Trieste e le passioni sopite, figlie di un’epoca?
E’ oggettivamente un caso cittadino, globalizzato e capillare: i triestini si stanno uniformando alla passività locale, una Trieste che stenta a decollare politicamente, economicamente e come attrattiva turistica, il suo lento incedere è quello di un individuo che non ha niente da chiedere alla vita e che si lascia scivolare tutto addosso. Certo, sarebbe da ottusi non rendersi conto che tutto lo stivale risente del momento storico, e Trieste non fa eccezione, ma i segnali si fanno inquietanti quando vanno ad incidere su aspetti considerati capisaldi cittadini, uno fra tutti la pallacanestro.
Ma attenzione, trattasi di un fenomeno contraddittorio, infatti al fertile e vivace humus cestistico gravitante in ambito giovanile (purtroppo veicolato in due-tre macro aree societarie), minibasket in primis, fa da contro altare una tiepida risposta emotiva di fronte alla prima realtà locale in un campionato intrigante come la Legadue. Cosa sta succedendo? Le risposte sono insite in quello che dice la gente, tutti in fondo hanno ragione ma tutto ha un sapore di debole giustificazione. I network si sono scatenati nel sciorinare possibili risposte a questo curiosa empasse, sintetizzabili in:
– Una generazione che ha patito lo scotto di 8 anni di pallacanestro poco coinvolgente
– Una società che ha lavorato poco sulla comunicazione e sul rapporto con la propria gente
– Situazione economica attuale
– Operazione “simpatia” latente in seno alla società Pallacanestro Trieste 2004
– Progettualità “improvvisata”
Ribadisco, tutto quanto sopra esposto ha fondamento in minima parte, anche perchè tutto sembra prescindere da quello che si va a vivere, cioè uno SPETTACOLO SPORTIVO fra due canestri e con una palla a spicchi. Il basket è uno sport fantastico, che, come tale, merita di essere vissuto nei propri teatri e con protagonisti importanti. Quindi, se l’assunto è “pago per vedere uno spettacolo di pallacanestro gradevole”, l’attuale squadra di coach Dalmasson (e quella anche della scorsa stagione) merita di essere vista, ha giocatori di qualità come Thomas, Filloy, Brown, ha un attitudine e aggressività coinvolgente, vince; quindi tutti i discorsi su simpatie e antipatie, sulla comunicazione, ecc. vanno a perdersi dietro una scala gerarchica che predilige la fruizione del prodotto finale. Anche l’aspetto economico deve essere visto con il giusto equilibrio: i prezzi per gli abbonamenti sono in linea con quelli di categoria, alla poca flessibilità iniziale ora Mauro Sartori e company stanno settimanalmente adoperandosi per proporre soluzioni adeguate ad ogni portafoglio; tutto è ovviamente migliorabile (vedi un “qualcosa” che agevoli famiglie e giovani cestisti del pool e non), ma di certo la volontà c’è. Se poi andiamo a fare una valutazione meramente economica, allora è chiaro che ci si trovi il “tutto esaurito” ad ogni evento gratuito proposto in città con entusiasmo galoppante figlio dell’esborso, ma non parliamo di passione sportiva….
Più che “progettazione improvvisata” quello che la Pallacanestro Trieste 2004 ha fatto trasparire in questi quattro anni di nuovo corso è una “progettazione personalizzata”, cioè studiata a tavolino ad immagine e convenienza di pochi, pur considerando anche aspetti positivi; Non si può dire che non si sia ragionato, in fondo i giovani sono stati cresciuti dalle società minori e valorizzati sul serio dalla prima squadra, l’attenzione al bilancio è sempre stato un “must” che rende merito ai vertici, il livello di pallacanestro è stato innalzato con promozioni e scelte giuste. Quello che ancora latita è l’unità di intenti per il bene della prima società cittadina, una macchina organizzativa che sia scevra da interessi personali e da operazioni poco “spendibili” agli occhi di chi ci crede ancora nel basket.
Il primo punto invece è un dato “sociologico” interessante e forse il più condivisibile: c’è una generazione che ha vissuto un’ età adolescenziale importante negli ultimi dieci anni, quella delle passioni forti e dell’immedesimazione sportiva; purtroppo Trieste non ha potuto dare quegli input che fanno scattare la molla decisiva, per cui è stato molto più facile “aggrapparsi” all’NBA o alla playstation. Questo è tutto un macro-cosmo da recuperare.
Tornando a bomba, la mia idea è che senza passione un uomo è appassito e incolore e il tragico riscontro è che sembra si viva un’epoca di torpore in una città spenta. Se torna il “sacro fuoco”, in qualsiasi ambito, tutto quanto sopra descritto sarà da ascrivere a sfumature non degne di nota, e quando Trieste decide di darsi completamente alla causa, è la più “meridionale” delle città del nord come trasporto e coinvolgimento di massa. Si faccia ognuno un passo avanti, i detentori dei patrimoni cittadini cerchino nuove strade per sensibilizzare la gente, i fruitori ne facciano uno per scrollarsi di dosso un’apatia e pigrizia controproducente.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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