Protagonisti fuori dal campo…..e dentro al campo!

 

ospite illustre..Michael Jordan!

Esattamente come l’animo dei baskettari e’ intriso di coinvolgente romanticismo all’idea di tornare a Chiarbola dopo tanti anni, anche il sottoscritto e’ “costretto” a bissare pensieri da buttar giu’ che tornano alla mente con straordinaria nitidezza.

Il palasport storico triestino si e’ caricato di decibel per il calore dei proprio tifosi ma ancor piu’ forse per una inconfondibile profonda voce roca che squarciava l’impianto, quella del mitico Dado Lombardi, forse il piu’ “teatrale” degli allenatori visti, un po’ piu’ di Boscia Tanjevic vocalmente ma meno nella gestualita’. Anche qualche colpo di teatro fuori copione di diritto va al montenegrino, divenuto famoso nei corridoi di Chiarbola, dopo la promozione in serie A1 con la Stefanel di Middleton e Tyler, per aver risposto alla domanda su obiettivi futuri con la ormai celeberrima “normalmente scudetto”! Ne sono passati tanti poi, dallo yankee Rudy d’Amico (la risposta giuliana a Dan Peterson), al mitico zonista De Sisti, da Cesare Pancotto a Luca Banchi….insomma anche tanti edotti timonieri sulla panchina davanti alle gradinate.

Ah si, a proposito di gradinate…. come non ricordare dopo il muro di Berlino, l’altra struttura verticale che ha cambiato la storia di un luogo: la tribuna retrattile in legno di Chiarbola, strumento non convenzionale per accentuare il rumore al palazzo dovuto allo sbattimento di piedi di insospettabili e placidi tifosi sulle tavole prefabbricate; purtroppo la tribuna sara’ l’unica assente illustre nella scenografia di domenica.

E poi i giocatori, Chiarbola si puo’ dire senza remore che e’ stato un palcoscenico di tanti attori protagonisti e diverse comparse; quello che emotivamente ha rappresentato la follia collettiva, per tempi e caratteristiche, e’ stato sicuramente il “messia” Rich Laurel, estroso mancino che ha mandato in tilt una citta’ (universo femminile compreso); talentuosi ma indisciplinati coloured come “Bad News” Barnes o Ben Coleman, cannonieri senza eguali come Steve Burtt. La colonia di scuola slava non e’ certo mancata (seppure sempre sfruttata meno del logico, vista la vicinanza territoriale), e i nomi che hanno marchiato indelebilmente la storia sono quelli senza dubbio di Ivo Maric, di Dean Bodiroga (grazie al folle visionario Boscia…) e dell’airone Fucka (divenuto poi azzurro), l’amato-odiato Alibegovic. E gli italiani, Trieste ogni tanto e’ stata risarcita nella sua storia cestistica, e cosi ha potuto godere della presenza del mito Dino Meneghin o del nazionale Gianni Bertolotti, dell’estro di Nando Gentile, dello zoccolo duro storico Stefanel con Pilutti, Cantarello, De Pol…e decine e decine di cestisti dimenticati dalla mia latitante memoria.

Menzione speciale per un discreto sportivo della palla a spicchi in maglia Stefanel Trieste, uno che per non farsi dimenticare, con una collanina d’oro al collo e un canestro distrutto in schiacciata ha lasciato un istantanea nella mente di tutti i presenti con la firma: Michael Jordan! (seguito poi, in tempi diversi, da un James Worthy un po’ meno….esplosivo).

Un po’ piu’ fugaci invece le apparizioni di altri “fenomeni” calcanti le tavole parchettate, dal bianco George Wenzel, unico bidone ad aver ricevuto una standing ovations per aver investito un arbitro in partita, i 6 minuti di campo di Gillespie, Crudup, Harmon..fino ad arrivare al mitico Ken Johnson, recuperato al volo in areoporto pronto a tornare a casa per scadenza di contratto prima dello spareggio decisivo (!!) contro Gorizia….

Sono ricordi sparsi, senza una logica ma vivi con sfumature diverse in ogni appassionato che li ha vissuti, caleidoscopio emozionale che non puo’ non scuotere chiunque domenica varchera’ la soglia del tempio del basket triestino.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

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