I presenti hanno goduto, gli assenti dalla parte del torto

Un gran primo giorno di scuola…

Mi rendo conto di essere stato un po’ forte nel titolo del paragrafo ma il mio ragionamento prescinde da qualsiasi discorso “emotivo”; Trieste come città, da amante della palla a spicchi, da anni anelava un ritorno nel basket che conta, costruendo questa irrefrenabile voglia in decine di presenze in terza e quarta serie, patendo momenti di puro sconforto con altri di esaltazione genuina (vedi gara 5 contro Chieti). Se la passione quindi avesse una matrice economica potrei capire il “dietrofront” di qualcuno alla poco flessibile campagna abbonamenti, se invece ha radici più profonde o anche sotto forma di piacere per lo sport, non condivido l’assenza dal teatro di una pallacanestro godibile sotto tutti gli aspetti. La risposta è stata buona ieri al Pala Rubini ma non è ancora proporzionata alla richiesta di Legadue della gente triestina; il gioco, anche per i profani, è di tutt’altro spessore rispetto alla DNA, dalla velocità alla caratura tecnica dei singoli giocatori, i primi quaranta minuti, riassaporando gusti ormai dimenticati nel tempo, hanno assolutamente riconciliato anche i più scettici con il mondo del basket.

Certo, lo sport può non essere la priorità per famiglie o persone che fanno a cazzotti con l’inevitabile morsa economica attuale, però per tutti gli altri che vogliano serenamente vivere una domenica godendo dello sport più bello del mondo, il Pala Rubini sembrerebbe la più comoda destinazione…

 

Segnali di Legadue chiari, pochi dubbi

Avevamo tracciato in fase di pre-season possibili variabili generali al prossimo campionato di Legadue, e sinceramente alla prova del nove non siamo andati troppo distanti. Primo punto l’incidenza degli stranieri: avevamo sostenuto come l’importanza nella scelta delle “stelle” avrebbe giocato un ruolo chiave per le fortune o sfortune stagionali. Detto fatto, in casa Trieste Brown ha ricamato l’ esuberante prima parte offensiva biancorossa, mentre Thomas quella del giustiziere nell’ultimo quarto; per contro Imola è stata sorretta fin che la condizione lo permetteva dal play Dj Gay, palesando nel finale la mancanza di un altro terminale “cinque stelle”. Probabilmente da “terzi incomodi” verrà fuori il jolly per sbilanciare un’eventuale equilibrio di forze straniere (vedi Filloy e Mescheriakov). Secondo punto: il ruolo degli esterni e il loro fatturato decisivo nelle vittorie o nelle sconfitte, anche la partita fra Trieste e Imola ha evidenziato questo aspetto peculiare, in virtù anche di un campionato privo di grandi totem d’area. Terzo punto, la Legadue sarà molto equilibrata, le cosiddette “spacciate” sulla carta non saranno tali fino all’ultima giornata di campionato, sentenze già scritte non ce ne saranno, prova ne sono i primi eclatanti risultati della prima giornata.

 

Gli esordienti alla ribalta, per Dalmasson importanti conferme

Coach Dalmasson, esattamente come qualsiasi spettatore del match contro Imola, attendeva di vedere il manipolo di esordienti plasmati sotto le sue direttive districarsi nella categoria superiore, e da questo punto di vista i quaranta minuti di domenica hanno portato in dote molto positive conferme.

Prima conferma l’approccio alla partita: certo, l’inizio è stato sorretto soprattutto dal mestieranti Filloy-Brown-Thomas, però è anche vero che il resto della squadra non ha denunciato (ho lo ha mascherato molto bene) alcuna titubanza o timidezza nell’affrontare Imola. Prova ne sono i minuti importanti di Ondo Mengue, quelli di Mastrangelo e l’incidenza di Mescheriakov (ricordiamoci che è anche lui un “rookie”). Seconda analisi sulla presenza di spirito di Michele Ruzzier: l’esordio è stato bagnato con il peggiore degli approcci, qualche errore e soprattutto tre falli pesanti in un amen. Chiunque sarebbe stato abbattuto da cotanto treno in corsa preso in piena fronte, non certo il play scuola Azzurra, il quale ha giocato al sua pallacanestro senza cambiare faccia, attendendo il suo momento con straordinario (e involontario) senso del dramma, segnando canestri decisivi nei momenti più caldi supportando Jobey Thomas nella rimonta giuliana.

 

Quello su cui lavorare: fermare i play avversari prima dell’irreparabile

Due indizi fanno due prove: una partita di Coppa Italia contro Verona e il primo tempo contro Imola portano a pensare che un problema per l’Acegas di quest’anno sarà la marcatura sui play stranieri avversari, soprattutto quelli veloci e con punti nelle mani come Gay o Westbrook. Si, perché Ruzzier e Carra per caratteristiche non hanno gambe veloci in difesa tali da fermare nell’uno contro i pari ruolo, secondo perché a differenza della DNA, questi ultimi sono capaci di segnare anche sotto la pressione di un “aiuto” difensivo del lungo. Forse, ma sappiamo che non è soluzione molto gradita a coach Dalmasson, qualche brano di difesa a zona (magari adattata) potrebbe ovviare a tale deficienza.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

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