Terza regola del “fight club”, quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito.
Questa volta non mi ci metto in prima persona ma metto dentro una serie numerosa di addetti ai lavori e appassionati triestini (incontrati ad un evento cestistico) che hanno ben chiara la genesi di una scelta annunciata.
Scacco matto! L’ultima mossa dell’ “eminenza grigia” che a Trieste governa il basket locale da qualche anno, si è consumata in un caldo pomeriggio di luglio: Dario Bocchini non sarà più GM della Pallacanestro Trieste 2004.
Perché un percorso, pur essendo perverso e inspiegabile, può avere delle logiche preventivabili, tasselli che vanno al proprio posto con l’incedere del tempo; imbonire i poco edotti vertici in materia cestistica è stata la prima mossa, la dialettica edulcorata per presentare progetti dalla capacità camaleontica di cambiar pelle nel divenire. Per esempio programmi fortemente voluti e gestiti per il basket giovanile, fratturati in frammenti personalizzati ad hoc, lasciando un macro cosmo di atleti in balia di se stessi. Tutto questo fra l’altro comprando il “silenzio degli innocenti”, cioè supportando monetariamente le asfittiche casse di realtà locali per non avere voci contro sul progetto bocciato da tutti.
Secondo passaggio l’accurato indottrinamento della stampa locale, attenta alle vicende della Pallacanestro Trieste 2004, ma ancor più attenta a neanche citare il GM Dario Bocchini, reo di aver costruito una squadra che è riuscita nell’impresa di andare in Legadue. Eh si, purtroppo il piano stava fallendo per le vicende del campo, gli argomenti per screditare non potevano con il tempo che trasformarsi in parole scritte con l’ “inchiostro simpatico”.
Per fortuna il lavoro subliminale svolto all’interno dello staff e nei vertici era già a buon punto, le forze “fresche” inglobate nel nuovo assetto societario hanno poi dato la spallata decisiva al golpe.
Dario Bocchini ha sbagliato qualcosa? Certamente qualcosa può aver sbagliato: ha pensato appena insediato di cambiare la abitudini lavorative di alcuni dirigenti avvezzi al part-part-part time, venendo meno al concetto imperante in città del “vivi e lascia vivere”. Ha sbagliato a fare l’aziendalista, anteponendo logiche assurde in cui tutti gravitano in campi non propri a favore di una gerarchia sportiva ben chiara dai tempi delle “caverne” (ipse dixit); Ultimo peccato mortale il non aver dato le dimissioni un minuto dopo aver conquistato la Legadue. Le condizioni c’erano già per non sopportare un ulteriore anno, ma la logica passionale di aver conquistato qualcosa di grande nella propria città, l’ha fatto capitolare in maniera irreversibile.
Tutti importanti e nessuno indispensabile? Certo, piccolo vademecum per i meno attenti: il signore che è stato gentilmente sollevato dall’incarico è l’ UNICO che conosce (e bene!) la Legadue, le logiche dietro i giocatori ma soprattutto dietro i procuratori. Poi il deserto, ora coach Eugenio Dalmasson sarà costretto a fare il doppio ruolo di allenatore e General Manager, certamente supportato dall’ “eminenza grigia”, e l’amministratore delegato Fulvio Degrassi a sottoscrivere i contratti. Dove sta l’errore?
Vediamo se ce la venderanno come un risparmio sui costi di gestione, tanto giunti a questo punto penso che a Trieste possano spacciare alla gente Belen come consulente matrimoniale o Balotelli docente di etica….
Tanti appassionati di basket giuliani
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