Da Basketnet.it: Succeda quel che succeda, io l’estasi l’ho raggiunta

sigaretta

http://basketnet.it/it/succeda-quel-che-succeda-domenica-io-l-estasi-l-ho-raggiunta-di-raffaele-baldini/263618

Non fumo, ma se lo facessi, sarei disteso sul divano soddisfatto con una sigaretta accesa dopo una intensa estasi passionale; Serbia e Francia hanno regalato un brano cesistico di straordinaria intensita’ e bellezza, uno spartito musicale che e’ una sinfonia, con orchestre degne esecutrici.

Ci sono tutti gli ingredienti della pallacanestro europea nella serata di ieri, appena appena “bagnata” da due gocce di Chanel NBA. Innanzitutto c’e’ un risarcimento morale: quello a Milos Teodosic, spesso etichettato come il perdente d’Eurolega, e oggi autentico trascinatore della propria nazionale serba. C’e’ il risarcimento a tutto un paese, che per decenni ha governato con singoli esponenti il panorama europeo, ma non ha mai trovato reale compimento in una forma corale (per chi conosce l’indole, non c’e’ da stupirsi), eccetto l’Europeo del 2009. Lo ha fatto proprio grazie all’incarnazione di uno spirito indigeno, di un timoniere a spigoli con una personalita’ dirompente come Sasha Djordjevic.

Non piu’ la Serbia delle guardie “teste matte” e dei “cristoni” in area pitturata, non piu’ le fiammate improvvise e i rendimenti umorali, il nuovo corso e’ fatto anche di tattica spinta come i falli sistematici nel finale, o il gioco ragionato quando serve, senza perdere l’istinto di uomini estrosi come Bogdanovic o Bjelica. Ah si, non si trascuri il fatto che ogni obiettivo nobile e’ figlio di scelte coraggiose: nel pre-mondiale Djordjevic ha preso a sberle a Trieste Raduljica (in senso paterno), ha cacciato Micov, insomma ha fatto capire chi comanda. Non trascurabile.

E la Francia? Orfana di Tony Parker la nazionale transalpina non era inserita in nessun lotto delle pretendenti al titolo, pur annoverando nelle proprie fila gente come Diaw, Batum e Fournier; forse perche’ il luogo comune voleva i presuntuosetti con il naso all’insu’ prendersi una vacanza dopo l’exploit europeo. Non e’ piu’ cosi, Parker aveva indicato la via, coach Vincent Collet ne aveva sposato le virtu’ guadagnandosi i gradi di generale, tutti gli altri hanno seguito diligentemente a ruota; i blues hanno orgogliosamente battagliato cercando una rimonta possibile, non abbastanza per sconfiggere una nazionale che trasuda fiducia dai pori.

Adesso probabilmente si chiudono i sogni bagnati degli amanti del pathos sportivo, Team USA ha qualche marcia in piu’ di tutte le nazionali e ha capito come non entrare nella spirale dell’implosione tecnica; ma se c’e’ un gruppo che potrebbe risultare indigesto per tattica e personalita’, e’ proprio la Serbia di coach Djordjevic. Nessun serbo sulla faccia della terra abbassera’ solo un secondo la testa di fronte a cotanta nobilta’ della palla a spicchi, nessun serbo inditreggera’ di un centimetro di fronte a Manimal Faried. Io intanto vi lascio tutte le partite degli americani, anche la finale, ho gia’ raggiunto l’estasi nella serata di venerdi.

Buona visione.

Raffaele Baldini

Pubblicato il settembre 13, 2014 su HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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