con il 58% da due punti e 8 rimbalzi a partita, ma soprattutto le caratteristiche del giocatore; verticale, mancino ed esplosivo. Una sorta di John Brown (ex Treviso ndr.) più alto e potente in area pitturata. Ben più silenzioso, e quindi letale, Gary Browne, playmaker con punti nelle mani in grado di trovare punti complessi con l’uomo addosso. La sua regia è di quelle dalle letture intelligenti, attacca spesso la prima linea, vede compagni smarcati in prima battuta, per poi “sparare” se è necessario. Occhio anche a Jeremy Morgan, quando incide…Trento vince spesso.

Coach Lele Molin, direttamente dagli anni ’80…

Vedi giocare Trento e pensi di aver inserito una moneta da 100 lire in un Juke-box degli anni ’80. Rotazioni a 6/7 uomini, massimo 8, decidendo aprioristicamente chi può essere importante e chi sventolerà l’asciugamano. Dada Pascolo relegato a uomo da spogliatoio, Ladurner preferito a Mezzanotte e Luca Conti per qualche minuto di freschezza fisica. Ovviamente ogni partita di basket fa storia a sé, quello che è certo è che Trieste non potrà utilizzare la diffusa energia nei dieci a referto, per un Grazulis malconcio e una condizione di forma perlomeno rivedibile. Ideale per coach Dalmasson sarebbe ritrovare quell’ispirazione balistica da più parti, per togliere punti di riferimento noti (Fernandez su tutti) all’avversaria.