Giorgio Giomo: “La pallacanestro a chi ama la pallacanestro!”

Giorgio Giomo

 Non avrebbe bisogno di presentazioni, il classe ’49 Giorgio Giomo, olimpionico cestista che ha vestito le maglie di Virtus Bologna, Olimpia Milano e Apu Udine, dirigente della Benetton Treviso, e tanto altro ancora, uomo poco incline alla diplomazia quando si parla dello sport che ama, 53 anni di militanza in trincea per dare alla pallacanestro una dignità persa negli ultimi anni, un confronto a 360 gradi scevro da ritocchi e genuino come il personaggio.

Uno che ha vissuto gli anni d’oro della pallacanestro, sia da giocatore che da dirigente, e guardando malinconicamente il presente, ritiene che il basket rappresenti una sorta di malato sportivo terminale o convalescente, bisognoso della cura giusta?

Premetto che quello che ho sempre detto e dichiarato nella mia vita l’ho pagato a caro prezzo, una schiettezza non sempre allineata che perlomeno mi ha garantito verginità professionale, un modo però per dire a testa alta che non mi è stato mai regalato niente. Per cui, se dovessi fare il paraculo formale direi che il basket nostrano è uno dei migliori al mondo e che i nostri atleti sono l’eccellenza. Invece dico che la pallacanestro è più simile ad un malato terminale, per troppi anni le società hanno viaggiato al di sopra delle loro possibilità, hanno munto la vacca fino a farla diventare anoressica, facendo poi scappare gli sponsor (appunto, le vacche ndr.), vedi esempi come Stefanel tempo addietro o Toti adesso a Roma, usato ed abusato. E’ necessario che si faccia un esame di coscienza approfondito, ripartire da un investimento serio sul settore giovanile, costruendo un progetto che copra economicamente il sistema, con addetti ai lavori coraggiosi e inclini a scommettere sui giovani…insomma rivoltare come un calzino il comun pensare la pallacanestro moderna, sarò spirito romantico, ma la vedo così.

L’economia italica è quella che è, le difficoltà societarie a iscriversi ai vari campionati di competenza sono segno tangibile di un momento grave, da ex dirigente di alto livello, si sente di indicare una via d’uscita a questa asfittica situazione odierna?

Faccio un paragone sportivo: se io con la mia squadra vado ad affrontare un’avversaria nettamente più forte, DEVO andare con la convinzione di vincere, se no inutile che mi cambi; e se non vinco, devo lavorare nella convinzione di poterlo fare la volta successiva. Questo per dire che c’è sempre una via d’uscita, e ribadisco che la strada passa per una oculata gestione societaria, basata sull’investimento nel settore giovanile. Due input per un percorso possibile: il primo e’ quello di portare insegnanti capaci di spiegare i FONDAMENTALI; è ora di finirla di esasperare l’atletismo dei giovani se poi questi sono sanno giocare a basket, bisogna cercare i maestri in grado di fregarsene del risultato o del proprio tornaconto, per creare una struttura tecnica all’atleta. In virtù di quest’ottica, ed e’ il secondo messaggio, gli investitori, proprio per la aleatorietà di questo sistema, non devono preoccuparsi di monetizzare nell’immediato, una stagione investi 10 e ricavi 5, la stagione successiva investi 5 e ricavi 50….bisogna avere lungimiranza e progettualità, pazienza.

Sembra che il sistema dall’alto, per lavarsi la coscienza di fronte alla stringente esigenza di far giocare i giovani italiani, abbia riversato sulla DNA i propri slanci etici a favore di questa richiesta impellente, troppo poco?

Anche no, è un punto di partenza, pur considerando che anche a questi livelli la parte del leone lo deve fare sempre la società. D’estate in sede di presentazione i vertici parlano di una squadra fondata sui giovani, alla prima amichevole di pre-season persa già si mugugna, si arriva a Dicembre con mestieranti spremuti, under perduranti sul pino e tre allenatori cambiati. C’è poco da fare, da che mondo e mondo, se un giovane è forte….VA IN CAMPO, PUNTO! C’è bisogno di un pazzo come Boscia Tanjevic per far giocare Fucka o Bodiroga a Trieste (seppure non italiani, ma c’era anche De Pol), o qualcun altro se la sente di osare?

Vivere la Virtus Bologna, l’Olimpia scudettata, Udine e Treviso, lascia a Giorgio Giomo qualche piccolo rimpianto per poter dire di aver vissuto appieno la pallacanestro da protagonista? E cos’è dopo 53 anni di militanza che ancora la fa svegliare di mattina e cominciare un’ennesima giornata a servizio del basket?

Zero rimpianti, mi ritengo un uomo molto fortunato, le esperienze a Milano e Udine soprattutto sono state fatte con il sacrificio di chi non era professionista; mattinate passate per conto mio ad allenarmi in palestra, seguendo i mezzofondisti australiani correre sul bagnasciuga della spiaggia di Jesolo alle 6 di mattina per rinforzarsi le caviglie, ricevendo consiglio sulla ginnastica isometrica del precursore Dionisi da Riva del Garda, o rubando gli innovativi metodi Manuel Raga per il potenziamento delle gambe a Milano. Tutto questo sapete cos’è? AMORE PER LA PALLACANESTRO, e con questo spirito che vivo ogni giorno l’esperienza nel mondo dello sport.

Se non basta, per capire la mia volontà di vivere intensamente quello che amo, l’esempio più esplicito è il mio addio alla mitica e vincente Milano di Rubini: il motivo? Semplice, mi ero accorto che non avrei avuto spazio, e io volevo giocare a tutti i costi…grazie e arrivederci.

Breve excursus sul basket regionale del Friuli Venezia Giulia (viste anche le sue esperienze a Udine e Gorizia), desolatamente orfano delle due realtà sopra citate, con la sola Trieste a cercare faticosamente di ritagliarsi un ruolo dignitoso, nella speranza di un futuro migliore. Possibile che in una terra di basket, non ci siano risorse per venire a capo di questo strazio?

Conosco la realtà regionale e tutti i problemi che hanno portato a questo stato di cose. Anche qui, primo passo fondamentale è che la PALLACANESTRO SIA DATA IN MANO A CHI AMA LA PALLACANESTRO, coinvolgendo imprenditori che siano relazionati ogni istante sul progetto sportivo in atto, facendoli partecipi della costruzione di un “giocattolo” che puo’ divertire anche loro.

Da parte loro (imprenditori ndr.) imprescindibile che: 1. Non ci sia la fretta di ottenere risultati, anche capendo che il grafico del rendimento sia economico che materiale è oscillante negli anni 2. Se il budget di spesa stagionale è 10, sia previsto un investimento di 8 per poi destinare il restante nel settore giovanile, con scelta oculata degli allenatori.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

2 risposte a “La pallacanestro moderna secondo Giorgio Giomo”

  1. Avatar martinelli roberto
    martinelli roberto

    trovo geniale il tuo articolo ho un anno + di te e ancora mi spacco la schiena ad insegnare fondamentalima capisci che se non li anno non vanno da nessuna parte magari trovare chi ti fa lavorare in pace dobbiamo fare un passo indietro all naz dal1981moltecose buone ma i nostri ragazzi a 20 anni o sono mostri o rubano ingaggi in serie minori non conoscono i i fondamentali

  2. Avatar martinelli roberto
    martinelli roberto

    sei stato il mio giocatore preferito giocavo anche io in serie minori classe 48 oggi sei ancora meglio come dirigente altrimenti all naz dal1981mi rompo ancora le ossa ad iinsegare fondamentali se provia dar fiiducia ai ragazzi sei fuori

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