A Freud serve uno psicanalista, al tifoso triestino….anche!

Sigmund-Freud-1935 (1)Ne siamo certi, se Sigmund Freud avesse ancora lo studio da neuro-psicoanalista, sarebbe con le mani fra i capelli (pochi) e una pratica, l’unica, da archiviare come irrisoluta: la pratica Pallacanestro Trieste 2004.

Entriamo impropriamente nei meandri di un tifoso di pallacanestro giuliano, colto da depressione sportiva esogena (secondaria a fatti accaduti); quali i motivi di cotanta situazione? Andiamo ad elencarli:

– PASSIVITA‘: la società non rilascia nessuna dichiarazione, si trincera dietro un fantomatico cda, sempre posticipato (ultima data prevista 25 Giugno) e privo di senso reale. Neanche la più paracula versione sportiva induce la società a spargere il verbo, magari giusto per farlo, per mantenere desta l’attenzione. L’argomento pallacanestro è da encefalogramma piatto, come ogni anno bisogna lasciar passare tutta la prima parte d’estate per veder muoversi qualcosa, quasi sempre riconducibile a mercato (di basso profilo e risicato) e campagna abbonamenti. Noia.

– PERDITA DI TESTIMONIAL: con Michele Ruzzier verso Venezia se ne va un vanto societario: ragazzo cresciuto a Trieste, lanciato in prima squadra e sgrezzato  in seconda serie nazionale, venduto da salvatore della patria dopo la strepitosa partita contro Forlì. Esce di scena quindi un testimonial riconoscibile, dalle nuove generazioni in cerca di gloria e dagli appassionati più datati, che hanno rivisto un “figlio” trascinare la propria città alla salvezza. Solitudine.

– CASSE ASFITTICHE: senza progettazione non c’è futuro, e senza una proiezione futura il presente diventa malinconico. Che il periodo non concedesse illusioni era palese, che la società non avesse fatto una pianificazione economica a tappeto, era altrettanto certo; rimane quindi la solita constatazione di inizio estate con calcoli sui “pagherò” o sulle promesse fatte da mini-sponsor. Onestamente si ha l’impressione che la pallacanestro in città sia un debito morale verso i tifosi e una passione radicata, più che una risorsa sportiva da coltivare. Povertà.

– LOTTE INTESTINE: continua senza alzare i toni mediatici, ma lavorando sotto pelle, la frammentazione dei vivai a Trieste. Due macro realtà si affrontano a colpi… sottintesi, a operazioni di “marcato” e progetti diversi, creando due binari paralleli (mai coincidenti!): la prima, regionalizzata, tendente ad allargare il bacino, professionalizzata ma meno localizzata. La seconda, coerente con un percorso che parte da lontano, verso la valorizzazione dei prodotti indigeni. Conflitti.

– TEMPO E SITUAZIONI SPRECATE: stanno tornando. Treviso e Udine scaldano i motori per un rientro nella pallacanestro che conta, i tempi sono maturi. E Trieste come sempre vivrà di fatalismo, tornando educatamente in terza fila, silenziosa e povera, imprecando sul fato che non ha reso giustizia alla storia cestistica. Eh no ragazzi, c’era tutto il tempo di sfruttare il vuoto amplificato regionale (e nel Triveneto, a parte Verona) e di spingere sull’acceleratore mediatico per garantirsi visibilità; non è stato fatto, si è seminato poco e a livello locale. Sconfitta.

Con tutte queste mazzate, come pensano i reggenti di quel magnifico prodotto che sarebbe la Pallacanestro Trieste 2004 di avere un riscontro degno di questo nome? Come possono pensare che la gente faccia la fila per sottoscrivere un abbonamento a queste condizioni? Si sono chiesti perchè Sassari in pochi giorni ha bruciato, a metà Giugno, 4000 tessere?

No, non se lo sono chiesti perchè è Giugno, perchè il sole bacia i belli sulle scogliere di Barcola e perchè tanto ci sarà sempre qualcuno a cui demandare le colpe. Poi ripartiremo con la colonna sonora consueta…. “Trieste non supporta la pallacanestro…”, “non abbiamo avuto le risposte che ci aspettavamo…”, e via discorrendo fino alle prime amichevoli della stagione.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il giugno 20, 2014 su "Passi in partenza", HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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