La famosa “aria fresca” del piano di sopra, quante cose cambiano, non lo spirito di squadra
Avete presente quella strana sensazione di adrenalina mista a emozione che pervade tutti noi quando si rientra in una cattedrale sportiva che ha segnato pagine importanti di pallacanestro giocata? Ebbene, ieri varcare la soglia del Pala Olimpia di Verona è stato tutto questo, un sospiro profondo guardando un palazzetto degno di tale nome (dopo tante tenso-strutture e palestre), un ambiente di livello per quello che concerne il servizio e in generale un aria frizzante di “alta quota”; si, otto anni sono troppi per mantenere il vivo ricordo di queste sensazioni, Verona investe nuovamente Trieste di un ruolo che le compete, la vittoria quasi un incentivo al percorso da farsi. Perché il romanticismo può andare a quel paese se poi il prodotto confezionato in estate è avariato in partenza, invece la truppa di Dalmasson mantiene intatte caratteristiche note della scorsa stagione, quelle di una squadra con la “S” maiuscola e un carattere indomito; il parziale tramortente di 21 a 9 dopo sei minuti avrebbe spezzato le fragili ali di una neopromossa, ma ecco che la “garra” di Filloy e la leadership di Brown sono stati il viatico di una rimonta intelligente, non un rigurgito rabbioso bensì un lento lavoro ai fianchi, minuto dopo minuto. Coach Ramagli ha detto bene in conferenza stampa, Trieste ha vinto nettamente contro una squadra, quella veronese, ancora “non squadra”, per il semplice fatto che per esserlo bisognerebbe essere con tutti gli effettivi a disposizione e condividere meccanismi, cosa mai successa dall’inizio della stagione. Perché l’Acegas ha motivo di sorridere (pacatamente)? Perché altri segnali sono arrivati belli nitidi, come per esempio l’aver portato a casa un importante successo avendo il principale terminale offensivo, Jobey Thomas, ben fermato dai veronesi ma superlativo nel veicolare questo aspetto in punto di forza per liberare i compagni; l’incognita della regia con Michele Ruzzier osservato speciale, il play scuola Azzurra non ha dato mai la sensazione di essere fuori giri, sempre in controllo giocando la sua pallacanestro esattamente come faceva nelle giovanili, per nulla intimorito da una gomitata di “benvenuto” ricevuta nei primi minuti del match. Poi ci sono le variabili molto simili a certezze, Luca Gandini, giocatore più incerottato della storia della pre-season, ricambia la calda accoglienza della gente veneta con una prestazione sanguigna (oddio, ci risiamo…termine appropriato ma sgradito dal soggetto in causa), essendo il vero propulsore che innesca la macchina difensiva giuliana. Mescheriakov dovrà ancora invece prendere qualche colpo per capire di che pasta è fatta la seconda serie italiana, la sua estetica grazia nel giocare con la palla a spicchi, dovrà trovare necessariamente punte di ruvidezza, e quando il mix tecnico-fisico troverà compimento, allora avremo il jolly che molti attendono. Tutto questo miele rischia di far diventare diabetici gli appassionati, una rondine non fa primavera ma un’identità di squadra è un attestato di qualità; infatti quello che stupisce maggiormente di questa prima uscita è che, pur considerando attori protagonisti diversi (per la maggior parte), lo spirito è esattamente uguale a quello della scorsa stagione, in cui tutti gli effettivi non fanno un passo indietro, tutti si aiutano e giocano assieme nel nome di un obiettivo. Ribadisco un concetto già esplicitato, chiunque può pensare di passare le domeniche da qui a prossimi dieci mesi nel modo che meglio crede, di sicuro chi ha nel sangue il “virus” della palla a spicchi non può prescindere da presenziare al Pala Rubini per vedersi del buon basket e un gruppo che potrà fare divertire.
Fate vobis….
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
Lascia un commento