Il borsino della serie
Francesco Guarino
Onore al merito, giocatore dalla leadership innata, e’ stato il vero MVP della serie, trascinando compagni ed essendo stampella ideale per il compagno Carrizo; quando si parla di giocatori “da promozione” l’identikit porta proprio a Francesco Guarino. Un esempio su tutti? In stagione regolare il play di coach Gramenzi ha viaggiato con 12,1 punti a partita con il 37% da tre punti, nei play off il suo rendimento si e’ elevato a 19,4 punti ad allacciata di scarpe con il 48,7% da tre punti. Credete, non e’ un caso, la gestione del cestista e la decisivita’ quando conta forse non saranno mai allenabili, Ferentino ringrazia il suo presidente per aver regalato alla piazza un superbo docente in materia.
Coach Gramenzi
Potremmo scrivere idem come sopra, solamente che invece di infilare a ripetizione il canestro avversario, l’allenatore esperto di promozioni ha giocato a scacchi come neanche il miglior Gerhardt Fischer, indovinando praticamente tutto. Le “perle” della serie certamente risiedono nella famigerata 1-3-1 (non certo una novita’, in quanto vista in stagione regolare), fatta da manuale nella decisiva gara 1, e l’azzardo calcolato di lasciare a riposo Carrizo in una gara 2 con sconfitta preventivata, per riaverlo in forze nelle decisive uscite casalinghe. Il campionato di DNA e’ forse la categoria in cui e’ piu’ facilmente distinguibile il gap fra alcuni allenatori ed altri, ed in questo caso coach Gramenzi e coach Dalmasson rappresentano l’indubbia elite’ di livello, a prescindere poi dal risultato finale.
Tifosi
Sia quelli di Ferentino che di Trieste. Entrambe le tifoserie sono state il cuore pulsante della serie, caldissime in casa e presenti in trasferta, hanno caricato l’ambiente a dovere senza trascendere (episodi singoli e circoscritti non fanno testo); rimango coerente con l’assunto che una partita di basket senza il tifo e’ come un piatto di pasta senza condimento (mi sono sforzato di non cadere in esempi trash da slang giovanile…), insipido e che non lascia nulla.
Centinaia di chilometri in turni infrasettimanali hanno costretto persone a sacrificare ore e ore della giornata, a guidare senza sosta e sostenere la squadra magari dandosi in malattia, perche’ la malattia per la propria squadra e’ la passione che spinge a fare tutto cio’. Non c’e’ societa’ che si rispetti che non abbia quale primo obiettivo quello di coltivare il rapporto con la propria tifoseria, checche’ ne dica qualcuno radical-chic gia’ espressosi a suo tempo sulla questione…
Arbitri
Tutto sommato, spogliando la questione da infinite gossippate e posizioni prevenute, la serie fra Trieste e Ferentino non ha lasciato strascichi decisivi dal punto di vista arbitrale; la conduzione nelle quattro partite, ovviamente con rendimenti alterni, non ha inciso sull’esito finale. Questo e’ il miglior modo di dare credibilita’ al movimento, troppo spesso i campi di DNA e DNB sono diventati dei Far West e le direzioni delle coppie in grigio una conseguente Via Crucis. Non essendoci controlli a livello di serie A o Legadue e registrando strutture che non agevolano il corretto andamento del match, la variabile impazzita dei fischietti rischia di falsare un finale di stagione.
POLLICE GIU’
Francesco Guarino
Tessute le lodi quale ottimo cestista, resta indelebile per il corretto e vasto pubblico triestino l’immagine di un giocatore che, ben attento dall’essere a tiro dalla coppia arbitrale, esterna con un elegante dito medio il suo disappunto sull’andamento della partita, minacciando con un labiale esplicito chiunque, invitandolo a Ferentino (come che la citta’ laziale fosse chissa’ che che covo di delinquenti…anche questo non e’ bello nei confronti dei propri tifosi!). Abbiamo stigmatizzato a chiare lettere gli ululati piovuti a danno del giocatore Ihedioha in stagione regolare a Trieste, abbiamo bacchettato la societa’ giuliana per aver non aver sporto le scuse doverose, esattamente come facciamo in questa occasione nei confronti della societa’ di Ferentino, cieca e sorda nel valutare il comportamento del proprio tesserato. Peccato, occasione persa….
Reparto lunghi Acegas Trieste
Assente ingiustificato il reparto lunghi dell’Acegas Trieste nella serie finale. Calcolando che Inno Ferraro non e’ rientrante a pieno titolo nel ruolo, Luca Gandini e Marco Maganza hanno veramente fatto fatica, uno dei punti di forza conclamati di coach Dalmasson ha reso spuntato l’attacco giuliano proprio nel momento clou.
Ci sono origini diverse per questo “male”, per Luca Gandini trattasi di pura stanchezza, il totem figlio del portierone della Triestina ha tirato la carretta per una stagione lunghissima, sacrificandosi nelle partite ma soprattutto avendo la stessa intensita’ negli allenamenti. Purtroppo evidentemente i tuffi sul parquet a ripetizione e l’estenuante serie di partite ha consegnato un pezzo da novanta un po’ arrugginito. Per Marco Maganza la questione torna ad essere quella di sempre, l’approccio alle partite, soprattutto quelle di play off; senza la dovuta “cattiveria” non c’e’ allenatore che possa puntare sul proprio giocatore, e il brillante dinamico lungo di un paio di mesi fa e’ tornato il timoroso uomo d’area di inizio campionato. Nello sport la cosa bella e’ che c’e’ sempre una possibilita’ di riscatto, Trento o Chieti sono la’ a disposizione….
Depressione giuliana….
L’abbiamo gia’ rimarcato come in realta’ l’animo del triestino medio e’ molto simile ad una convivenza con uno stato iniziale di depressione dalla sirena di fine gara 1, il conclamato “peccato originale” che ha voltato come un calzino la serie. Insomma, gli appassionati biancorossi, da una parte con l’orecchio alla radio per seguire le vicende di gara 3 e 4 in terra ciociara, e sul comodino il Prozac…come ad attendere il destino ineluttabile, avvenuto regolarmente con la promozione in Legadue di Ferentino.
Vabbe’ l’insito carattere peculiarita’ della gente in una terra di confine, pero’ e’ anche corretto razionalmente chiedersi “chi siamo e da dove veniamo”, per riportare tutto alla normalita’. In sede estiva di pre-season si parlava di una squadra che forse avrebbe lottato per un posto play off, le “illusioni” confezionate dalla truppa di Dalmasson, avendo radici solide costruite nel tempo, sono diventate concretezza. Ora, la seconda chance di finale non e’ il “contentino” di fine stagione, ma e’ una possibilita’ in piu’ data all’Acegas Trieste che e’ stata capace di vincere la sua Division dopo 34 battaglie!
Per cui, non c’e’ ragion d’essere di affievolire un entusiasmo cresciuto esponenzialmente nel tempo, anzi, forse e’ l’occasione per rinsaldare e spingere alle spalle di Carra e soci per regalare alla piazza di Trieste un paradiso che da troppo tempo si immagina e che svanisce al risveglio.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

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