Archivi Blog

Il derby d’Italia lo vince chi è spregiudicato, chi ha l’istinto di Teodosic

Fonte: Superbasket.it a cura di Raffaele Baldini

Tanti anni senza il derby d’Italia in Eurolega e, il piacere di vivere il momento, è di per se stesso un momento piacevole. Vince la Segafredo Bologna e non è una sorpresa, anzi, i più attenti immaginavano un epilogo di questo tipo in virtù delle assenze di Milano, di un momento complesso meneghino e di un genuino entusiasmo al “ballo delle debuttanti” degli uomini di Don Sergio.

Considerazioni sperse personali, partendo proprio dall’Olimpia Milano. L’impressione è che ad Ettore Messina manchi il suo leader silenzioso, Shavon Shields. C’è poco da fare, ci sono giocatori che chiudono il puzzle essendo pezzi unici, lo è stato Hines per lo stesso Messina a suo tempo, lo è Llull a Madrid, lo è stato Spanoulis al Pireo e tanti altri della lista. Shields racchiude l’imprevedibilità che a questa Milano manca mixata ad una giusta dose di letture cestistiche. Se un giocatore non fa la squadra, la mancanza può essere il piccolo ma fondamentale tassello di un ingranaggio che altrimenti grippa. E da questa considerazione ne deriva il secondo macro-aspetto che evidenzia in materia plastica il momento difficile dei lombardi, quello dell’esasperata (lo dico in senso buono) ricerca della corretta esecuzione. Coach Messina è un docente in materia, una materia peraltro affinata agli Spurs, in cui il sistema di gioco ha tempi, spazi e modalità precise, in cui l’estro scomposto viene reindirizzato in una logica tattica ben precisa. L’Olimpia di oggi è fatta da un manipolo di giocatori di alto livello che si sforzano ad eseguire il compito, perdendo però un po’ della naturale istintività; certo, se Pangos “elargisce” palloni agli avversari a metà campo, tutto diventa difficile, ma stride la grande differenza con la debordante (anche in totale incoscienza) estrosa pallacanestro di Teodosic e compagni. Il serbo non è addomesticabile, potrà anche perdere tanti palloni, ma è “luce”, è “energia” che trascina il gruppo; ogni componente della Virtus Bologna si sente in dovere si salire sulla “giostra” e fare il proprio gioco, ed è bravo coach Scariolo a concedere questo, ovviamente entro certi limiti.

In sostanza, la Segafredo Bologna potrà battere il Real Madrid a domicilio ma anche perdere sonoramente con la Stella Rossa. E’ la coerente conformazione di un gruppo che si affaccia per la prima volta nella massima competizione continentale, spregiudicato e coraggioso, senza obblighi di risultato (anche se i playoff restano un tacito pensiero). L’Armani Milano invece è una delle poche “esperte” in materia, per cui ogni anno è un buon motivo per limare gli errori e per arrivare all’agognato titolo. Questo è il gradino più alto della lunga scala, il più difficile. Il perseverare nel cercare al microscopio gli aspetti che non vanno, può diventare un’ossessione.

A margine di tutto ciò, il match ha regalato momenti di difesa, da ambo le parti, che farebbero chiedere asilo politico ai “maestri” della NBA in stagione regolare; fisica, asfissiante e scaltra, il primo quarto Milano ha scritto un compendio perfetto; poi l’onda virtussina a tutti cilindri, con Teodosic ad incantare in fase offensiva.

Grazie di tutto.

Raffaele Baldini