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Il Pagellone stagionale: Dalmasson imperatore

Pagelle-1PAGELLE STAGIONALI

 Alma Trieste

 

 Juan Fernandez: voto 7

Il “piccolo lupo” non ha sbranato le prede ma ogni minuto di parquet si è contraddistinto per una personalità fuori dal comune. Annata condizionata da diversi problemi fisici più o meno risolti, la conseguente regia è apparsa spesso compassata e prevedibile; solo la grande classe ha permesso all’argentino di non scivolare nel dimenticatoio riaffiorando nel momento che contava.

Giga Janelidze: voto 7

Come una scultura del celebre scultore georgiano Zurab Tsereteli, bocciato dalla critica per opere “sopra le righe”. L’ala giunta a sorpresa a Trieste ha consumato la stagione in casacca biancorossa sopra le righe, in senso positivo ad inizio anno con prestazioni importanti sia in chiave offensiva che in chiave difensiva, poi negativamente perdendosi in una ostentata ricerca di se stesso. Per essere stato chiamato ad alzare l’asticella, il suo compito lo ha portato a termine con successo.

 Daniele Cavaliero: voto 7/8

Un uomo attanagliato dalla volontà di regalare un sogno alla propria gente. Lo stress che lo ha fatto deragliare nei due derby ha giocato un ruolo determinante, durante la stagione però l’esperienza lo ha fatto diventare camaleontico trasformandolo all’occorrenza in difensore o regista aggiunto. Mai un passo indietro per la causa, ha giocato ogni secondo da…triestino, per Trieste e con Trieste.

Andrea Coronica: voto 7

Una delle stagioni più vincenti a livello personale: capitano capace di essere decisivo nello spogliatoio, positivo a bordo campo e sempre pronto a proteggere il gruppo. Le sue “missioni” tattiche sul rettangolo da gioco sono state animate da “cazimma” pura, messaggio forte che parte dall’esempio e non dalle chiacchiere.

Matteo Da Ros: voto 8

Un surrealista alla Renè Magritte, in grado di “alterare” la concezione della pallacanestro, con “accostamenti inconsueti”; eh si, già i suoi 207 centimetri a servizio del playmaking sono un accostamento inconsueto, come la straordinaria capacità di leggere le situazioni di gioco. Concesse licenze poetiche in virtù della fondamentale chiave tattica, non ha ripetuto la stagione scorsa ma è stato sempre un rebus per le difese avversarie. Imprescindibile per il gioco di “sistema” di coach Dalmasson.

 Federico Mussini: voto 8

Il ragazzo dal profilo greco ha stregato Trieste. Il suo ingresso a campionato in corso è come un manipolo di napoletani in un ritrovo di commercialisti scandinavi: vivacità, imprevedibilità e una regia in grado di essere pericolosa avvicinandosi al ferro. Insomma, senza far troppi giri di parole, l’esterno ventiduenne di proprietà reggiana ha fatto si che l’Alma facesse l’ultimo step, quello decisivo per la serie A. Per contro, il ragazzo ha ritrovato quella serenità per esprimere il proprio talento.

Javonte Green: voto 9

Il ragazzo si è fatto uomo. Dalla versione convincente esclusivamente se vissuta sopra il ferro ad una più matura in cui i fuochi d’artificio sono riservati solo per il finale. Inizio di stagione onnipotente, tirato a lucido dall’esperienza con Tanjevic, poi una leggera flessione figlia dell’accontentarsi e infine la volontà di portare l’Alma in serie A1. Mvp dei playoff, la “Green-airlines” porta tutti gli appassionati in volo verso l’Eldorado…

Laurence Bowers: voto 8

Problemi fisici, qualche indolenza di troppo e prematuramente messo sulla graticola stagionale. Ma l’uomo da Memphis è un professionista Zen, ha fatto scivolare le critiche e ha convogliato l’energia positiva del gruppo in un silenzioso lavoro in palestra. Poi, come un’Araba Fenice risorge sulle ali della classe, pennellando canestri con tecnica ed eleganza, portando a scuola i diretti avversari, convertendo alla fine anche i più scettici.

Roberto Prandin: voto 7/8

Ennesima scommessa vinta. L’asticella da saltatore in alto ormai registra livelli da saltatore con l’asta. Devastante esempio di mentalità applicata al talento relativo, masochista in grado di godere del sacrificio più prossimo all’esaurimento, gladiatore che non indietreggia di fronte a nessuno. Pretoriano.

Federico Loschi: voto 7

Il più sacrificato a livello tattico. Intelligente nell’adoperarsi dapprima a livello difensivo, poi scatenando la verve offensiva con chirurgica puntualità nei momenti decisivi. Uno dei più amati sui social, ha smontato a suon di triple i detrattori, convincendo il coach a preferirlo per il gran finale.

Lorenzo Baldasso: voto 7

Ad un certo punto della stagione sembrava un visionario, vedendo vasche da bagno al posto del canestro. Qualche acciacco, alcune tiepide versioni difensive e l’ispirata versione dei compagni di reparto lo hanno leggermente relegato ai margini nei playoff. Patrimonio della società, ha il tempo dalla sua.

Alessandro Cittadini: voto 7

Come un’icona rock anni ‘70, con qualche ruga in più ma la stessa classe sul palco. I 28 metri di parquet sono stati come sfogliare il manuale della pallacanestro per i lunghi. Mai sopra le righe, presente con lampi di stordente pulizia tecnica. Immortale.

All. Eugenio Dalmasson: voto 10

“Non fa la “zona”, “non parla inglese”, “non cambia le partite tatticamente in corsa”, “non sa gestire emotivamente questo livello”, “non chiama time out”, “fa cambi che capisce solo lui”. Ecco, capisce solo lui e tutti gli altri in fila a cospargersi il capo di cenere. Non smette di stupire a Trieste, ennesimo capolavoro di un percorso che lo relega nel Gotha della docenza cestistica giuliana.

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