Parlare Franc…ese, o preferire la strada vecchia
Come spesso capita a Trieste le vicende sportive del campo ricoprono marginale importanza (ahimè) rispetto a quelle relative a vertici societari, detta in parole povere…la questione della pecunia! L’ultimo cda, che in teoria non aveva i crismi del cda (solo secondo il Presidente Rovelli), visto anche la non necessaria comunicazione ai media eccetto una informale esternazione a “Il Piccolo” di Trieste, ha lasciato trasparire soluzioni abbastanza distinte per il futuro del basket a Trieste.
La rivoluzione Franc…ese è la più classica delle posizioni moderne sportive: o si punta al massimo o non ha senso investire. Paolo Francia non ha di per sé monete sonanti da investire ma una fitta rete di conoscenze in tal senso, alcune conosciute altre viste con non troppa benevolenza, e tutta la macchina organizzativa sarebbe gestita da “dietro le quinte” con figura indigena a rappresentarla. Il ruolo di Francia, in passato con chiaro-scuri nella pallacanestro, viene visto, stando al sentore cittadino, come il classico salto nel vuoto, per cui si potrebbe prefigurare un futuro sfavillante (ma a termine, ne sono convinto), oppure le più classiche meteore che lasciano terra bruciata al passaggio. Non sta a noi giudicare, anche perché non abbiamo gli elementi, di certo la considerazione da fare è: cosa c’è in alternativa a Francia?
C’è la strada vecchia, quella del “poveri ma belli”, quella targata Acegas Aps che perderà a breve uno dei suoi esponenti cestistici più convinti, Massimo Paniccia; la sua uscita di scena vorrebbe essere silenziosa e indolore (magari gettandosi nella nuova esperienza di rivitalizzare il basket goriziano?), la sponsorizzazione della municipale garantita (unica cosa, perché non è stata ancora ratificata?), la territorialità e il cordone ombelicale con il Comune di Trieste una sorta di garanzia pro-futuro. La questione però della strada vecchia, che ribadisco conserva la bontà di un “regime” fiscale sempre sotto controllo (per quello che concerne la società di basket eh, non Acegas Aps), ha qualche logico “freno”: primo fra tutti è che la strada è lastricata di buone intenzioni ma non di fertili terreni economici, Acegas Aps copre una parte (circa un terzo del budget di Legadue), ha sin troppo supportato il basket locale ed è una delle pochissime realtà nazionali che lo fa da anni; il rubinetto che va a chiudersi presupporrebbe l’entrata di altre entità locali o regionali, quali? Tutti anni confermato il “niet” alla pallacanestro, come si può ovviare al problema?
Di Zamparini ce n’è uno solo ed è dedito al mondo del calcio (con tutti le variabili impazzite del personaggio), altri imprenditori sani di mente non avrebbero nessun vantaggio ad investire nel basket di Legadue, anzi no, nella “Silver” o “Gold”, un campionato nuovamente semi-professionistico; unico quindi intermediario utile è Paolo Francia, personaggio con interessi politico-editoriali in città (anche questi sono sussurri o spifferi perché nessuno apre bocca dall’altra estate ndr.), altrimenti è necessario per Claudio Boniciolli, Roberto Cosolini, Fulvio Degrassi e company predisporsi per trovare nuovi partner importanti da inserire al progetto basket; un lavoro, seppure con ordini di grandezza diversi, lo sta facendo Mauro Sartori, con abnegazione e costrutto, giornalmente a dedicarsi a pubbliche relazioni per attrarre risorse, senza limitarsi a spedire lettere a imprenditori locali o a bussare porte già chiuse a doppia mandata in anni passati.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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