Avviso ai naviganti: o si reagisce, o saranno domeniche sul pino
L’impressione e’ che si stia andando verso un punto di non ritorno; non vogliamo essere troppo evasivi, ci riferiamo al rendimento di Marco Maganza e, in parte, di Giacomo Zecchin. Se per il secondo la questione e’ piu’ “ammortizzabile”, per il lungo di coach Dalmasson la situazione si sta facendo deficitaria; non parliamo di errori al tiro o questioni prettamente tecniche, semplicemente registriamo un linguaggio del corpo troppo molle per scommettere su di lui; il ragazzone che ben si ritagliava il ruolo di vice-Gandini, anche producendosi in qualche buona partita, ora rischia di vedere buona parte del prosieguo del campionato, “sul pino”.
Ci sono momenti in cui un giocatore deve guardarsi allo specchio, capire se realmente vuole fare il giocatore di pallacanestro o no, e nel caso la risposta vada convintamente nella direzione intrapresa, allora e’ necessario pretendere di volere con forza quello che si anela, giocare ogni minuto a disposizione come fosse l’ultimo, con la rabbia di chi non vuole cedere alla selezione naturale dello sport professionistico; tempo per reagire c’e’, ma a partire da Santarcangelo e’ necessario un cambio di rotta, ribadiamo, non nei punti o nelle percentuali, nell’atteggiamento!
La zona, rebus lungamente indecifrabile per l’Acegas
Ci sono due salvagenti per battere la difesa a zona: il contropiede e “aprire la scatola” da oltre l’arco dei 6,75; ma sono pur sempre salvagenti, cioe’ ancore di salvezza che non possono garantire benefici a lungo termine, soprattutto quando trattasi di squadra con poca propensione al tiro da fuori.
L’Acegas infatti finche’ e’ stata supportata dal tiro da tre punti (prima parte del match, e stranamente contro la difesa a uomo), non ha avuto problemi a comandare il match, e le poche volte che e’ potuta andare in velocita’ si e’ garantita punti facili; sul gioco ragionato a meta’ campo….il vuoto, sterile passing-game perimetrale, poche penetrazioni a “tagliare” in due la prima linea e ancor meno profondita’ per muovere la difesa avversaria servendo i lunghi; sara’ importante in settimana per coach Dalmasson lavorare su questi aspetti d’attacco, anche perche’ non sia mai che giri voce che Trieste non la mette da oltre l’arco….
Michele Ruzzier, piace anche la versione attaccante
Nuova versione del play Michele Ruzzier in maglia Acegas, dopo quella al fosforo e generosa vista fino a questo momento, ora anche quella piu’ offensiva, istintivamente incline ad attaccare il canestro; beh, il risultato non e’ niente male, 12 punti in poco piu’ di 22 minuti di utilizzo, tratti da leader come terminale principale in certi momenti….scelta di fondo o esigenza causa assenza di capitan Moruzzi?
Non lo sappiamo ma di certo questa nuova veste piace, anche perche’ e’ uno dei pochi insieme a Carra e Mastrangelo a trovare conclusioni dal palleggio in penetrazione, e se il suo tiro da fuori avra’ la giusta continuita’, allora il futuro per Michele….e’ adesso!
Coach De Pol ai raggi X
Immagino il filo di emozione di Sandro De Pol nel tornare a Trieste, fra l’altro in una veste insolita, quella di coach rampante della squadra avversaria.
Che dire, la scelta di tenere per buona parte del match la difesa a zona, variando da 2-3 a 3-2, puo’ sicuramente essere stata una lettura tattica anche condivisibile; forse il vero gap e’ stato scavato nel primo quarto, dieci minuti in cui i suoi pupilli hanno letteralmente “scioperato” difensivamente lasciando a Trieste una beneficiata di 28 punti e un +15 di vantaggio, onestamente troppo.
De Pol in panchina si agita e catechizza i suoi con passione, alcune volte con movenze imbarazzate, ma sicuramente non passive; cosa poteva fare di piu’ contro Trieste?
Con Ferrarese ai box, due quarti vinti su quattro (e un terzo quasi pareggiato), fuori casa, il bilancio non e’ dei peggiori, forse la chiave di volta e’ dare continuita’ di rendimento difensivo ai suoi, ahime’ per caratteristiche non dei “cani rabbiosi” difensivi, ma pur sempre giocatori che per cinque-sei decimi sono di assoluto livello per la categoria; che la chiave di volta risieda nel emarginare qualche “voce stonata” che mina l’omogeneita’ del coro?
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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