Ciao Pete, ancora negli occhi un canestro della vittoria e uno nel derby

Una morte a 35 anni non puo’ essere un episodio da digerire con naturale fatalismo, se poi questa avviene qualche giorno prima di un’altra tragica ricorrenza (oggi moriva nel 2000 Conrad Bastien McRae), tutto diventa tanto triste: Pete Sauer, nativo di St.Louis, domenica in una partita nel campetto di White Plains (NY), moriva per un attacco cardiaco lasciando la moglie Amanda e tre figli.

Pete Sauer e’ stato capitano di Stanford, portandola alle Final4 nel 1998, uomo di cervello e di applicazione, come perfettamente sintetizza il suo coach Montgomery: “Pete era il simbolo dello studente-atleta. Era intelligente, duro: era un vincente”. Anche il vice allenatore, Mark Madsen, traccia un profilo non dissimile: “era un grande tiratore e un duro, dentro e fuori dal campo verra’ ricordato come un giocatore dal cuore grande, grandissimo”.

 

Pete Sauer incrocia la propria strada cestistica con Trieste nell’annata 2000/2001, con la gestione Banchi-Pancotto, una salvezza risicata in cui il bianco naturalizzato greco venuto da Stanford contribuisce con due istantanee nella memoria dei tifosi: il canestro della vittoria contro la Vip Rimini e una rubata al Carnera di Udine con realizzazione successiva regalando la piu’ dolce delle vittorie nel derbyssimo.

Diciamo che il giocatore conosciuto in terra giuliana puo’ essere ascritto fra quelli con una testa superiore prestata alla pallacanestro; non un fenomeno atleticamente, Pete incarnava lo stereotipo del bianco dedito all’applicazione, costruito senza avere un talento smisurato. Proprio la sua intelligenza faceva si che tutta la pallacanestro espressa fra le tavole parchettate di un campo da gioco fosse allineata con le sue potenzialita’, mai sopra le righe o uscendo dal seminato.

Nella stagione triestina ha prodotto 4,5 punti per partita, con quasi tre rimbalzi, numeri che raccontano molto meno di una decisivita’ notevole gia’ sopra menzionata.

La comunita’ di Stanford e attonita e l’ultima chiosa alla sua importante esistenza cestistica sulla terra la da sempre l’ex allenatore Montgomery: “Pete uno dei giocatori piu’ importanti che ho allenato, la squadra di cui lui e’ stato il capitano alle Final4 si e’ completamente immedesimata nel suo modo di giocare a basket, non e’ un caso che i compagni si siano sempre riferiti e abbiano ammirato Pete.”

Il bello dello sport e’ che un comportamento professionale e serio lascia un segno indelebile nei tifosi, Trieste ricordera’ ogni istante trascorso con un esempio di correttezza, i tifosi non cancelleranno dalla propria memoria quel canestro con Rimini e quella volata a canestro sotto la curva nella vittoria del derby…..

Ciao Pete!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Una risposta a “Trieste non dimentica Pete Sauer,l’uomo dell’ultimo tiro…”

  1. Avatar Andrea74
    Andrea74

    Concordo in pieno con il post, anche a distanza di 12 anni dalla tua presenza nella nostra squadra, che annoverava tra l’altro giocatori come Dioumassi, Shaw, Cypruss e Moltedo, ti ricordo ancora come una bella persona dentro e fuori dal campo. Grazie per aver vestito la nostra maglia !!! Possa la tua anima riposare in pace e vegliare su tutti coloro che ti vogliono bene e che ti hanno incontrato nel loro cammino. Grazie Pete !

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