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Keys of the Match – VIRTUS BOLOGNA

chiavi-in-manoFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Chiavi del match, ovvero un’insegna di cubitali dimensioni con su scritto “lasciate ogni speranza, o voi che entrate”. Dura da accettare che le porte dell’“Inferno” siano quelle di casa propria, l’Allianz Dome che fino a pochi mesi fa era considerato il “Red-Wall” quasi inespugnabile; più facile considerare la Virtus Bologna del nuovo ambizioso corso come una montagna troppo alta da scalare. Citando la risposta di Virgilio a Dante nel celebre canto terzo dell’Inferno, si esplicita la macro-chiave della sfida della Pallacanestro Trieste di domenica: non bisogna aver paura di affrontare l’inferno, piuttosto bisogna prepararsi psicologicamente lasciando ogni esitazione e titubanza.

Speculare sulla “gestione” di una corazzata

Bologna, Milano, Venezia sono tre squadre italiane che per programmi stagionali necessitano di calibrature sottili per puntare a diversi obiettivi. Gioco forza la loro espressione cestistica, cadenzata da viaggi, partite e pressioni, non potrà mai essere con l’acceleratore a tavoletta. Nemmeno la più strutturata corazzata esistente in Europa potrebbe pensare di gestire le forze senza pagare un minimo dazio, sia esso in termini di continuità di rendimento o risultato; non a caso l’unica “spazzolata” violenta stagionale la squadra di Djordjevic l’ha data al PalaBigi contro Reggio Emilia (+20 ndr.). In queste pieghe sottili la Pallacanestro Trieste deve insinuarsi, sorniona, cercando di portare la sfida sui binari dell’equilibrio più avanti possibile, puntando su uno sgambetto finale.

Teodosic è l’ultimo dei problemi

Chi pensa che fermare Milos Teodosic fosse la prima chiave per Trieste per vincere l’incontro, si sofferma a guardare il dito e non la luna. Il campione serbo è talmente fuoriclasse che arriva dove e quando la squadra non basta; per cui è assolutamente inutile fossilizzarsi sulla sua onnipotenza, il mostro a più teste virtussino ha giocatori di livello come Markovic, Gaines, Weems (sempre se tornerà in tempo dagli USA dove ha salutato per l’ultima volta il padre), Gamble…insomma elementi in grado di vincere comodamente qualsiasi partita, a prescindere da Teodosic.

Ogni piccola cosa da eseguire come fosse l’ultima della propria esistenza

Sempre tornando a parlare di sfide, non si può non parafrasare il celeberrimo discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” per sostanziare il valore di ogni piccola cosa che Coronica e soci faranno sul parquet: “la vita è un gioco di centimetri, e così è il basket. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il basket, il margine di errore è ridottissimo, capitelo. Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. In ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.” Vittoria o sconfitta finale sarà poi una questione relativa.

Raffaele Baldini