E nel placido dopo Fabriano, scoppia la grana palasport
Come un fulmine a ciel sereno, o forse no, diciamo nel momento piu’ inatteso, coach Dalmasson lascia una coda velenosa alle sue dichiarazioni post partita, riportate per correttezza e precisione cosi come nel comunicato stampa della Pallacanestro Trieste 2004:
Queste le parole del tecnico triestino a chiusura del commento post partita: “Infine desidero comunicare che da questo momento in poi non parlerò più di pallacanestro con nessuno. Noi non ci siamo mai lamentati, ma proprio in questo momento in cui siamo primi è giusto dire che io, il mio staff e miei giocatori vogliamo essere messi nelle condizioni di lavorare come fanno tutte le altre squadre che disputano questo campionato nazionale. Invece sono quattro mesi che questa squadra non ha una casa, e nessuno dice niente. Qualcuno deve prendersi delle responsabilità per questa situazione”.
Onestamente non ne capiamo nulla (e non sarebbe una novita’), gia’ dal fatto che il coach abbia sollevato la questione in una trasferta dove ovviamente il fattore campo non e’ propriamente l’argomento del giorno…. ma questa e’ una infelice battuta a quello che e’ un ragionamento piu’ corposo: Dalmasson giustamente e’ da qualche tempo che pone l’accento su una situazione di difficile gestione, quella del “rimbalzare” fra Via Locchi, il PalaCalvola e il PalaChiarbola, a seguito della tragica fatalita’ occorsa all’interno del Palatrieste; di male in peggio calcolando che la “casa” attuale (il PalaChiarbola) e’ il luogo meno sfruttato da Carra e soci per gli allenamenti causa concomitanze e calendari gia’ scritti a inizio anno.
Questa considerazione e’ doverosa ma ormai metabolizzata, in quanto gli organi preposti, societari e del Comune di Trieste, avevano indicato come Aprile il mese in cui era plausibile tornare a vivere il Palatrieste in maniera continuativa; la squadra fra l’altro ha metabolizzato anche il trasloco trovando, non solo il calore della tifoseria, ma anche risultati importanti, ultimo non ultimo il +31 con Trento.
Per cui, la domanda sorge spontanea: con chi ce l’ha coach Dalmasson? Con il Comune di Trieste? Con la societa’ Pallacanestro Trieste 2004? con il fato?
Quando parla che “qualcuno deve prendersi le responsabilita’ della situazione” vuol dire che quel qualcuno, o qualcuno, DEVE uscire allo scoperto e spiegare, perche’ evidentemente le rassicuranti e chiare parole nel dopo tragedia del Palatrieste da parte dell’assessore Edera o dei vertici societari, potrebbero diventare fumo gettato negli occhi (o nelle penne) della stampa; l’aplomb inglese di Dalmasson trasformato in veemente protesta, fra l’altro la sera di una vittoria, assume connotati inquietanti. Anche perche’, se non fosse che trattasi di professionista molto razionale ed equilibrato, risulterebbe alquanto improvvida un’uscita di questo tipo alla vigilia di partite molto importanti, un’assist come alibi ai giocatori nel caso di debacle, una distrazione per chi deve mettere testa e fisico fra le tavole parchettate del campo da gioco in vista della doppia sfida con Perugia e Ferentino.
Insomma, il silenzio stampa del coach che ha squarciato il cielo azzurro della Pallacanestro Trieste 2004 necessita invece di molte parole da parte di responsabili, altrimenti, e’ pleonastico rimarcarlo, due sono le conseguenze di una statica e silente reazione: i vertici e la societa’ rimane indifferente alle parole di Dalmasson e quindi isola la sua protesta ritenuta non pertinente, oppure i vertici e la societa’ escono allo scoperto appoggiando il coach e quindi trovando il colpevole del disservizio recato negli ultimi mesi.
Qualcuno decide di non parlare, altri sarebbe il caso che parlassero, e presto!
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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