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Appunti del giorno dopo: squadra indecifrabile, i due ibridi e il valore di un time out

Quel senso di… né carne né pesce

Intendiamoci: se avessimo un roster forte, Udanoh o Upson come terzo o quarto lungo mi starebbe bene, anche se dubito che l’ego del primo ben si sposerebbe con quella scelta tecnica (vedi esperienza a Venezia). Dietro Marcos “timer” Delia (ingaggio mensile) c’è il vuoto spinto per quello che l’Allianz avrebbe bisogno sotto canestro. I sopra citati sono una mediocre espressione del ruolo: arsenale offensivo limitato, atletismo solo presupposto, capacità intimidatorie nulle. Paradossalmente al gruppo di coach Dalmasson sarebbe più confacente un giocatore che abbia almeno una di caratteristiche spiccata. Per capirci, JaCorey Williams ammirato con Trento, è tutto tranne che un educato lungo dalla tecnica finissima; però ha tanta verticalità, energia…quanto basta per essere utile alla squadra. Insisto sul fatto che secondo me trattenere la coppia di “ibridi” non fa che indebolire il reparto, togliendo punti di riferimento credibili agli esterni.

Troppe versioni Allianz, difficile capire chi siamo

All’Allianz versione 2020/21 manca… coerenza tecnico/tattica. Non è certo che faccio riferimento alle vittorie e alle sconfitte, bensì ad una lettura d’insieme sulle prestazioni del gruppo. Impossibile tracciare connotati definiti, difficile individuare elementi consolidati su cui basare la costruzione del domani, inutile il tentativo di costruire un’identità. Questo complica le cose. Se ci fosse un impianto definito, la questione potrebbe essere ascritta a fattori chiari: avversari più forti, condizione fisica relativa, troppe partite in pochi giorni. Così invece è come pescare la carta “imprevisti” del Monopoli, non sai mai quello che ti potrà capitare; pericolosa pratica per squadre che puntano alla salvezza.

Interpretare Myke Henry

Improvvidamente mi son lasciato andare in una interpretazione personale (pagelle ndr.) valutando la prestazione di Myke Henry. Ci sono aspetti non scritti ma talmente evidenti nel linguaggio del corpo, che è impossibile non riconoscerli. L’atteggiamento dell’americano dal primo minuto è stato quello di una “svogliata incazzatura”, coerente fastidio per uno che avrebbe giocato con l’alluce rotto o sotto CoVid per quaranta minuti filati. Il minutaggio delle ultime due partite, compresi gli scampoli di gara a partita persa, sono segnali altrettanto chiari per chi conosce coach Dalmasson; li abbiamo visti in senso punitivo con Green, Parks, Holloway, ecc. Quindi, facendo uno più uno l’idea che mi son fatto è che ci siano delle cose da chiarire fra i due. Oppure, molto semplicemente, Henry è più indietro di tutti di condizione e il coach vuole centellinarlo in virtù del folle calendario. Rimane l’interpretazione del sottoscritto che poteva fuorviare, quindi faccio pubblica ammenda.

TIME OUT

Il time-out nella pallacanestro ha mille sfaccettature diverse, a seconda del messaggio che vuoi mandare ai giocatori. Ma in primis, il minuto per sospendere la partita è un vero e proprio atto di “intralcio” verso l’avversaria che sta prendendo ritmo. Concedere canestri a ripetizione a Daye e soci vuol dire scavare l’ultimo metro prima di sotterrarsi; la Reyer nel secondo tempo ha confezionato un parziale tramortente, lo staff tecnico triestino, con il suo accondiscendente silenzio, ha dato loro slancio per chiudere la sfida.

Sereno Natale a tutti!

Mai come quest’anno mi sento dal profondo del cuore di augurare a tutti un Sereno Natale. Ho scritto apposta “sereno” perché è quello che auspico in un anno come questo, costellato di difficoltà e limitazioni. Auguro un Sereno Natale allo staff e ai giocatori dell’Allianz Trieste, perché grazie a loro riusciamo a ritagliarci momenti di svago, seppur dalla poltrona di casa. L’augurio, per tutti, è che ci sia sempre più sport nel prosieguo della vita, perché lo sport racchiude libertà, espressione, comunità… elementi fondamentali per vivere un’esistenza piena.

Buona Natale!

Raffaele Baldini