“Se io e Jobey riusciamo a trasmettere la nostra leadership, con Trieste lotteremo per un posto in A1. Il basket è un business, sono ancora nervoso per quello che è successo lo scorso anno ma Teramo resta per me la città numero uno”
Brandon BROWN, arrivato in Italia nel 2005, ha vestito le canotte di Avellino, Teramo, Cremona ed ora è a Trieste. Giocatore dotato di grande carisma, si cimenta per la prima volta in un campionato di A2. Arriva a Trieste con grande voglia di vincere e di riscatto dopo una stagione difficile a Teramo, condizionata dai tanti problemi economici che poi hanno portato alla scomparsa del club abruzzese.
Sei ormai un veterano del campionato italiano. Arrivasti ad Avellino nella stagione 2005-2006. Quali furono le maggiori difficoltà in un campionato per te nuovo?
-Questa è la mia settima stagione in Italia, una ad Avellino, una a Cremona, tre stagioni e mezzo a Teramo e questa a Trieste. Ho giocato contro alcuni dei migliori giocatori, non ho mai pensato che avrei avuto la possibilità di giocare a basket come professionista nella mia vita, per questo ogni singola stagione è un sogno per me. Non ho avuto particolari difficoltà dal punto di vista fisico, il mio unico problema era mentale. La stagione precedente a quella di Avellino ho cambiato diverse squadre e sono stato tagliato tante volte a causa della mia altezza. Ho sempre giocato bene, ma allo stesso tempo poi sempre rilasciato. Quando sono arrivato ad Avellino, anche dopo una buona prestazione, avevo sempre la paura di poter essere tagliato, questo ha fatto sì che lottassi sul campo come se si trattasse sempre della mia ultima partita, penso di aver giocato bene quell’ anno. Il Brandon BROWN della stagione 2005-2006 era un lottatore con molta energia, oggi invece ho imparato a dosare le mie forze, pensando di più a come battere il mio avversario. Questo è quello che dovrebbero fare i giocatori che si trovano al primo anno in Italia, ma spesso non capiscono che se si rallentano i ritmi per pensare di più allora migliorerà anche il gioco.
Tornando alla prossima stagione, quanto ti ha condizionato l’infortunio al polpaccio delle ultime settimane?
-Non ho mai avuto problemi con gli infortuni prima d’ora. All’inizio di questa nuova avventura con Trieste ho riportato uno stiramento al polpaccio che mi ha impedito di allenarmi per tresettimane. E’ stato un grande problema per me perché gran parte del mio talento è l’energia e la mia voglia di lottare che metto in campo, ne ha risentito notevolmente la mia preparazione fisica. Sto però cercando di usare questi giorni per recuperare velocemente la mia condizione, devo essere intelligente perché accorciare i tempi potrebbe essere ancora più dannoso. Riguardo le amichevoli invece, ho giocato la mia prima partita Giovedì contro il BC Grosuplje,
penso di aver giocato bene nonostante un piccolo affaticamento iniziale, spero di poter migliorare partita dopo partita.
Trieste è una neo promossa in A2. Che obiettivi pensate di poter raggiungere?
-Sono veramente su di giri per la città e la mia nuova squadra, penso che abbiamo un mix di esperienza e gioventù. Se io e Jobey Thomas riusciamo a trasmettere la nostra leadership ai giocatori giovani allora penso che lotteremo per un posto in A1. Non sarà facile, ma giocando con l’intensità difensiva che ho visto in alcune amichevoli, allora avremo una grande possibilità
Sarà la tua prima esperienza in A2, che tipo di campionato pensi di dover affrontare?
-Al momento non so perchè non ho mai giocato partite contro squadre di A2 e non conosco molto bene i diversi roster del campionato, ma abbiamo giocatori d’esperienza e di A1 come me, Filloy, Thomas e Carra.
Oltre all’Italia hai giocato anche in Croazia, che differenze ci sono tra i due tipi di campionati?
-Ho amato e allo stesso tempo odiato la mia permanenza in Croazia. La gente lì prende molto a cuore il gioco del basket, il campionato è fisico e competitivo, ci è voluto un po’ di tempo prima che mi abituassi. All’inizio è stato brutto, non è stato il massimo giocare in una città come Zadar, con dei tifosi molto caldi, e farlo male. Ho tenuto forte mentalmente e sono riuscito a superare quel momento, quando ho cominciato a giocare bene la gente mi ha apprezzato e alla fine ho stretto un ottimo rapporto con i tifosi e la città. Cerco di tornare a Zadar ogni volta che posso.
La scorsa stagione a Teramo non è stata delle più semplici, per voi e per i tifosi che ora si ritrovano senza una squadra…
-Non è semplice per me parlare di questo, mi sono sentito tradito da una società che ho amato con tutto il mio cuore. I giocatori lo scorso anno hanno lottato ogni giorno per la città e l’orgoglio della gente di Teramo, non esser stati pagati è stato come una pugnalata alle spalle con un coltello affilato. Ci avevano guardato negli occhi promettendoci che saremmo stati pagati, tutte bugie, per questo dico ai giovani giocatori che è tutto un business. E’ vero, i tifosi ti adorano e sono gentili con te, ma bisogna trattare questa situazione prima come un business, giochiamo a basket per i soldi. Amo i tifosi di Teramo con tutto il mio cuore e so che loro vogliono il meglio per me, ma penso che non rivedrò mai i soldi della scorsa stagione. Ad ogni modo, sono ancora nervoso per quello che è successo, ma Teramo rimarrà sempre per me la città numero uno.
Marco Calise
Lascia un commento