Il giorno che verrà, classe ’99 da sballo all’ombra di San Giusto

C’è un sistema che funziona, e si vedono taglie forti all’orizzonte

Andrea Donda

Andrea Donda

Una fredda domenica mattina di Novembre, quale ottima occasione per godersi lo spettacolo al PalaAquilinia del big match classe ’99 fra Azzurra e Don Bosco, un concentrato di giocatori interessanti fra Nazionali, riserve azzurre e comunque la miglior gioventù locale a confronto; premetto che coerente con il mio credo, non riporto il risultato, in quanto superfluo per ragazzi di 14 anni. Oppure, formulo più esaustivamente il concetto: la vittoria, ma soprattutto la sconfitta, sia presa in considerazione di recepire gli aspetti da migliorare e come sprone a lavorare in palestra, altrimenti i numeri della partita rimangono un vuoto contenitore per la crescita del cestista.

La pallacanestro è gioco di squadra, quindi la prima nota lieta viene dal prodotto espresso dalle due formazioni: nella guida tecnica c’è competenza, si son viste diverse cose e non per forza sorrette dal monotematico utilizzo del pick’n roll, due generazioni a confronto fra il decano Marini e coach Perna per l’Azzurra, due identità di squadra credibili. Non si faccia di tutta l’erba un fascio, un grave problema nel macro movimento giovanile risiede nelle colpevoli responsabilità di chi guida la crescita dei ragazzi, spesso con superficialità e senza fondamenta, con le conseguenti controindicazioni in proiezione futura.

Focus sui singoli atleti, raggruppati in due categorie: quelli già “confezionati” per un basket da consumarsi in tempo reale, generalmente nello spot di play o guardia, purtroppo alla ricerca spasmodica di centimetri da acquistare a peso d’oro per il proprio futuro con la palla a spicchi. Parliamo soprattutto di Demarchi, talento offensivo purissimo e rilascio di palla degno di nota, un veterano nel corpo di un imberbe ragazzino, alle prese con due soli difetti di fabbrica (anche prevedibili): la difesa un po’ a corrente alternata e letture frettolose in certi frangenti, ma i bomber sono spesso così. Molto bene anche Dovier, giocatore più riflessivo e molto pulito nella pallacanestro espressa; trascinatore silenzioso (anche in difesa ndr.).  La seconda categoria è rappresentata dalle tagli più forti, ragazzini che prima di prendere la palla in mano devono far fronte ad un fisico in costante crescita, una maturazione tecnica che necessita di maggior tempo ma con dividendi a lungo termine notevoli; son quelli in pratica  su cui si può investire, anche per palcoscenici importanti. Su tutti Andrea Donda, 205 centimetri e arsenale offensivo già ampio: mano educata da fuori, preciso ai tiri liberi e tante soluzioni sul piede perno, con tutte e due le mani. Senso della posizione e cattiveria verranno, come anche i chili a supporto, per ora il lavoro fatto su di lui è lodevole e completo, scevro da forzature per esigenze di categoria. Molto bene Trivillin dei Salesiani, ottimo fisico e anche lui buona mano (un po’ meccanico nel gesto tecnico), forse il più strutturato per competere fuori dalle mura locali, soprattutto per quello che concerne la stazza; quello su cui bisogna lavorare è certamente la partenza faccia a canestro, ancora balbettante. Ultimo, per un mio personale interesse, Agostini, acerbo giocatore Azzurra affacciato alla pallacanestro da pochissimo ma con mezzi atletici importanti da elargire a questo sport.

Questo ultimo paragrafo risulti scritto con l’ “inchiostro simpatico” per gli atleti stessi e familiari, mentre penso che il concetto sia ben chiaro nella testa degli addetti ai lavori; questi ragazzi hanno intrapreso la lunga scalata verso un futuro, si spera radioso, specchiarsi alle prime tentazioni giovanili potrebbe essere il più deleterio freno alla carriera, lasciateli affamati….ne vedremo delle belle!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il novembre 25, 2013 su "Parola di Coach", HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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